Rossoblù, vittoria per la svolta | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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Il Taranto

Il senso del possesso della forza. Psicologica, didattica, reattiva. Sottende all’esibizione romanzesca, coraggiosa, originale, soprattutto vincente sfoderata dal Taranto contro il Catania, che archivia e riscatta nel modo più intrigante e desiderato dal pubblico sia la dietrologia dei rimpianti ventennali, sia il recente contesto degli esodi consecutivi ed infruttuosi, consumatisi sull’asse Avellino-Monopoli. Il successo contro gli etnei è testimonianza di una crescita di consapevolezza nella squadra ionica: esiste un percorso di dottrina e di sensibilità che s’intensifica, che si rivela efficace per superare gli imprevisti, gli ostacoli, le avversità del Fato. La sensazione è quella di un patto, implicito e forse davvero stipulato nella sacralità dello spogliatoio, perché i giocatori ascoltano come un oracolo il loro allenatore, ne seguono ogni insegnamento, si esprimono condividendone ogni metafora, commuovono nelle loro dichiarazioni e nelle loro manifestazioni di gioia, di esultanza, di speranza. Devozione e passione: i calciatori del Taranto sono il riflesso delle idee e del culto di Giuseppe Laterza.

Lo stratega perfetto sa come guidare un esercito decimato. Studia ed applica le strategie adeguate, anche e soprattutto in una situazione d’emergenza. Infonde fiducia nell’animo dei suoi alfieri. Sfida ogni anatema e confida nei suoi dogmi, nei suoi concetti limpidi, nella meraviglia del dialogo. Non è stato semplice l’approccio alla battaglia: un organico depauperato, defezioni improvvise ed inaspettate da compensare attraverso logiche correzioni, metamorfosi obbligate già in primissimo corso d’opera. Con le sperimentazioni repentine che stravolgono inevitabilmente il lavoro di un’intera settimana, ma che rischiano di compromettere anche quel processo mnemonico e tecnico-tattico che l’intera scuderia rossoblu sta assimilando.

Qui emerge il non integralismo di mister Laterza, che non si ostina e ripristina, di necessità virtù, un 4-3-3 ridisegnato nella nevralgica più pingue ed assortita. Non solo: il valore della meritocrazia e della democrazia nelle scelte si rivela come strumento salvifico, poiché l’osmosi e la sinergia operativa ed umana fra allenatore e squadra permette di ricomporre la catena di sinistra falcidiata nelle battute embrionali della gara, sino a quel momento etichettata come la più coerente ed adeguata ai fini dell’economia di gioco. L’occasione di rinvigorire quell’intesa già collaudata nella scorsa stagione fra Ferrara e Falcone evapora dannatamente: il terzino incappa in un incidente dopo quattro minuti di gioco, il secondo è costretto ad abdicare durante la fase di riscaldamento, a causa di un risentimento muscolare, inevitabile retaggio della ripresa dopo la lunga riabilitazione post intervento chirurgico al tendine d’Achille. Entrambi avrebbero garantito il rinnovo delle sovrapposizioni, delle incursioni avanzate, della produzione al cross ed alla convergenza. Entrambi saranno sottoposti ad accertamenti clinici nelle prossime ore. Eppure l’impatto disinvolto e disciplinato del mancino De Maria conforta ed annulla qualsiasi destabilizzazione: segno inequivocabile che le nozioni impartite dal maestro sono state apprese.

“Il gruppo è la base di tutto e gli avvicendamenti sono dimostrazione di valori importantissimi”, ha dichiarato con fierezza Giuseppe Laterza al temine della gara. Alla vigilia aveva chiesto sacrificio, abnegazione, adattamento, reciproco aiuto fra protagonisti, affinché si conseguisse l’obiettivo senza rimorsi e senza timori. “Quando annoveri tante assenze, sei costretto nel tuo percorso di crescita a fermarti un attimo, sei obbligato anche a cambiare tanto- ha commentato il condottiero ionico- Non possiamo far rifiatare alcuni elementi: Civilleri, per esempio, era stanco a fine partita ma non avevamo la possibilità di sostituirlo, per una questione di struttura su palla inattiva. Non ho rischiato l’inserimento del giovane Cannavaro perché il Catania contrastava coi vari Sipos, Provenzano, Moro, tutti elementi di fisicità”. “Per quanto riguarda la nostra evoluzione, credo che in questo momento sia fondamentale fare risultato: ci troviamo in una condizione di precarietà di giocatori fondamentali dal punto di vista qualitativo- mister Laterza catechizza al pragmatismoIn tale contesto, non può essere superato un ulteriore step. Però, dal punto di vista mentale e dell’attaccamento, bisogna andare avanti: il Taranto è una squadra importante e lo dimostra ogni volta che scende in campo, indipendentemente da quelli che sono gli interpreti. L’atteggiamento giusto non deve mai mancare”.

Esplicito in merito alla dimensione tattica contestualizzata contro gli etnei: “Abbiamo avuto meno possesso palla, però abbiamo verticalizzato bene. Soprattutto in occasione del primo gol, la squadra è stata brava ad ispirare la pregevole rete in acrobazia di Giovinco. Ci vogliono poi più coraggio, brillantezza, tranquillità, ma considero l’estrema delicatezza della partita disputata”. L’esperienza in categoria dei veterani Giovinco e Civilleri si è mutuata nella genialità delle rispettive esecuzioni di alta scuola. La funzionalità della fascia destra ripetutamente plasmata nei suoi attori ha beneficiato di un Tomassini prodigo a collaborare nella manovra propedeutica al raddoppio suggellato da un Civilleri dallo spirito e dalla visione encomiabili. Il centrocampo, orfano di Diaby, consta di una meditazione nell’alternanza fra Labriola e Bellocq: estroso ed intraprendente il primo, sorprendente il secondo che, al netto di qualche sottile scetticismo, ritrova i “fasti ellenici” ricompensando la piazza con l’incornata che marchia a fuoco il vantaggio nell’epilogo. “Lavoriamo tanto sugli esterni, soprattutto nel 4-3-3 in catena abbiamo sempre la possibilità di avere l’uomo in più. I terzini devono spingere tanto: Riccardi è di posizione, mentre Tomassini garantisce maggiore propensione in avanti. Sono contento che abbia sfruttato l’occasione con professionalità- ha spiegato Laterza- Bellocq desiderava riscattarsi, era andato in difficoltà dopo Monopoli: avevo pensato ad una soluzione simile, con Labriola a dispensare brillantezza dall’inizio e l’argentino a bilanciare in equilibrio nella ripresa”.

Alessandra Carpino

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