24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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Il Partito Repubblicano Italiano: a Taranto serve un rinnovamento culturale e politico

Una veduta aerea di Taranto
Una veduta aerea di Taranto

Riceviamo e pubblichiamo una nota a firma del Partito Repubblicano Italiano di Taranto:

«Cosa manca a Taranto per candidarsi a pieno titolo tra le città protagoniste in positivo dei prossimi anni? Consultando il web o le enciclopedie, anche il lettore più distratto può scoprire che il nostro territorio ospita la più grande acciaieria d’ Europa, la base navale militare più importante della nazione, un porto ben attrezzato, un aeroporto con la pista più lunga d’ Europa e poi realtà industriali di eccellenza, oltre a bellezze paesaggistiche, architettoniche e museali di primo piano. Pertanto sembra un controsenso che una città – la terza per grandezza del meridione continentale – che esprime tutto questo, risulti poi schiacciata e costretta dalle realtà vicine, ad un’esistenza periferica e risibile. Pertanto, ripetendo nuovamente la domanda, cosa manca a questa città per spiccare il volo? L’ interrogativo non ha una risposta semplice, anzi potrebbe non avere una sola risposta e, sicuramente, per argomentare questa risposta servirebbe tanto spazio.

Tuttavia se dovessimo cominciare da qualche parte, si potrebbe affermare che ciò che è mancato – tra le tante cose – è sicuramente una visione culturale e politica ben strutturata. La mancanza di una dimensione formativa cittadina degna di nota è alla base, soprattutto, della non crescita di una classe dirigente preparata, oltre che capace nell’ avere un modello realizzativo progettuale serio. Ma la mancanza di una dimensione culturale è anche alla base dell’assenza di una politica di ampio respiro, che faccia a meno di mestieranti o mezze figure e che sia capace di imprimere una svolta alla città. Taranto non è in grado di essere un polo attrattivo non solo per gli abitanti della propria provincia ma anche per i suoi stessi cittadini che tante volte preferiscono andare altrove a spendere i propri soldi. Per non parlare della fuga dei cervelli tristemente in aumento. Inoltre sono deficitari i collegamenti tra la provincia ed il capoluogo, il che rende scoraggiante recarsi in città.

Città che nel frattempo esce alla ribalta nazionale solo per le note vicende dell’inquinamento impoverendo, di fatto, la propria immagine mentre, nel frattempo, vengono poco enfatizzati, se non demonizzati gli eventi culturali o sportivi o comunque attrattivi che con fatica vengono organizzati. Questi sono problemi cronici a cui non si è data e non si dà mai una risposta obiettiva e seria. D’altronde in queste settimane in cui ricorre il mantra pro o contro Melucci, vorremmo osservare come PRI, che la questione non è solo sul sindaco che dovremo andare ad eleggere ma è molto più profonda. Tutti parliamo di una sudditanza di Taranto nei confronti di Bari, fermo restando che a nostra memoria non ricordiamo periodi in cui le decisioni politiche ( serie) non fossero prese a Bari o a Lecce ( il che non significa che ciò debba per forza continuare in eterno), ma poco ci si sforza di capire da dove nasca questa sudditanza e cosa sia stato fatto per combatterla in tutti questi anni. Siamo davvero convinti che aver defenestrato un sindaco a cinque mesi dalla scadenza del mandato (nel momento in cui Draghi, chiedeva ai comuni compattezza per il buon proseguo del PNRR) sia stato un atto di ribellione contro il potere centrale barese? O è stata ancora la dimostrazione di una miopia politica incosciente se non dannosa per le sorti della nostra città? Davvero pensiamo che quattro anni e mezzo, successivi ai dieci anni di stagnazione di Stefano, fosse un tempo sufficiente per giudicare un percorso politico amministrativo?

E soprattutto a livello regionale e nazionale, i nostri consiglieri, i nostri deputati mentre si consumavano le Idi di Marzo contro Melucci a cosa pensavano? Perché immaginiamo che un onorevole o un senatore di Taranto, come anche un consigliere regionale abbia un filo diretto con il sindaco della propria città (indipendentemente dal colore politico) e se non lo ha, dobbiamo pensare che, non abbia svolto, pienamente, il ruolo per il quale il popolo lo ha eletto. Non dobbiamo essere noi del PRI a dover ricordare che la crescita di una città nasce a livello locale ma si articola a livello regionale e nazionale, attraverso l’elezione di persone che, quantomeno dovrebbero far crescere il territorio e non solo occupare poltrone per farsi la guerra.

Maggioranza e Opposizione hanno il dovere morale di dialogare, di confrontarsi e di scontrarsi per raggiungere sempre, e sottolineiamo sempre, quel compromesso capace di far crescere il proprio territorio. Pur partendo da idee differenti il politico, quando è serio e capace, incontra l’avversario su ciò che unisce, perché il fine ultimo è arrivare a fare il bene del proprio popolo e non la distruzione del rivale. Ugo La Malfa ripeteva che in politica serve “un’alleanza etico-politica, dal forte impulso morale perché la storia e fatta di energie morali” Ma questa è cultura politica che, evidentemente, da noi manca (e manca da tanto tempo) e la cui assenza risponde alla nostra domanda iniziale. Tuttavia il popolo di Taranto che elegge rappresentanti mancanti di cultura politica, privi anche di un partito articolato a livello nazionale che li tuteli, non lasciandoli alla mercè del Presidente della Regione non è esente da colpe. Se sempre il popolo di Taranto portando avanti le immancabili liste civiche che, in un paese dove l’educazione civica latita, sono in realtà sacche di clientele o trasformismo penalizza la crescita del suo territorio, orbene di questa (ir)responsabilità di scelta, i tarantini devono pur rispondere, o quantomeno dovrebbero cambiare i rappresentanti, perché errare è umano ma perseverare è diabolico.

Pertanto la prima cosa da fare non è tanto parlare di nomi, ma parlare dei programmi – delle idee – tutte cose che in questo periodo non compaiono da nessuna parte. O meglio della parte recentemente scaricata i programmi li conosciamo da tempo ma degli ipotetici competitor ignoriamo ogni idea. Ci chiediamo, pertanto, perché si dovrebbe sceglierli. La seconda cosa da fare è impegnarsi a dar vita, come stiamo facendo da quasi un anno a quella casa Liberale e Democratica che è l’espressione di una cittadinanza sana, laboriosa, onesta, preparata e che si riconosce in valori etico morali condivisi senza cui la politica è solo brigantaggio. Una cittadinanza che può donare e donarsi al territorio senza dover chiedere per forza qualcosa in cambio. In questo senso, da alcuni mesi la stretta collaborazione con intelligenze locali e nazionali, sta aiutando a creare anche a Taranto un modello nuovo che possa essere espressione di questo centro riformista, di cui con Carlo Cottarelli abbiamo discusso nella nostra città e senza il quale nessun Sindaco potrà essere sicuro di intrepretare liberamente e al meglio la sua missione di riscatto per la città».

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