28 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 28 Novembre 2021 alle 08:11:24

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Una strada per Ivo Pavone, capostipite dei fumettisti tarantini

foto di Ivo Pavone
Ivo Pavone

Un anno fa se ne andava Ivo Pavone. Pensate anche voi – come noi – che sia giusto che Taranto gli dedichi una strada? Ma chi era e per cosa deve essere ricordato? O, meglio… Quanti a Taranto conoscono le sue gesta? Possiamo definirlo, in prima battuta, come il capostipite dei fumettisti di origini tarantine. Lui si considerava, semplicemente, un “artigiano” e non voleva che lo si accomunasse ai “maestri”: «I maestri del fumetto sono altri», diceva. Ma la sua modestia non gli ha impedito di diventare uno dei protagonisti del fumetto mondiale. E nonostante ciò, l’unico riconoscimento che abbia mai ricevuto dagli italiani è il Premio Nuvolette nel 2014, riservato ai professionisti del fumetto di origini tarantine, consegnatogli per la sua intera carriera. Un nonnulla, in confronto a quello che lui ha dato al fumetto italiano e internazionale. Insieme a Hugo Pratt, Mario Faustinelli, Alberto Ongaro, ha fatto parte del gruppo di autori che, a Venezia, alla fine delle Seconda Guerra Mondiale, realizzarono la rivista “Asso di Picche”, alla quale deve l’esordio nel mondo del fumetto.

Era l’ultimo testimone di quella straordinaria esperienza. Ivo Pavone era nato a Taranto il 12 novembre 1929, figlio di un maresciallo della Marina Militare che, per lavoro, nel 1939, si trasferisce con la famiglia a Venezia. Ed è nella città lagunare che Pavone, ancora ragazzo, incontra Hugo Pratt e condivide con lui la passione per i fumetti che arrivavano da oltreoceano. Nel settembre del 1951, poco più che ventenne, chiamato dall’autore di Corto Maltese – che era lì già da tempo con un gruppo di disegnatori italiani – parte alla volta del Sudamerica. L’incontro con Héctor German Oesterheld, autore del capolavoro “L’Eternauta”, fu per lui un momento molto esaltante. Oesterheld aveva lasciato l’Editorial Abril di Cesare Civita (un ebreo italiano fuggito in Argentina dopo l’emanazione delle leggi razziali) e si era messo in proprio pubblicando le riviste “Hora Cero” e “Frontera”.

Gli propose due soggetti western, “Hueso Clavado” e “Verdugo Ranch” che ebbero molto successo. Si era formato un gruppo molto affiatato con Hugo Pratt mattatore, Guglielmo Letteri, Arturo del Castillo e Solano Lopez. Nel 1962 rientra in Italia e continua la sua carriera di disegnatore. Tantissime le sue collaborazioni: per la Francia, disegna ben 60 episodi dell’eroe mascherato Rakar e I Cavernicoli, oltre a 30 episodi di Dick Demon, pubblicati anche in Italia dalla Dardo. Per l’editore italiano Barbieri (Erregi) disegna alcuni tra i primi numeri della serie “Terror”. Per la Edifumetto, realizza il volume unico di Lupo Bianco, fumetto creato graficamente proprio da Pavone. Collabora anche con le riviste “Lanciostory” e “Skorpio”. Disegna alcune storie per “Corrier Boy” (nuova denominazione del “Corriere dei Ragazzi”). Per Bonelli, realizza diversi episodi di “Judas” su testi di Ennio Missaglia, interessante serie western che si interrompe dopo soli 16 numeri (e che dal mese prossimo sarà ristampata all’interno della collana “Le Storie”, attualmente in corso). Sempre su testi di Missaglia, disegna alcuni episodi di “Gil”, altro fumetto western Bonelli che chiude dopo neanche un anno di pubblicazioni.

Nel 1994, a 65 anni, disegna la sua ultima storia per “Zona X” n.7 (Bonelli) intitolata “Invasione!” e chiude la sua carriera, ritirandosi nella sua casa al Lido di Venezia. Nell’agosto 2020 allestisce per la prima (e purtroppo ultima) volta una mostra di originali presso la Galleria delle Cornici, al Lido, dove il 20 novembre, pochi giorni dopo il suo novantunesimo compleanno, ci saluta per sempre.

Pierluigi Rota

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