27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

Cronaca News

Melucci accusa: «Ecco chi ricattava l’amministrazione»

foto di Rinaldo Melucci
Rinaldo Melucci

«La caduta del Consiglio comunale non è un fulmine a ciel sereno, sono mesi e addirittura anni che un manipolo di persone ricatta l’amministrazione e frena lo sviluppo della città, percependo nel contempo lauti stipendi in qualità di assessori, presidenti di partecipate o altro». Il sindaco Rinaldo Melucci ha affidato a tre comunicati stampa, giunti in redazione a distanza di qualche ora l’uno dall’altro, il suo personale commento circa l’atto di sfiducia subito da 17 consiglieri che hanno firmato per lo scioglimento della massima assise cittadina.

«La trasformazione di Taranto va avanti, non saranno biechi interessi personali di pochi che ci fermeranno, da oggi inizia ufficialmente la nostra campagna elettorale e siamo certi di poter donare alla città altri cinque anni di buon governo – ha dichiarato Melucci – Quello che è avvenuto oggi tutta la città e tutto il Paese lo hanno visto e compreso bene. Qui non c’entra la politica, qui non si tratta di trovare un equilibrio nella compagine amministrativa, queste persone avevano tutto, assessori, presenze nelle società partecipate, incarichi di sottogoverno, tutta la disponibilità del sindaco, persino quella del governatore e della coalizione di centrosinistra. Queste persone semplicemente non condividono il metodo trasparente e orientato ai bisogni della comunità che abbiamo introdotto, evidentemente non condividono nemmeno il nostro approccio nei confronti di chi avvelena questo territorio. Le dimissioni – ha evidenziato – sono un atto ostile prima di tutto nei confronti della città e delle sue istituzioni democraticamente elette. Taranto non meritava un costoso commissariamento, neppure nei pochi mesi che ci separano dal voto, la politica non può essere così lontana dai bisogni e dalla volontà dei cittadini. Per questo, siamo certi che i cittadini scolpiranno nella loro memoria i nomi di quelle persone che stanno mettendo a repentaglio ancora una volta il futuro di Taranto.

Noi abbiamo regalato a questa bellissima città un sogno e lo stavamo realizzando. Questo loro rancore non la spunterà. Ora vigileremo perché tutti i cantieri, le iniziative e i progressi che abbiamo messo in programmazione per i prossimi mesi non subiscano una battuta di arresto troppo forte. Anche se quasi certamente si fermerà l’agenda dei Giochi del Mediterraneo, di SailGP 2022, della Biennale del Mediterraneo, soprattutto dei fondi per la Transizione Giusta UE. E certamente non si potrà lavorare sugli equilibri di bilancio e i ristori Covid, a danno di cittadini e imprese, che prevedibilmente si vedranno scadere i servizi ed aumentare la tassazione. Quei 17 consiglieri ne saranno gli indiscussi responsabili. E torneremo a sottoporci al giudizio dei cittadini. Oggi la strada è solo più in salita, forse, ma riteniamo che la città sia con noi, tutto sommato ci siamo liberati di inqualificabili zavorre. Abbiamo promesso agli elettori la trasformazione di Taranto e intendiamo proseguire con questo programma ambizioso. Da questo momento lavoriamo per garantire ai cittadini altri cinque anni di buona amministrazione». Quindi le accuse nei confronti di alcuni assessori e consiglieri.

«La caduta del Consiglio comunale non è un fulmine a ciel sereno, sono mesi e addirittura anni che un manipolo di persone ricatta l’amministrazione e frena lo sviluppo della città, percependo nel contempo lauti stipendi in qualità di assessori, presidenti di partecipate o altro.Quella sfiducia è un atto contro tutto quello che è avvenuto di positivo in questo mandato, contro l’operato di tutta la giunta comunale. Perciò, oggi, almeno per dignità, l’assessore Deborah Cinquepalmi, cugina di Walter Musillo, responsabile del gruppo Idea Indipendente, l’assessore Simona Suma e il presidente Francesco D’Errico, entrambi in quota ai consiglieri comunali Carmen Casula e Massimiliano Stellato, del gruppo di Puglia Popolare, già in maggioranza con il centrosinistra nel consiglio regionale, l’assessore Gabriella Ficocelli e il componente del cda Claudio Stola, entrambi in quota ai consiglieri comunali Salvatore Brisci e Salvatore Ranieri, che per ultimi hanno tradito la maggioranza di Palazzo di Città – conclude Melucci – dovrebbero semplicemente dimettersi, senza ricavare altri vantaggi ai danni della comunità da qui alle elezioni amministrative».

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