08 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 07 Dicembre 2021 alle 22:57:00

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Al via il lungo natale tarantino

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Al via il lungo natale tarantino

Antonio Fornaro, ideatore e curatore di questa rubrica settimanale, questa settimana incentra l’approfondimento su Santa Cecilia, un vero overture del Natale tarantino, sulla prima pettolata, sulla prima esecuzione delle pastorali e sul lungo cammino del Natale tarantino. Questo, infatti, inizia il 22 novembre e si conclude il 2 febbraio, festa della Candelora, quando viene disfattto il presepe e si friggono per l’ultima volta le pettole, per un totale di ben 73 giorni, senza contare che il verace tarantino mangia l’ultimo sannacchiudere il 10 maggio, festa di San Cataldo. Così si arriva a ben 74 giorni all’insegna delle festività natalizie tarantine che risultano essere le più lunghe, non solo dell’Italia, ma dell’intera Europa. Questi i Santi della settimana: Cecilia, Clemente, Fermina, Caterina d’Alessandria, Virgilio, Giacomo, Flora, Leonardo da Porto Maurizio, patrono di Imperia. Per quanto riguarda Santa Cecilia ricorderemo che è patrona della musica e dei musicanti e, anche se sposata, morì da martire mantenendo la verginità. San Clemente fu il terzo Papa e affermò la supremazia della Chiesa di Roma.

L’Imperatore Nerva lo fece gettare in mare con un’ancora ma sulla sua salma emerse un tempio di marmo mentre le acque si ritiravano di 3 miglia. È patrono dei bambini, dei cappellai, dei barcaioli, dei battellieri, dei gondolieri, dei marinai, dei marmisti e degli scalpellini. Santa Caterina di Alessandria rifiutò l’amore di Massenzio che la fece rinchiudere in cella a morire di fame. Nutrita da una colomba superò ogni tortura ma alla fine fu decapitata. A Taranto fino a venti anni fa il giorno della festa di Santa Caterina si friggevano le pettole e si svolgeva la processione con la statua della Santa. Da diversi decenni in via Duomo la chiesetta a lei dedicata è chiusa e si è in attesa dei tanto desiderati e au-spicati restauri. Un detto proverbiale tarantino recita che nel giorno di Santa Caterina la neve si ferma sulla spina. Il Beato Giacomo Alberione nacque verso la fine del 1800 a Roma ed è morto nel 1971. Nel 1914 fondò la Società San Paolo alla quale appartiene la famiglia Paolina. Promosse periodici come la Famiglia Cristiana e il Giornalino per i ragazzi. Giovanni Paolo II lo beatificò nel 2003. San Giacomo della Marca fu francescano e discepolo di San Bernardino da Siena. Il Papa lo mandò a predicare in diverse nazioni europee.

Combattè l’usura, creò i Monti di Pietà dove i poveri potevano impegnare le proprie cose e riscattarle con poco denaro. Questa settimana la Chiesa cattolica festeggia la Madonna sotto i titoli di Nostra Si-gnora dei Pellegrini, dei Rimedi, della Medaglia e della Culla. Questi i detti della settimana: “Carne che cresce, se non la giri, imputridisce”, “Di San Clemente il dente mette il primo dente”, “L’aglio è il farmaco dei poveri”, “Male non fare e paura non avere”. Il 21 novembre la Chiesa di Venezia festeggia la Madonna della Salute che sotto lo stesso titolo viene anche festeggiata a Taranto, Catanzaro, Modena, Sassari e Teramo. Queste le effemeridi della settimana: Il 25 novembre 1905 nasceva nella sua casa na-tale nella Città Antica il poeta dialettale Gregorio Andriani. Il 9 novembre 1905 mo-riva il poeta dialettale Emilio Consiglio. Il 24 novembre 2008 moriva Giovanni Acquaviva, storico, narratore e direttore del Corriere del Giorno. Il 28 novembre 1927 nasceva la nuova edizione della Fiera dei Due Mari. Il 24 novembre 1947 si svolgeva il primo Consiglio Comunale del dopoguerra. Il 26 novembre 1812 a Taranto ci fu una nevicata così intensa che gelò anche il fiume Galeso.

Anche quest’anno, a causa della pandemia, Santa Cecilia sarà festeggiata senza la processione con la statua della Santa. Nel passato le nostre nonne friggevano alle prime luci dell’alba le pettole e, affacciate al balcone, così dicevano alle dirimpettaie: “E’ sendute ‘a Nuèle prime d’ allucescere?”. Nel passato erano gli zampognari che svegliavano i tarantini al suono delle nenie, ma, dal 1870, quando Giovanni Ippolito compose la prima pastorale, i tarantini an-cora oggi sono svegliati al suono delle pastorali eseguite dalle bande Santa Cecilia e Paisiello. Oggi sono poche le famiglie che impastano la sera del 21 novembre l’occorrente per friggere l’indomani le pettole perché, soprattutto alle ragazze di oggi, dà fastidio l’odore penetrante dell’olio fritto. Nel passato le pettole si offrivano ai bandisti e la nonna materna di Fornaro metteva la prima pettola sotto la testa della statuina di Gesù Bambino perché rappresentava la bambagia che formava il cuscino per Gesù. La pettola viene definita la “frittella dei poveri” e viene consumata calda e spolverata di zucchero. A Taranto il culto verso Santa Cecilia è attestato dalla statua presente in San Cataldo dal bel dipinto che si trova nel Museo MarTa e che fa parte della collezione pittorica di Mons. Giuseppe Ricciardi. Inoltre ricordiamo che nella ex Chiesa della Madonna della Scala c’era una reliquia della Santa che poi andò dispersa. Ricordiamo, infine, che Santa Cecilia si ritrova il patronato della musica e del canto senza aver mai conosciuto in vita tali arti. Era una nobile romana che sposò un tale Valeriano. Morì decapitata e il suo corpo fu sepolto nelle catacombe di San Callisto. In seguito fu trasferito nella Chiesa di Trastevere. L’equivoco sulla conoscenza della musica da parte della Santa nacque perché sulla sua tomba era scritto che cantò le lo-di nel suo cuore e la gente pensò che lei fosse esperta di musica e fu ritratta nelle opere d’arte intenta a suonare l’arpa e il pianoforte.

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