20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 20:34:00

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La novena dell’Immacolata, canti e usanze di un tempo

foto di L'Immacolata
L'Immacolata

Dopo la ricorrenza di Santa Cecilia, festeggiata con innumerevoli iniziative in città, in un forte desiderio di rinascita, si entra nel pieno delle tradizioni natalizie con la novena dell’Immacolata, patrona principale di Taranto assieme a San Cataldo. A partire da lunedì 29, la funzione religiosa viene celebrata ogni sera in tutte le chiese ma soprattutto in cattedrale, dove (da quando è chiusa la chiesa di San Michele, da anni in attesa di restauro da parte dell’Ordine di Malta) è esposta solennemente la venerata immagine. Ogni sera alle ore 18 si svolge la recita del rosario e alle ore 19 la santa messa.

La confraternita dell’Immacolata ha fatto sapere che anche quest’anno (a causa della situazione pandemica) non ci sarà la processione la sera dell’8, ma che non mancheranno celebrazioni per sottolineare la solennità della ricorrenza, di cui informeremo in seguito. Che quelle mani benedette della Vergine, immortalate mentre sembrano allontanare il terremoto (il famoso miracolo), oggi possano scacciare definitivamente il temibile virus!

IL RACCONTO DELLA GRANCASSA DI ZI’ LUIGI
Tanti anni addietro, a partire dalla ricorrenza Santa Cecilia,non mancavano i litigi nell’abitazione di zì Luigi, musicante della banda “Combattenti”, per via della grancassa che, di ritorno dai giri notturni e soprattutto dalle novene nei vicoli della Città vecchia, lasciava dove capitava. Per l’incalzante calo della vista, la moglie Gemma vi inciampava spesso, intimando al consorte, tra un “lucculo” e l’altro (“Almene t’avisse ‘nzegnate a sunà le tattazzine”, cioè i piatti), di disfarsi dell’ingombrante strumento, perchè altrimenti lo avrebbe fatto lei direttamente. Il marito ormai era abituato alle sfuriate. Per giunta, come se nulla fosse, non mancava, ogni volta che si preparava per i servizi musicali, di chiedere all’amata Gemma di fargli trovare al rientro le “sanacchiudele”, lavorati su “’a grattacase” (la grattugia) prima di essere immersi “ind’a frezzole”

GLI ALTARINI NELLE CASE
Tempi addietro nella casa di zi’ Luigi, come in quella di tanti tarantini, per la novena dell’Immacolata si usava allestire l’altarino con l’immagine della Beata Vergine, spesso racchiusa in una campana di vetro, adornato con fiori e di lumini. Ogni sera il vicinato vi si riuniva attorno per la recita delle preghiere, con i bambini che, talvolta accompagnati da un gruppo di musicanti, intonavano il tradizionale canto “O Concetta Immacolata”, che pare sia stata composta dal francavillese padre Serafino Marinosci. Non mancavano le litanie, recitate in latino, a tempo di musica, come meglio si poteva. Se qualche vecchietta lo ricordava, s’intonava anche “Arta Muntagne de Vergenetade”, “antica meravigliosa laude tarantina (scrisse il noto ricercatore Alfredo Majorano in ‘Tradizioni e canti popolari a Taranto e nei paesi di area tarantina’, edito da Lacaita) degna di essere paragonata, per alcuni suoi tratti veramente lirici, a quelle dei nostri poeti del Duecento”.

In questo bellissimo canto la donna del popolo ricorda, fra l’altro, la nascita di Maria, avvenuta di sabato, e la invoca come alta montagna di verginità: “Reggine ca lu sabate nasciste,/cu tutt’u core ie te vègn’a prejare,/pe quidde Sande Frutte ca faciste,/ parturiste ‘a notte de Natale”. Per la cronaca, da questo canto ha preso ispirazione il compositore Remo Anzovino per uno dei momenti del quadro sonoro “Una vela tra due mari”, eseguita di recente dall’Orchestra della Magna Grecia, per celebrare la concattedrale di Giò Ponti. Meno noto, ma non per questo di bellezza inferiore, un altro canto che glorifica l’Annunciazione di Maria, di cui questi sono i primi versi “Marie jnd’a camere stè prejave ttta contegnose de vergenetade. Lu sblendore assève da tutte le vanne e le fiure a canistre da l’arcate”.

“CICERENELLA TENEVA TENEVA…”
La novena dell’Immacolata si concludeva con un accenno di pizzica pizzica (sulle note di “Cicerenella teneva teneva…”). Le note musicali si spargevano per tutto il palazzo e raggiungevano le strade vicine. Molti si fermavano e cercavano d’individuare la provenienza della musica. E al termine il capofamiglia non poteva esimersi dall’offrire a musicanti e convenuti il bicchierino di rosolio, specialità della padrona di casa.

Angelo Diofano

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