27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 14:59:00

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In che modo si può capire se ci si trova di fronte ad un caso di colpa medica?

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Medicina e giustizia

Con riferimento al complesso tema della responsabilità penale dell’esercente l’attività sanitaria, a seguito dell’evoluzione della disciplina di settore (la cosiddetta legge Balduzzi e, poi, la cosiddetta legge Gelli-Bianco), il tema centrale da tenere in considerazione oggi, al fine di poter individuare la sussistenza di eventuale responsabilità penale del medico, si ritrova nella valutazione del rispetto, da parte del soggetto agente, delle cosiddette “linee guida” e delle “buone pratiche”, parametri da considerare poi unitamente alla valutazione sul grado della colpa. Proprio in tema di valutazione del “grado della colpa”, con una sentenza recentissima, risalente al Maggio del 2021, a seguito dello sviluppo del dibattito giurisprudenziale, la Cassazione ha delimitato i contorni degli elementi da tenere in considerazione nella valutazione del grado della colpa dell’esercente una professione sanitaria.

In particolare, è stato affrontato il tema della differenza tra la “condotta effettivamente tenuta” e la “condotta da attendersi” da parte del medico, ed è stato osservato che, nel determinare la misura della critica in tal senso, rilevano sia le specifiche condizioni del medico ed il suo grado di specializzazione, sia la situazione ambientale in cui questi si è trovato ad operare. Vediamo, quindi, nello specifico, quali sono i vari aspetti da valutare nella determinazione del grado della colpa e quando in definitiva può sussistere una “colpa grave” da parte del personale medico. Con la Sentenza di cui innanzi, la Suprema Corte di Cassazione ha annullato un pronunciamento di affermazione della penale responsabilità a carico di due sanitari, proprio perché si era trascurato, nei precedenti gradi di giudizio, di indicare a quali linee-guida o, in mancanza, a quali buone pratiche clinico-assistenziali, si sarebbe dovuto uniformare il comportamento dei medici. Secondo quando prospettato dalla Cassazione, al fine di stabilire la responsabilità dell’esercente una professione sanitaria per l’evento lesivo causato nel praticare l’attività, occorre verificare, in primo luogo, se il caso concreto sia stato già regolato da linee guida o, in mancanza, da buone pratiche clinico-assistenziali, quindi, specificare la natura della colpa (generica o specifica; per imperizia, negligenza o imprudenza), spiegare poi se ed in quale misura la condotta del sanitario si sia discostata dalle pertinenti linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali e, più in generale, quale sia stato il grado della colpa.

Per quanto riguarda l’accertamento della colpa, il giudizio concernente la responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie impone al giudice, non solo una compiuta disamina della rilevanza penale della condotta colposa ascrivibile al sanitario alla luce dei parametri di valutazione del suo operato ma, ancor prima, “un’indagine che tenga conto dei medesimi parametri allorché si accerti quello che sarebbe stato il comportamento alternativo corretto che ci si doveva attendere dal professionista, in funzione dell’analisi della sua condotta dell’evento lesivo.” Con specifico riferimento poi al grado di divergenza tra la condotta effettivamente tenuta dal sanitario e quella che era da attendersi, esistono vari parametri che possono venire in rilievo nel determinare la misura della responsabilità. In tal senso occorre considerare tutte le circostanze collegate al caso specifico, tra cui le specifiche condizioni del medico, il suo grado di specializzazione, la situazione ambientale, di particolare difficoltà, in cui il professionista si è trovato a operare, l’accuratezza nell’effettuazione del gesto medico, le eventuali ragioni d’urgenza, la complessità del quadro clinico presentato dal paziente.

Tutti questi elementi, devono essere valutati attentamente e bilanciati tra loro al fine di esprimere la conclusiva valutazione sul “grado della colpa”. Perché vi sia “colpa grave”, quindi, penalmente rilevante, il gesto tecnico deve risultare “marcatamente distante dalle necessità di adeguamento alle peculiarità della malattia ed alle condizioni del paziente”. Conseguentemente, quanto più il paziente presenti una situazione problematica, oscura, equivoca, tanto maggiore dovrà essere la propensione a considerare “lieve” l’addebito nei confronti del professionista che, pur uniformatosi ad una condotta accreditata dalla comunità scientifica, non sia stato in grado di produrre un trattamento adeguato o abbia determinato la negativa evoluzione della malattia. A margine delle considerazioni tecniche, il consiglio da fornire, quando si sospetta di poter essere rimasti vittima di un caso di cosiddetta “malasanità” è quello sempre di rivolgersi ad un avvocato, prima di sporgere eventuali denunzie, il quale saprà consultarsi con un medico legale al fine di poter fare una prima valutazione sul caso e decidere se sussistono elementi tali da richiedere un accertamento di eventuali responsabilità penali all’autorità giudiziaria.

Per informazioni e contatti scrivi una e-mail all’indirizzo: avv mimmolardiello@gmail.com

Avv. Mimmo Lardiello

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