27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

Cronaca News

Tangenti e appalti, assolto l’ex direttore di Maricommi

Il tribunale di Taranto
Il tribunale di Taranto

Un’assoluzione e pena dimezzata per gli altri due imputati. E’ in sintesi la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Taranto (Sezione distaccata di Lecce) nel procedimento originario sul presunto scandalo delle tangenti pagate in cambio di appalti ad ufficiali e sottufficiali della Marina Militare in servizio a Taranto. Il collegio presieduto dal giudice Antonio Del Coco ha assolto Fabrizio Germani “per non aver commesso il fatto”, ha eliminato le statuizioni civili a suo carico e ha disposto la restituzione di quanto sequestrato nei suoi confronti. Germani (difeso dall’avvocato Andrea Corradino), ex comandante di Maricommi, in primo grado era stato condannato a cinque anni e quattro mesi.

Ridimensionate notevolmente le imputazioni a carico degli altri due imputati Roberto La Gioia (difeso dagli avvocati Andrea Silvestre e Giampiero Iaia) e Antonio Summa (difeso dall’avvocato Raffaele Errico). Dimezzata sia la pena nei confronti di La Gioia, condannato a quattro anni di reclusione a fronte degli otto anni del verdetto di primo grado, sia nei confronti di Summa la cui condanna è stata ridotta a due anni, a fronte dei quattro anni decretati dal gup (gli imputati avevano scelto il rito abbreviato). Al sottufficiale i giudici hanno concesso anche le attenuanti generiche e la sospensione della pena. La vicenda giunta a conclusione in secondo grado è iniziata nel 2014, esattamente il 12 marzo, con l’arresto effettuato in flagranza dai carabinieri della Compagnia di Taranto nella base navale di Chiapparo. In manette, in quella circostanza, è finito l’ufficiale Di Gioia con l’accusa di aver preteso e intascato mazzette per consentire ad un imprenditore di aggiudicarsi una gara d’appalto. In seguito alla denuncia dell’imprenditore era scattato l’intervento dei militari dell’Arma.

Il reato contestato originariamente, ossia quello di concussione, è stato derubricato dai giudici della Corte d’Appello in quello di induzione indebita a dare utilità e, di conseguenza, la condanna di primo grado è stata ridimensionata. Il Ministero della Difesa, costituitosi parte civile, ha ottenuto una provvisionale di 40.000 euro a carico di entrambi gli imputati condannati. Esclusa invece dal risarcimento danni la società costituitasi parte civile per effetto della riformulazione del reato da concussione ad induzione indebita a dare o ricevere utilità. Comunque, per comprendere le argomentazioni alla base della decisione della Corte occorrerà attendere il deposito delle motivazioni previsto nei sessanta giorni dal deposito della sentenza. In primo grado restano in piedi altri due procedimenti sempre per presunte tangenti intascate dai militari della Marina e legate a gare d’appalto e a forniture. Soltanto alcune settimane fa è giunto alla fase finale il processo che si sta celebrando col rito abbreviato contro 16 imputati fra militari della Marina e imprenditori. Il pubblico ministero Maurizio Carbone ha chiesto condanne fino a 6 anni di reclusione per due alti ufficiali e il rinvio a giudizio di altri 12 imputati che non hanno optato per riti alternativi (altri due hanno chiesto di patteggiare).

Sulle richieste della pubblica accusa il gup potrebbe decidere la prossima udienza in calendario il 15 dicembre prossimo. In quest’ultimo filone d’inchiesta (il terzo), servizi e forniture ruotavano, secondo la ricostruzione dell’accusa, intorno ad un sistema di tangenti. Servizi per le pulizie, per la mensa, forniture di varie tipologie di materiale, sarebbero stati al centro di un presunto giro di corruzione quantificato in oltre cinque milioni di euro. Le “utilità” date in cambio degli appalti, in questo caso, è sempre la tesi della pubblica accusa, non sarebbero state solo mazzette ma anche gioielli, abiti griffati, macchine a noleggio e pranzi ai ristoranti. Un altro procedimento, a carico di 18 imputati, anch’essi militari della Marina e imprenditori, è in udienza preliminare davanti al gup Rita Romano. Tornerà in aula il primo dicembre.

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