22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 09:50:00

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Il nuovo “Rudy” è bello e… possibile

foto di Il modello castellanetano, Fabio Mancini;
Il modello castellanetano, Fabio Mancini

È alto 1,89, occhi verdi e capelli castani, fisico asciutto ma scolpito dal nuoto, ed è di origini castellanetane, lo stesso paese che dette i natali alla più grande icona della bellezza maschile, Rodolfo Valentino. Uno così era sprecato a fare – che so – il benzinaio, anche perché ha un diploma in Grafica e Comunicazione, e due anni di scienze motorie (Isef) all’università di Torino. E, infatti, nel 2007, a 21 anni, la sorte lo porta a passeggiare in pausa pranzo in via Montenapoleone, dove lavorava come commesso in una boutique per signore.

Per strada incrocia nientemeno che Giorgio Armani con alcuni uomini del suo staff. Non arriva alla fine dell’isolato che un collaboratore del grande stilista lo raggiunge e gli dice che il maestro l’ha notato e vorrebbe vedere se è in grado di sfilare. Fabio Mancini dapprima si schernisce, ma capisce che certe opportunità non si perdono: fa un provino e subito comincia a sfilare per i marchi Giorgio Armani ed Emporio Armani, per divenire poi – e per molti anni – testimonial di diverse linee come Emporio Armani Undewear , Armani Jeans Armani Excarge. In breve diventa il volto e il fisico iconico della grande Maison, ma sfila anche per gli altri più grandi nomi della moda, collezionando premi su premi: la rivista Vougue lo ha addirittura inserito nei 50 modelli maschili più sexy di tutti i tempi. Quando il Rotary Club di Ginosa-Laterza – che lo ha nominato socio onorario per l’origine della vicina Castellaneta ma anche per il suo impegno sociale – ti invita a una serata sul tema della comunicazione insieme al collega Walter Baldacconi e a una intervista pubblica al modello, ci pensi un po’ su perché vieni assalito da qualche preconcetto nei confronti di quel mondo.

Ma quando cominci a fare ricerche su tutto l’uomo Fabio Mancini, i preconcetti si sciolgono e lasciano il posto alla curiosità del giornalista che si trova di fronte a un caso singolare e interessante. Oltre al resto, l’erede estetico di Valentino, si occupa molto di questioni sociali: collabora da anni con diverse Onlus, con l’associazione dei donatori di sangue, con l’Ansabbio di Bologna per animare la vita negli ospedali; partecipa a eventi di beneficenza soprattutto sul tema della salute. La serata rotariana è iniziata col saluto e una presentazione da parte del dinamico presidente del sodalizio, Vincenzo Pavone, che ha organizzato il tutto, ed è proseguita con una conversazione a due voci fra il direttore di Studio 100 e il sottoscritto , moderata e a tratti sollecitata dal pastpresident e istruttore di Club, Massimo De Luca. Sono stati, così, trattati vari temi: dalla comunicazione in generale, al valore delle cronache locali, alla comunicazione del Rotary, argomento – questo – messo per quest’anno in evidenza dallo stesso presidente internazionale. Al termine, è stato lasciato spazio all’intervista pubblica al supermodello. Il quale – già in parte conosciuto dai soci rotariani di quel Club – ha svelato il vero volto di questo ragazzo al quale fama, soldi, giri del mondo e belle donne non hanno scalfito la solida patina di umanità.

Nonostante il mondo in cui lavora non sia molto simile a una sagrestia, Fabio dichiara candidamente di non avere vizi, ma di curare al meglio il proprio corpo col quale lavora: non fuma, non bene, “ovviamente non mi drogo”, afferma pignolo, si nutre in maniera sana, si allena in palestra e in piscina, e ammette un solo vizio: quello delle belle donne. Ma in questo caso, vorrei vedere qualcuno alzarsi per fargli una paternale… Anche se originario di Castellaneta, è nato in Germania perché lì, per qualche anno, emigrò il padre muratore. Tornati in Italia, la famiglia si trasferì per lavoro in Lomellina, dove il giovanissimo Fabio, insieme agli studi, non mancava di aiutare il padre facendo anch’egli il muratore. Quindi un uomo che ha conosciuto il lavoro vero, quello che rovina le mani, e che forse fa apprezzare di più il guadagnare bene solo strusciando le scarpe su una passerella di moda.

E quel padre, oltre a insegnargli a manovrare la cazzuola, gli ha insegnato – evidentemente – anche i valori della famiglia visto che questo ragazzone (il quale, a parte l’intervista, passa la serata a giocare e farsi i felfie coi bambini presenti) appena può si fa mille chilometri per venire a Castellaneta a trovare il nonno a cui è legatissimo. E a darci l’ennesima lezione – soprattutto a noi giornalisti – che il preconcetto è sempre il modo più errato per approcciarsi a qualcuno o a qualcosa. Specie se, a conclusione dell’incontro, ti dice che, più che come erede di Valentino o per altri meriti del suo lavoro, vorrebbe essere ricordato semplicemente come “una persona per bene”. Trovarne molti altri di giovani, per di più baciati da un grande successo, che la pensino così…

Antonio Biella

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