Dopo l’addio di Lopalco adesso Emiliano si tiene la delega alla Sanità | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

Cronaca News

Dopo l’addio di Lopalco adesso Emiliano si tiene la delega alla Sanità

foto di Michele Emiliano e Pier Luigi Lopalco
Michele Emiliano e Pier Luigi Lopalco

Anche in Puglia il Covid pare rialzare la testa. Nelle ultime 24 ore infatti sul territorio regionale sono stati effettuati 22.116 test per l’infezione da Coronavirus e sono stati registrati 379 casi positivi: 120 in provincia di Bari, 37 nella provincia Bat, 18 in provincia di Brindisi, 44 in provincia di Foggia, 59 provincia di Lecce, 89 in provincia di Taranto, 3 casi di residenti fuori regione, 9 casi di provincia in definizione. Sono stati registrati 2 decessi. I casi attualmente positivi sono 3.784; 160 sono le persone ricoverate in area non critica, 20 sono in terapia intensiva. Dall’inizio dell’emergenza sono stati effettuati 4.516.092 test; 276.488 sono i casi positivi; 265.837 sono i pazienti guariti; 6.867 sono le persone decedute. I casi positivi sono così suddivisi: 100.546 nella provincia di Bari; 28.619 nella provincia Bat; 21.948 nella provincia di Brindisi; 48.855 nella provincia di Foggia; 32.556 nella provincia di Lecce; 42.376 nella provincia di Taranto; 1.023 attribuiti a residenti fuori regione; 565 di provincia in definizione. Intanto, il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano ha accettato le dimissioni di Pier Luigi Lopalco trattenendo per sé la delega alla Sanità, ed ha presieduto una riunione con i dirigenti del Dipartimento Salute per dare impulso alla campagna vaccinale sulla terza dose e a tutte le altre attività.

Da parte sua, Lopalco su fb ga dichiarato di voler restare, comunque, in politica: “Ritengo di aver esaurito il mio impegno nella funzione di assessore. E’ un addio alla politica? Certamente no. Rinuncio ad una carica e solo dopo profonda riflessione. Ho iniziato il mio impegno attivo nel mondo della politica con una forte convinzione: per far rinascere il Paese è fondamentale che questo spazio sia occupato da competenze e talenti. Continuerò pertanto a dar voce, sempre in maniera critica e sotto l’egida della scienza, alle migliaia di concittadini che mi hanno votato nel Consiglio Regionale pugliese”. A livello nazionale sono 10.172 i positivi ai test Covid individuati mercoledì secondo i dati del ministero della Salute; martedì erano stati 7.698. Sono invece 72 le vittime in un giorno; martedì erano state 74. L’ultima volta che è stata superata la soglia dei 10.000 casi in Italia era l’8 maggio, quando sono stati registrati 10.176 casi e le vittime erano state 224 (ieri, ricordiamo, 72). Sono 127.085 gli attualmente positivi al Covid in Italia, secondo i dati del ministero della Salute, 3.689 in più nelle ultime 24 ore. Dall’inizio della pandemia i casi totali sono 4.883.242, i morti 132.965. I dimessi e i guariti sono invece 4.623.192, con un incremento di 6.406 rispetto a martedì. Sono 537.765 i tamponi molecolari e antigenici per il coronavirus effettuati nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute: martedì erano stati 684.710. Il tasso di positività è all’1,9%, in aumento rispetto all’1,1% registrato nelle 24 ore precedenti. Sono invece 486 i pazienti in terapia intensiva in Italia. Gli ingressi giornalieri sono 39. I ricoverati con sintomi nei reparti ordinari sono 4.060, ovvero 90 in più rispetto alle 24 ore precedenti.

A livello nazionale sono stabili e lontane dalla soglia di allerta le percentuali dei posti in terapia intensiva e nei reparti ospedalieri occupati da pazienti Covid, pari rispettivamente al 5% e 7% di quelli disponibili. Mentre è il Friuli Venezia Giulia la regione italiana con le strutture sanitarie più appesantite dall’impatto del Sars-Cov-2, con un aumento che porta al 14% le terapie intensive occupate da pazienti Covid (ovvero oltre la soglia d’allerta del 10%), e al 13% l’occupazione dei posti in reparto. Emerge dal monitoraggio quotidiano dell’Agenas. I contagi da Covid-19 in Italia aumentano e secondo il ministro della Salute Roberto Speranza “siamo ancora dentro a una sfida non risolta”. Intervenendo al corso del convegno ‘Riflessioni sulla pandemia da Sars Cov2- il contributo del comparto Difesa e sicurezza sulla mitigazione e nel contrasto’, organizzato dal Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici Chirurghi e odontoiatri), in collaborazione con il comparto Difesa e Sicurezza, Speranza ha sottolineato che “dobbiamo leggere questi mesi: la mia opinione personale è che il nostro paese abbia retto e abbia tenuto, le istituzioni Repubblicane hanno saputo gestire una pandemia che ha messo tutti a dura prova”.

“Oggi nel vaccino abbiamo trovato l’arma fondamentale, eppure la memoria spesso è breve. A me piace ricordare che la prima iniezione l’abbiamo fatta meno di 11 mesi fa, il 27 dicembre 2020, ma sembra passato chissà quanto tempo. Ad oggi in Italia sono state somministrate 92,5 mln di dosi di vaccino. Non sarebbe stato possibile se non ci fosse stato un grande Paese, e grazie agli operatori sanitari e alle istituzioni a tutti i livelli”, ha ricordato Speranza. “Il ssn – ha aggiunto – è la pietra più preziosa che abbiamo e per troppi anni è stata considerata una voce di bilancio e se c’era da tagliare si tagliava. Il servizio sanitario nazionale merita investimenti e risorse. Come istituzioni dobbiamo prenderci cura di chi si prende cura di noi e credo che con le risorse del Pnrr possiamo invertire la tendenza. Il Servizio sanitario nazionale e la sua forza sono la premessa per la ripresa dell’Italia”. Da parte loro, i medici dei pronto soccorso italiani sono stati in sit-in a Roma contro l’”impoverimento” del Servizio sanitario nazionale, che sta “perdendo uno dei suoi pilastri fondamentali: le strutture che garantiscono il soccorso e le cure in emergenza e urgenza”. E’ l’allarme lanciato dalla Simeu, la Società italiana di medicina d’emergenzaurgenza. In Italia nel 2019 “si sono contati un totale di 24 milioni di accessi in pronto soccorso, orientativamente un’emergenza ogni 90 secondi. Oggi non solo non diminuiscono, ma aumentano. Nel 2021 le performance peggiorano perché le capacità di risposta si sono ridotte”, ha ricordato società scientifica.

“Oggi mancano all’appello 4.000 medici che rappresentano circa il 30% della struttura organica necessaria per far funzionare adeguatamente i pronto Soccorso e questo non è solo un numero che impressiona per la sua grandezza”, avverte la Simeu. “Non sappiamo come potremo affrontare l’inverno – evidenzia Andrea Fabbri, responsabile del Centro studi e ricerche Simeu – Solo negli ultimi due anni, dall’inizio della pandemia, abbiamo subito una perdita netta complessiva di circa 2.000 medici. In realtà il depauperamento degli organici di pronto soccorso viaggia – secondo la rilevazione che abbiamo terminato proprio in questi giorni – a un ritmo ancora più veloce: circa 2000 medici solo nell’ultimo anno. Questi numeri ci indicano che ogni due professionisti che abbandonano troviamo una sostituzione solo per uno di essi. Viviamo ormai in un perenne stato di allerta e ogni giorno è peggiore di quello precedente”.

La Simeu ha lanciato l’allarme sulle gravi difficoltà delle strutture che garantiscono il soccorso e le cure in emergenza e urgenza. A scendere in piazza oggi a Roma in piazza Santi Apostoli sono stati i medici e infermieri, “accomunati da competenze e passione, vogliono sensibilizzare cittadini e decisori sulla drammatica crisi che incombe sulla nostra attività – ha afferma il presidente nazionale Simeu, Salvatore Manca – il nostro messaggio è drammaticamente banale: senza un’emergenza urgenza efficace, senza un servizio di pronto soccorso strutturato e all’altezza delle reali necessità, non può esistere un efficiente Servizio sanitario nazionale. Parliamo a ragion veduta, perché nonostante le carenze continuiamo a mantenere in funzione i servizi. Ma siamo arrivati in fondo”. “Il profondo disagio vissuto dai professionisti di Emergenza Urgenza coincide con le inaccettabili condizioni in cui versano i pazienti in molti pronto soccorso. Medici, infermieri e pazienti pagano il prezzo delle medesime carenze, tra attese infinite per un posto letto, strutture inadeguate e le difficoltà legate a personale numericamente insufficiente – ha spiegato Fabio De Iaco, responsabile dell’Accademia dei direttori Simeu – Medici e infermieri dell’emergenza urgenza vengono trattati con ‘indifferenza’ da troppo tempo, nonostante il tremendo carico psico-fisico che sostengono, per un impegno professionale che non trova paragoni nell’ambito del Ssn. Vorremmo essere percepiti per quel che siamo: dai professionisti come colleghi, dalle istituzioni come interlocutori tecnici, dai cittadini come difensori dei diritti dei pazienti”.

1 Commento
  1. Giovanni Cazzato 3 settimane ago
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    Scontato che il presidente tutto fare si prendesse la delega alla sanità. Non vedeva l’ora! probabilmente.

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