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09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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Fotovoltaico, dissequestrati gli impianti

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Fotovoltaico, dissequestrati gli impianti

Sono stati dissequestrati gli impianti fotovoltaici finiti sotto chiave a Ginosa. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Taranto che ha accolto la richiesta dei difensori delle società titolari degli impianti. L’istanza di dissequestro è stata avanzata dallo studio legale Bana che ha chiesto l’annullamento del sequestro preventivo degli impianti fotovoltaici (del controvalore economico delle tariffe incentivanti percepite dalle società titolari degli impianti stimato in 56 milioni di euro), di altri immobili e conti correnti di alcune società destinatarie di un provvedimento cautelare emesso dalla Procura della Repubblica di Taranto.

L’istanza, avanzata lo scorso 11 novembre da un team composto dagli avvocati Antonio Bana, Martina Scalia e Sara Tarantini, unitamente alla collega del foro di Taranto Edvige Mattesi, è stata accolta dai giudici in sede di riesame. La vicenda giudiziaria ruota, secondo l’ipotesi accusatoria, intorno ad una presunta truffa finalizzata ad ottenere fondi pubblici per le energie rinnovabili, quantificati dagli inquirenti in 15 milioni di euro, per la realizzazione di quattro impianti fotovoltaici. Sotto inchiesta sono finiti complessivamente in venti, di cui 12 persone fisiche (amministratori e rappresentanti legale imprese) e 8 società con sedi a Milano, Bergamo, Bolzano e Lecco. Le contestazioni dei magistrati della Procura di Taranto sono di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni di risorse pubbliche e falso ideologico. Stando alla ricostruzione dell’accusa, per ottenere fondi pubblici, gli impianti sarebbero stati frazionati in undici parchi di potenza di poco inferiore a un Mv, come previsto dalla legge.

Sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori della Guardia di Finanza è finita anche la documentazione presentata al Comune di Ginosa. «Il sequestro degli impianti e dei terreni – spiega l’avvocato Bana – è stato disposto dal gip in assenza di domanda cautelare specifica da parte del pm, travalicando così – è l’opinione del legale – il perimetro dei propri poteri di cognizione». «Il provvedimento, poi, non solo non può essere attuato in maniera preventiva così come prospettato – continua l’avvocato Bana – ma difetta anche dei requisiti del fumus delicti e del periculum in mora. La decisione rappresenta una chiara indicazione sulla serietà dei progetti imprenditoriali dei nostri assistiti».

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