27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Una nuova convivenza stabile non esclude in automatico il diritto all’assegno divorzile

foto Giustizia e famiglia
Giustizia e famiglia

Nella nostra rubrica di questa settimana torniamo ad occuparci di diritto di famiglia ed in particolare di assegno di divorzio. A seguito della recentissima sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite del 5 novembre 2021, il quadro di riferimento della materia appare oggi sensibilmente cambiato. Si aprono, infatti, nuovi scenari anche per i beneficiari di una assegno divorzile che abbiano instaurato una nuova convivenza stabile. Prima di entrare nel merito delle decisione della Suprema Corte è necessario partire dal dato normativo.

Il legislatore prevede, infatti, la sola ipotesi nella quale l’ex coniuge contragga nuove nozze, stabilendo che, in tale fattispecie, si verifichi la cessazione automatica del diritto a percepire l’assegno di divorzio. È, quindi, evidente che nessun riferimento normativo viene effettuato al caso nel quale il beneficiario dell’assegno instauri una convivenza stabile. Al riguardo, le interpretazione fornite dalla giurisprudenza sono state molteplici. La più recente prevede, o meglio prevedeva prima della pronunzia della Suprema Corte, che la cessazione del diritto al percepimento dell’assegno di mantenimento si verifica automaticamente nel caso di convivenza stabile.

A fondamento di tale orientamento giurisprudenziale ritroviamo il principio di autoresponsabilità dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno. Quest’ultimo, infatti, nel momento nel quale decide di iniziare una nuova convivenza si assume il rischio del venire meno di tutti gli effetti connessi direttamente o indirettamente al precedente matrimonio. Questa impostazione interpretativa non è stata condivisa, però, dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, le quali con la recente sentenza del 5 novembre 2021, come si è detto, hanno sensibilmente modificato il quadro giuridico di riferimento. Nella pronunzia in esame la Corte di Cassazione ha ricordato che l’assegno divorzile ha una funzione composita: 1) – assistenziale: esso costituisce un sostegno economico successivo alla cessazione della convivenza matirmoniale; 2) – perequativo-compensativa: l’assegno ha una funzione equilibratrice volta al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge. Con riferimento alla funzione perequativo-compensativa basti pensare, ad esempio, alle ipotesi nelle quali uno dei due ex coniugi abbia sacrificato la propria vita professionale nell’interesse della famiglia o per permettere all’altro ex coniuge di poter fare carriera.

La Corte di Cassazione, quindi, distingue queste due componenti dell’assegno divorzile per giungere ad affermare che: nel caso di convivenza stabile viene meno in modo automatico la funzione assistenziale dell’assegno, in quanto il nuovo legame, dal punto di vista della tutela assistenziale si andrebbe a sostituire al precedente ma, con riferimento alla funzione compensativa, non si verifica la caducazione automatica dell’assegno. Ovviamente, l’assegno sarà suscettibile di revisione e quantificazione ed il beneficiario che abbia intrapreso una convivenza stabile, per non perdere il diritto a percepire lo stesso nella sua componente compensativa dovrà fornire la prova del contributo offerto alla comunione familiare, alla rinunzia alle occasioni lavorative ed all’apporto fornito alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge.

Avv. Emilio Graziuso
Avvocato Cassazionista e Dottore di Ricerca

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