27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 14:59:00

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Violenza di genere tra gli animali

foto di Due Entelli
Due Entelli

Lo scorso 25 novembre è stata celebrata la “giornata mondiale contro la violenza sulle donne”. Della violenza di genere tutti, disgraziatamente, sappiamo ormai moltissimo. Ma esiste un fenomeno analogo nel mondo animale? La risposta, purtroppo, è affermativa. La coercizione sessuale è comune tra gli animali di molte specie e non solo fra diverse specie di primati ma anche fra 7 specie di tursiopi, 5 di pesci, 6 di uccelli e, persino, tra gli insetti. A volte, i maschi costringono le femmine ad accoppiarsi, costringendole fisicamente, molestandole fino a quando non si sottomettono o punendole per il rifiuto. Inoltre, ci sono anche casi di infanticidio in cui i maschi uccidono la prole delle femmine per potersi riprodurre con loro.

E’ questo il caso di diverse specie di primati tra cui scimpanzé, oranghi, babbuini ed entelli (scimmie appartenenti alla famiglia dei Cercopitecidi), dei leoni e dei topi, tanto da essere una causa molto significativa di mortalità infantile: del 21% fra i gorilla di montagna; tra il 31% e il 38% fra gli entelli e di circa il 25% fra i leoni. Perché tale crudele comportamento, apparentemente contro natura? Quando un nuovo maschio prende il comando di un branco, uccide tutti i cuccioli del precedente capobranco. Questo è spiegato dal fatto che le femmine ritornano fertili solo quando i piccoli diventano adulti o muoiono. In natura, i più forti sopravvivono; i più deboli soccombono. Pertanto, quello che “vince” è il più forte e spetta a lui riprodursi per tramandare il suo patrimonio genetico. A tal fine, lo sforzo genitoriale delle femmine deve garantire la crescita dei suoi figli piuttosto che quella dei figli del rivale. I casi di “violenza di genere” nel mondo animale possono assumere molteplici forme, incluse aggressioni fisiche e veri e propri stupri, dove si ricorre all’uso dei genitali come armi e persino ad alterazioni chimiche dello sperma. Le conseguenze di tali violenze assumono entità diverse a seconda delle specie e determinano intense sofferenze, traumi emotivi e lesioni fisiche fino alla morte della femmina. Esaminiamo qualche caso. Gli elefanti marini dell’emisfero australe sono poligami e sessualmente molto differenti (dimorfici).

I maschi maturi, infatti, possono pesare fino a 10 volte di più rispetto a una femmina adulta, vale a dire che i maschi pesano sino a 4 tonnellate e le femmine appena 400 kg. Essi, animali territoriali, combattono per controllare il loro territorio e il loro harem. Il comportamento di “corteggiamento” maschile è diretto e aggressivo. Se la femmina resiste, il maschio la immobilizza a terra con il suo enorme peso e le morde ripetutamente la nuca finché non si arrende. Ciò può provocare gravi lesioni alla femmina, ferite da morso, costole rotte, danni cerebrali ed emorragie interne a causa dell’enorme peso del maschio. In alcuni casi, la femmina viene addirittura uccisa durante l’accoppiamento. Anche le specie di lontra di mare e di fiume sono poligame e i maschi hanno atteggiamenti estremamente aggressivi nei confronti delle femmine con cui si accoppiano.

L’accoppiamento di solito avviene nell’acqua e il maschio morde il muso della femmina, lasciando spesso vistose cicatrici; talvolta, le tiene la testa sott’acqua. Questo comportamento violento a volte provoca la morte della femmina. Uno studio quinquennale sulle cause di mortalità delle lontre marine ha mostrato che, su 105 femmine, le ferite al muso sono state la causa principale di morte per due femmine e il fattore che ha contribuito alla morte per altre nove. Ma non finisce qui. Si può arrivare anche alla “violenza di gruppo”! La maggior parte degli uccelli maschi non ha genitali esterni. Gli uccelli si accoppiano bilanciandosi sopra le femmine e toccando la loro cloaca (una cloaca è un’apertura presente in molti animali che viene utilizzata per le funzioni urinarie e riproduttive). Questo rende difficile l’accoppiamento forzato. Tuttavia, in alcune specie di anatre, i maschi hanno sviluppato un pene, apparentemente per facilitare l’accoppiamento con femmine riluttanti. Lo sviluppo di un vero organo copulatore ha determinato la crescente complessità della morfologia della cloaca delle femmine proprio al fine di evitare gli accoppiamenti forzati (stupri, per noi “umani”); questi ultimi, infatti, non permettono alle femmine di scegliere il partner che ritengono “più forte”, in termini anche genetici, il quale, quindi, aumenti il successo evolutivo della specie. Tuttavia, questi adattamenti nelle femmine le aiutano a evitare di essere fecondate contro la loro volontà, ma non le proteggono dall’aggressione maschile, dalle conseguenti ferite e persino dalla morte. È stato stimato che il 40% di tutte le copulazioni nelle anatre sono forzate.

Un maschio “single” può inseguire una femmina in aria per diversi chilometri. Quando la raggiunge, la afferra con il becco per il collo o per le piume sulla schiena prima di forzare l’accoppiamento. Le copulazioni forzate possono verificarsi a terra o in acqua e vi possono essere coinvolti diversi maschi. Gli attacchi di gruppo in acqua possono provocare l’annegamento della femmina. Persino i buffi e teneri pinguini, presenti nell’immaginario collettivo come innamorati, disposti al sacrificio e fedeli, violentano le femmine, uccidono i pulcini e, talvolta, si accoppiano perfino con femmine morte. Questa scioccante verità, rimasta segreta per un secolo, emerge ora da un rapporto dal titolo “Sexual Habits of the Adélie Penguin” del naturalista inglese George Murray Levick, rimasto chiuso in un cassetto per non scandalizzare la Gran Bretagna dei primi del ‘900. Ma grazie all’investigazione di Douglas Russell, curatore della collezione di uccelli presso il Museo di Storia Naturale di Londra, che ne ha scoperto una copia tra i documenti di lavoro delle spedizioni di Scott in Antartide, il rapporto è stato pubblicato. Anche fra i simpatici e giocherelloni tursiopi (una specie di delfino), i maschi tendono a formare gruppi di 2 o 4 esemplari per tenere lontani i rivali, e si accoppiano a turno con la femmina prescelta.

Ma le femmine hanno una vagina con complesse pieghe interne per proteggersi dallo “stupro” e grazie a questa anatomia particolare possono scegliere il maschio da cui farsi fecondare! La coercizione sessuale, noi “umani” la chiamiamo violenza sessuale, non si manifesta solo all’interno della stessa specie e a danno di adulti. Sono state osservate anche lontre di mare che stupravano cuccioli di foca; quello che noi “umani” chiamiamo “pedofilia”. A Monterey Bay in California tra il 2000 e il 2002, sono stati segnalati diciannove casi di questo tipo, tra cui quello di seguito riportato, agghiacciante, ai danni di un cucciolo di foca svezzato che stava riposando sulla banchina. Una lontra di mare maschio lo afferrò con i denti e le zampe anteriori e lo trascinò in acqua dove lo morse ripetutamente sul muso provocandogli una profonda lacerazione. Dopo una violenta lotta di ben 15 minuti, durante la quale il cucciolo cercò disperatamente di liberarsi dalla presa della lontra, che gli teneva la testa sott’acqua nella posizione tipica della specie in accoppiamento, lo “stupro” si è concluso con la morte del piccolo. Secondo gli scienziati, il motivo di questo comportamento può essere attribuito a “frustrazione sessuale”. Poiché le femmine stanno diminuendo di numero nella zona, i maschi, disperati, sfogano la loro aggressività sessuale sui cuccioli di foche. Ma la lista dei «violentatori» comprende anche: elefanti, trichechi, foche, oranghi e, persino, api!

Alcuni etologi hanno ipotizzato che questi comportamenti sessuali anormali, non consoni negli animali, possano nascere anche dalla distruzione del loro habitat, che genera forti stress ed aggressività; oppure, è manifestato da individui giovani che hanno ancora “le idee confuse” o che vengono surclassati nell’accoppiamento dai maschi adulti e dominanti. Un fatto è comunque certo, la constatazione di comportamenti di questo tipo negli animali non deve giustificare i nostri, cioè di noi “umani”. Solitamente, in natura ogni fenomeno ha il suo motivo. Potremmo non avere ancora compreso quelli che sono alla base di alcuni comportamenti qui citati. In ogni caso, all’essere umano è data la facoltà di intendere e di volere; dove per capacità di intendere si ritiene l’attitudine dell’individuo a comprendere il significato delle proprie azioni nel contesto in cui agisce, quindi di rendersi conto del valore sociale dell’atto che compie; per capacità di volere si intende il potere di controllare i propri stimoli e impulsi ad agire. Pertanto, i “i maschi umani” non si ritengano giustificati!

Ester Cecere
Primo ricercatore CNR Taranto

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