08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

Cronaca News

A Taranto è già cominciata la campagna elettorale

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Il Palazzo di Città di Taranto

Tutto si è consumato a tarda sera, quasi nella notte tra il 15 e il 16 novembre. Diciassette dimissioni contestuali per determinare lo scioglimento del consiglio comunale. Dovevano essere diciotto le firme, come tradisce il frontespizio dell’atto protocollato al Servizio Gabinetto del Comune. La diciottesima firma è mancata. Ma diciassette, cioè la maggioranza dei consiglieri comunali, è comunque numero sufficiente per mandare a casa l’amministrazione in carica. La procedura ora prevede che il segretario generale del Comune invii gli atti al prefetto, il quale attiverà le procedure per lo scioglimento del consiglio e la nomina di un commissario che reggerà l’amministrazione fino a nuove elezioni, quelle già in calendario nella prossima primavera.

Fino all’insediamento del commissario, sindaco, assessori e consiglieri resteranno in carica per l’ordinaria amministrazione. Dunque, le diciassette firme. Quasi ovvie quelle dell’opposizione, ma determinanti sono state quelle dei consiglieri della stessa maggioranza che fino a ieri sosteneva il sindaco Rinaldo Melucci. Perché questo scioglimento anticipato del consiglio comunale nasce proprio all’interno della maggioranza. Le avvisaglie non erano mancate. I centristi federati che fanno capo a Massimiliano Stellato, Walter Musillo e Piero Bitetti non avevano mancato di manifestare malumori soprattutto negli ultimi mesi. Melucci aveva anche ridisegnato la giunta per provare a raggiungere un equilibrio sufficiente per navigare con più tranquillità fino a nuove elezioni.

C’era voluta finanche la presenza di Michele Emiliano al suo fianco per sedare gli animi e scongiurare la possibilità di candidature alternative, almeno nell’alveo del centrosinistra. Proprio nella conferenza di presentazione della nuova giunta al Salone degli Specchi di Palazzo di Città, esattamente un mese fa, Melucci ed Emiliano avevano comunque ammesso le difficoltà e che si sarebbe tentato di trovare il modo per lasciar evaporare le tensioni. Evidentemente l’agognato equilibrio non è stato raggiunto. Proprio all’indomani del rimpasto, erano cominciati gli incontri allargati dell’area federata di Stellato, Musillo, Bitetti con diverse anime di centrodestra e centrosinistra. Un tavolo sul quale era rimbalzata l’ipotesi di candidatura a sindaco di Taranto del presidente della Provincia, nonché sindaco di Castellaneta, Giovanni Gugliotti.

E a proposito di Provincia, non sfugge la tempistica delle contestuali dimissioni dei 17: a dicembre, infatti, si svolgeranno le elezioni di secondo livello per il nuovo consiglio provinciale. Una partita che ora vede tagliati fuori tutti i consiglieri comunali di Taranto, nel frattempo decaduti. Aver accelerato i tempi (aleggiava l’ipotesi di determinare lo scioglimento anticipato a ridosso delle elezioni comunali) può essere stato un modo per depotenziare ulteriormente Melucci, il quale con la sua maggioranza avrebbe potuto giocare un ruolo decisivo anche nel consiglio provinciale? È uno dei tanti interrogativi che aleggiano in queste ore. Così come non sfugge che da questa composita aggregazione si sia sfilato Bitetti. Era probabilmente sua la diciottesima, attesa e non arrivata, firma. Una presa di distanza che, a quanto pare, Bitetti avrebbe esplicitato già nell’ultima riunione del tavolo centrista allargato. Un altro aspetto controverso è quello sul ruolo di Massimiliano Stellato, che è anche consigliere regionale di maggioranza, cioè della maggioranza di Emiliano. Così come altri consiglieri tra i diciassette oggi vengono accreditati di avvicinamento politico al presidente della Regione. C’è anche da chiedersi se le profonde divisioni interne al Pd non abbiano finito per contribuire a produrre l’indebolimento complessivo del centrosinistra fino a favorire indirettamente questo epilogo. Ma ora, come si muoverà l’aggregazione che ha determinato la caduta dell’amministrazione Melucci? Le dimissioni dei diciassette non sono state accompagnate da un documento unitario per motivare politicamente un atto così estremo.

Troppo variegata, evidentemente, la composizione di questa alleanza e probabilmente troppo diverse le motivazioni che hanno spinto i singoli consiglieri a lasciare l’incarico a sei mesi dalla scadenza naturale del mandato. Difficile, quindi, che questa possa essere la base per costruire uno schieramento omogeneo. L’unico documento politico è arrivato dall’area Stellato-Musillo che annuncia (lo leggiamo qui sotto, ndr) l’iniziativa per costruire un «programma partecipato». Sullo sfondo di queste vicende restano i grandi interessi che si muovono sulla testa di Taranto: da quelli che girano intorno alla vertenza Ilva ai fondi del Pnrr. E fino all’insediamento della prossima amministrazione, la città su tutti questi fronti sarà rappresentata da un commissario. Soltanto nei prossimi mesi comprenderemo se ci sono state regìe che hanno manovrato dietro le quinte. Nomi e suggestioni circolano in abbondanza e non da oggi. Ora si gioca la partita delle candidature a sindaco. Melucci, dal canto suo, ha già annunciato che sarà in campo. La campagna elettorale è già cominciata.

Enzo Ferrari
Direttore responsabile

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