19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

Cronaca News

Le strategie elettorali per Taranto: ecco gli scenari possibili

Il Palazzo di città di Taranto
Il Palazzo di città di Taranto

E ora come andrà a finire? Nella partita del Comune di Taranto è finito il primo tempo. I 17 consiglieri comunali, che con le loro dimissioni hanno determinato lo scioglimento del Consiglio comunale e il ricorso anticipato alle urne (anticipato si fa per dire poiché in primavera si sarebbe andati comunque alle elezioni per scadenza naturale), hanno raggiunto il loro obiettivo o meglio i loro obiettivi: mettere in crisi l’Amministrazione comunale, prendere le distanze dall’Amministrazione Melucci, segnalare le loro critiche alla giunta comunale, determinare lo scioglimento del Consiglio comunale e soprattutto mandare a casa l’odiato Melucci.

Come già scritto in altra occasione, la vicenda in sé non ha niente di eccezionale se non un paio di anomalie: la prima è la tempistica perché non si fa una crisi a quattro mesi dallo scioglimento naturale del Consiglio comunale e non si crea un trauma politico inutile ad una città a ridosso della scadenza naturale del voto. La seconda è che a determinare la crisi dell’Amministrazione Melucci siano stati, oltre all’ovvia opposizione, i consiglieri della maggioranza che hanno condiviso fino a ieri tutto quello che è stato fatto nel bene e nel male dall’Amministrazione Melucci e che ancora fino a ieri avevano i loro rappresentanti nel sistema di governo della città, giunta e enti di promanazione del Comune. Ma questa è ormai acqua passata e come diceva il Poeta “cosa fatta capo ha”. Adesso a bocce ferme e dopo la nomina del Commissario prefettizio nella persona del dottor. Vincenzo Cardellicchio ci si interroga su cosa accadrà da qui all’inizio della prossima campagna elettorale. Infatti la situazione politica generale, i rapporti tra le forze politiche, le posizioni dei diversi consiglieri che hanno dato vita allo scioglimento comunale, i fatti nuovi che sono accaduti nel frattempo (nuove candidature, nuovi riposizionamenti ecc.) non sono molto chiari e non depongono a favore di una campagna elettorale limpida anzi sono foriere di maggiore confusione. Per questo tenteremo di leggere i fatti, interpretarli e chiarire ai nostri lettori gli scenari che si potrebbero presentare da qui a qualche mese.

Orbene come è noto il gruppone dei 17 consiglieri che hanno provocato lo scioglimento del Consiglio comunale sono solo 17 firme apposte sotto un documento, niente di più. Le firme infatti appartengono a persone di diverso orientamento politico, di diversi partiti o aree, di diversi personaggi che lavorano in proprio e rispondono solo a se stessi. Tra questi 17 consiglieri ci sono infatti esponenti del centro destra tout court, cioè persone iscritte a Forza Italia, Fratelli d’Italia e AT6. Queste forze politiche che sono veri partiti rappresentano la ovvia e tradizionale alternativa al centro sinistra. Questo schieramento nello schema classico centro-destra centro-sinistra si presume si presenterà unito e candiderà un proprio esponente alla poltrona di primo cittadino. Sul lato sinistro il problema non si pone perché intorno a Melucci i partiti di orientamento di sinistra PD, Italia Viva, PSI sono piuttosto compatti e quindi si presume che alle elezioni si presenteranno uniti intorno a Melucci.

Il problema nasce dalla variegata composizione del gruppo dei cosiddetti centristi civici, coloro cioè che hanno dato vita alla fronda nei confronti di Melucci fra i quali ci sono pezzi del centro destra, pezzi del centro e pezzi della sinistra. Cosa faranno questi personaggi? Rimarranno uniti? Si divideranno ed ognuno andrà per la sua strada? Decideranno di appoggiare il centro destra? Decideranno di unirsi al centro sinistra? Tutte domande legittime che l’elettore medio tarantino si pone soprattutto dopo l’uscita dal cilindro di alcuni nomi che qualche giorno fa hanno circolato negli ambienti politici come possibili candidature alternative a Melucci. Mi riferisco alla candidatura di Michele Pelillo circolata per un paio di giorni ma poi subito sparita dai radar e a quella iniziale del Presidente della Provincia Giovanni Gugliotti che sembrava tenere unito il gruppo dei civici centristi. Ma anche di Gugliotti si sono perse le tracce. Questo che significa? Gugliotti è ancora in pista o la sua candidatura è tramontata? Ma esaminiamo nel dettaglio i possibili scenari facendo ovviamente solo delle ipotesi di scuola senza alcuna certezza poiché le cose possono cambiare da un momento all’altro. Non siamo alla prima repubblica quando c’erano i partiti e i loro comportamenti erano prevedibili e quindi era possibile anticipare un quadro preciso delle loro scelte. Nella prima repubblica era evidente che DC e PCI non potevano fare una giunta insieme e quindi si poteva ipotizzare con certezza che alle elezioni ci sarebbero stati schieramenti di centro sinistra o schieramenti di sinistra.

Adesso i partiti non ci sono più e sono stati sostituiti da singole persone che si inventano dalla sera alla mattina un partito, una sigla, un movimento, un gruppo e si muovono sulla base di interessi non politici né di cultura e men che meno sulla base di ideologie ma solo di interessi personali o di gruppo. Per questa ragione non è possibili ipotizzare nulla di certo. Infatti come si è visto in questa ultima vicenda tarantina i consiglieri comunali e gli esponenti politici passano con disinvoltura da destra a sinistra e da sinistra a destra o dal centro in ambedue le direzioni cambiando schieramento come si cambia un paio di mutande. Bene leggiamo allora i fatti. Oltre alla sparizione dal radar della candidatura di Giovanni Gugliotti si è registrato un endorsement pubblico, plateale e molto forte di Michele Emiliano e del PD alla ricandidatura di Melucci. Come è noto in una manifestazione di piazza in Via Mignogna Michele Emiliano, Presidente della regione Puglia, è venuto a Taranto a tessere le lodi di Melucci e a dire che di primarie nel centro sinistra non se ne parla proprio e che Melucci non si tocca perché un sindaco uscente che ha operato bene va riproposto sic et simpliciter.

Quindi se qualcuno nel centro sinistra, Pelillo o chiunque altro, ambisce alla candidatura a sindaco è servito. Melucci è blindato. Punto. Nel centro destra non ci sono segni di vita e non circola nessun nome in quanto si aspetta di leggere le mosse del gruppo dei civici. Infatti il comportamento del centro destra dipenderà da quello che faranno i centristi civici. Questi a loro volta hanno tre strade davanti a sé: la prima è quella di allearsi col centro destra e costituire un unico schieramento facendo blocco unico contro Melucci, la seconda è schierarsi col centro sinistra ritornando alla casa madre, la terza è quella di costituire un raggruppamento autonomo da ambedue gli altri schieramenti indicando un loro candidato sindaco. Queste tre strade a mio parere avranno diverse conseguenze politiche e ovviamente comporteranno diversi risultati elettorali. Esaminiamoli. Se il gruppo civico sceglierà la strada dell’alleanza con il centro destra dovrà concordare con esso un candidato sindaco gradito anche al centro destra. La cosa non è facile poichè non è così semplice trovare un personaggio gradito sia ai centristi civici che al centro destra. Questa scelta comporta un risvolto negativo poiché fa gettare la maschera al gruppo dei centristi e dimostrerebbe che questo gruppo è un gruppo subalterno al centro destra. Il gruppo farebbe così nei confronti della città una figuraccia poiché dimostrerebbe di essere un gruppo di ascari al servizio del centro destra. In compenso il centro destra così rafforzato avrebbe serie chances di vittoria e contro di esso quello di centrosinistra che sostiene Melucci per vincere dovrebbe sudare le proverbiali sette camicie. In proposito però ho qualche dubbio sulla tenuta del gruppo.

Infatti qualche esponente che apparteneva allo schieramento di Melucci e al centro sinistra in un ultimo rigurgito di dignità e di resipiscenza politica potrebbe rifiutarsi di imbrancarsi nello schieramento di centro destra. La seconda strada che i civici potrebbero percorrere è quella dell’alleanza col centro sinistra ma anche in questo caso farebbero lo stesso una figuraccia poiché il loro ritorno a casa avrebbe il sapore di un ripensamento e sconterebbe l’abbandono dei componenti di destra presenti in questo schieramento. Questa scelta avrebbe il sapore di un “torna a casa Lassie” difficilmente digeribile da persone come Tony Cannone, GianpaoloVietri e Stefania Baldassarre che non seguirebbero i centristi nella loro scelta di votare Melucci. Anche questa strada però avrebbe buone chances di vittoria poiché lo schieramento di sinistra e Melucci da questa alleanza risulterebbero rafforzati e competitivi rispetto allo schieramento di centro destra per il quale sarebbero gatte da pelare. La terza strada quella di un gruppo autonomo che in omaggio al civismo si presenti da solo sganciato sia dal centro destra che dal centro sinistra sarebbe la via più dignitosa poiché riaffermerebbe l’autonomia del gruppo civico dagli schieramenti e avrebbe un maggiore appeal nell’elettorato. I numeri però non depongono a favore di questa scelta.

In questo caso infatti gli schieramenti alle prossime elezioni sarebbero tre con i giochi che si riaprono e possibilità di vittoria per tutti e tre gli schieramenti tra i quali però lo schieramento di centro mi appare il più debole come il classico vaso di cocci tra due vasi di ferro. Quindi come si vede molto dipenderà dalle scelte che farà il gruppo dei civici centristi i quali però a tutt’oggi rimangono molto abbottonati. In questo gruppo i problemi da risolvere sono molti, dalla scelta dello schieramento con cui dialogare, alla scelta degli uomini, a quella dei gruppi da aggregare e non ultimo il problema più importante che è quello della scelta del candidato sindaco. Cosa davvero non facile.

Mario Guadagnolo

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