Ecco cosa è mancato a Melucci | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 09:53:00

foto di Melucci
Rinaldo Melucci

“La politica è sangue e merda” ammoniva brutalmente un antico saggio come Rino Formica. Lo starà imparando a sue spese in queste ore Rinaldo Melucci. Forse lo impareranno anche i suoi più stretti sostenitori che, appresa la notizia dello sgambetto al sindaco, hanno cominciato a bombardare i social di post in larga parte denigratori nei confronti dei diciassette autori del “misfatto”. Reazioni per lo più impulsive, dettate dal comprensibile nervosismo del momento più che da una sincera riflessione su quanto accaduto. In verità una onesta meditazione andrebbe fatta, se non altro a beneficio di quanti vorranno proseguire il proprio percorso politico. Lo scioglimento del consiglio comunale è l’epilogo di un disagio che arriva da lontano.

Lo stesso Melucci, con grande onestà intellettuale, ha ammesso che non si è trattato di un fulmine a ciel sereno. La sua amministrazione era partita col sostegno di una maggioranza piuttosto ampia, a fronte di una opposizione raccogliticcia e nemmeno coesa. Strada facendo il sindaco ha via via perso pezzi fino all’epilogo dell’altro giorno. Sintomo, evidentemente, di una certa difficoltà nel tessere rapporti politici sempre vissuti sul filo di un equilibrio piuttosto precario. I ripetuti aggiustamenti nella giunta, non sempre accompagnati da valide ragioni amministrative, sono lì a dimostrarlo. L’ultima operazione, tenuta a battesimo con l’apparente benedizione di Michele Emiliano, vale a dire il disperato tentativo di salvare una barca che già era a rischio naufragio, alla fin fine si è rivelata un pastrocchio controproducente. Imbarcare figure provenienti da tutt’altra storia e appartenenza politica, sacrificare assessori fidatissimi, promuovere competenze poco riconoscibili per provare ad allargare il confine delle proprie forze e accontentare la parte più irrequieta della maggioranza, si è rivelato un flop: non è stata una prova di alto profilo politico e non è servita nemmeno a placare gli animi degli irrequieti.

Ora, un conto è criticare l’opportunità di determinare lo scioglimento del consiglio comunale in questa fase storica e delicata per il futuro della città e addebitare a sentimenti non proprio nobili le motivazioni di chi ha firmato per lo scioglimento; altra cosa è invece capire perché nel corso degli anni non si è riusciti a dare stabilità politica all’amministrazione. Tutta colpa di Melucci? No, affatto. Se da una parte e in parte Melucci paga anche lo scotto della sua inesperienza politica – lui che proviene dal mondo imprenditoriale le cui logiche sono ben diverse da quelle della politica – dall’altro proprio questo aspetto avrebbe dovuto suggerire di costruire intorno a lui una coalizione forte e politicamente strutturata. Diciamola tutta: a Melucci è mancata l’autorevolezza di un partito di riferimento, che avrebbe dovuto sostenerlo, aiutarlo nei momenti di difficoltà, suggerire cambiamenti di rotta laddove necessario, smussare certe spigolosità, supportarlo in una azione di cucitura politica che in realtà non c’è mai stata. La frammentazione del Pd locale non solo non lo ha aiutato ma gli ha pure complicato la vita. Nel vuoto dei punti di riferimento, è stato forse più facile commettere errori politici ed è stato più facile che si insinuassero personalismi, livori, interessi forse non sempre limpidi, logiche di piccola bottega. Con un partito forte e autorevole alle spalle forse oggi non staremmo a parlare dello scioglimento del consiglio comunale. Melucci ha già annunciato, legittimamente, di volersi riproporre come candidato sindaco. La massima di Formica può tornargli utile.

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche