23 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 18:30:38

foto di Giuseppe Mazzini
Giuseppe Mazzini

Ecco un’opera fra le ultime di Giuseppe Mazzini (1860), destinata ai figli e figlie del popolo e che uno Stato democratico dovrebbe far leggere e far commentare in tutte le scuole e medie e superiori ed anche in aule universitarie. Un’opera di altissimi concetti etici, morali e filosofici; un’opera soprattutto umana; di una profonda “Humanitas”. Erano anni che non riprendevo la lettura dei “Dei doveri dell’uomo” ed è stata per me una scoperta concettuale e spirituale tanto in quelle pagine c’è tutto il mazziniano sentimento della realtà dell’uomo tra quel senso dell’egoismo e della fatuità che, sovente, lo attanaglia, e lo corrompe e il sentimento del bene, che in Dio è assoluto, e negli uomini deve essere il primo dovere da compiere. Per esaudire il comandamento divino e mosaico dell’amare il prossimo come si deve amare se stesso.

Ma amare sé nell’ umanità perché legge di Dio è credere nell’umanità come primo e ultimo appello alla virtù del cuore e alla intelligenza della mente. La redenzione dell’umanità solo può avvenire allorché gli uomini, prima di pretendere “diritti”, sappiano affrontare e realizzare i “doveri”. La vita è dovere. Solo chi realizza il proprio dovere può aspirare a migliorare e se stesso e l’umanità. L’Italia di Mazzini doveva essere l’Italia del popolo; e solo una profonda e forte Educazione (con la maiuscola) popolare poteva emancipare lo stesso popolo e creare la vera umanità della patria. Per me, a lettura, meglio rilettura “Dei doveri dell’uomo”, il pensiero mazziniano, diffuso nella sua opera, è la più alta pagina e religiosa che un “laico” abbia prodotto in tutto l’arco della sua vita di autentico apostolo, non solo dell’unità d’Italia, ma soprattutto, di pensatore politico che credeva che la più grande rivoluzione sociale doveva essere quella culturale; vale a dire educare il popolo al bene della libertà morale e nazionale e, quindi, al bene dell’umanità.

Troppi diritti senza doveri conducono una nazione all’esaurimento della virtù spirituale e al mancamento delle necessarie energie etiche perché una patria diventi la patria. E perché i privilegi degli altri, soprattutto di tanti politici e governatori della cosa pubblica non diventino, con l’ignoranza di molti, il prodotto o il monopolio dei beni che spettano a tutti e che invece diventano personali. Le pagine mazziniane sono di una modernità sorprendente. Senza la coscienza del “dovere” non si può pretendere il “diritto”. Senza Dio, senza la legge, la patria, la famiglia, la libertà non può esserci nell’uomo “progresso” né civiltà anche se meccanicamente o industrialmente o scientificamente pare che “l’umanità” progredisca. E progredisce materialmente, ma decade spiritualmente e moralmente, sicché la ricerca del benessere e la mancanza di una educazione familiare e culturale porteranno alla crisi della società; come è oggi, aggiungiamo noi, alle parole profetiche del Mazzini, alla crisi della società moderna. Scrive Mazzini, “l’origine dei nostri doveri sta in Dio. La definizione dei doveri sta nella sua legge. Dio esiste perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’umano dell’umanità, nell’universo. La nostra coscienza lo invoca nei momenti della gioia e del dolore”.

Ma la nostra coscienza, continuiamo noi, leggendo le pagine mazziniane impone che il nostro pensiero, teso al bene degli uomini, dei fratelli, diventi “azione”. Il pensiero deve essere azione dell’uomo cui deve tendere la “politica”; non quella dei cialtroni e degli approfittatori, ma quella degli uomini che, nella politica, vedono il bene comune del popolo. I fondamentali “doveri” dell’uomo sono essenzialmente tre; verso Dio, verso la Legge, verso l’umanità. La legge, di cui parla Mazzini, è quella del “Progresso”: migliorare se stessi è migliorare l’umanità. C’è una legge costruita dai legislatori, ma quella è transitoria e non sempre legata alla “Verità”; è necessaria per dare un certo ordine morale e sociale ai popoli. Ma la vera legge è quella che Dio ha deposto nella coscienza degli individui, ed essa parla in ragione della propria educazione; per questo è necessario “educare” il popolo. Ma gli educatori non sempre sono gli uomini di legge; sono invece i grandi maestri della vita e fra i primi i genitori. La “legge” umana condanna chi nuoce al fratello; ma una retta educazione etica deve prevedere e provvedere a quella educazione interiore dell’individuo, senza la quale una nazione ha figli diseducati e violenti; oppure negligenti e perdenti. Donde la vitalità di una scuola che sappia, al pari della famiglia, condurre in porto la sua educatrice battaglia, educando il singolo, vale a dire la coscienza individuale, si porta l’uomo ai santi “doveri” verso l’umanità. Per Mazzini, l’umanità è come un corpo di cui le nazioni sono le membra.

Ogni nazione trova nel concetto di patria l’identità dei suoi valori, che, come tali, devono concordarsi con gli interessi dell’umanità. “Siate uomini, scrive Mazzini, prima di essere cittadini e padri”. In questa ideale visione della vita come “dovere” un ruolo principale e necessario, è quello della famiglia; che “è la patria del cuore”. Il centro di essa e la donna: “angelo della famiglia; madre, sposa, sorella, la donna è la carezza della vita, la soavità dell’affetto diffuso sulle sue fatiche, un riflesso della Provvidenza amorevole che veglia sull’umanità”. Quindi Mazzini ha un profetico quanto moderno concetto della donna. “Di fronte a Dio, egli scrive, la donna è pari all’uomo nell’apostolato della vita, nella conduzione familiare, nella nella vita sociale”. Solo una egoistica visione dell’essere, peraltro politica, ha fatto sì che per secoli la donna fosse, come creatura, sottomessa all’uomo e solo adatta ad allevare i figli. Mazzini scrive: “non esiste disuguaglianza fra l’uno e l’altra: sono due note di un medesimo accordo senza il quale non può esserci accordo umano. Due ali dell’anima umana”. Nell’ultima parte della religiosa laica opera, così profondamente evangelica, Mazzini tratta in maniera particolare dei doveri dell’individuo: libertà, educazione, associazione, progresso.

Ne viene meno al suo pensiero, il problema economico nell’uomo che ha due direttrici: la tranquillità economica deve essere il primo problema di una nazione verso i suoi cittadini e l’altro che afferma che il migliore assetto politico è quello di uno Stato che sappia coniugare la libertà di commercio con un’organizzazione sociale nella quale il cittadino possa realizzare il suo migliore tenore di vita: la redenzione sociale del popolo attraverso il commercio “non tirannide”. Insomma, non capitale di Stato, né capitale privato, ma unione di forze tra datore di lavoro e produttore di esso. Donde l’emancipazione dell’uomo attraverso una unione compatta e determinata e serena fra chi lavora materialmente e chi guida economicamente il lavoro medesimo. Così si conclude l’opera mazziniana di una affascinante e moderna concezione dell’esistenza; ed io debbo ancora oggi ringraziare l’Amico Nicola Carrino, mazziniano convinto, ma di genesi cattanea, per avermi fatto dono di questi “Doveri”; opera letta in giovinezza e smarrita. Ma l’Amico non c’è più. E recuperata in questi incerti, dubbiosi e malinconici tempi che le nostra Italia attraversa.

Paolo De Stefano

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