20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 20:34:00

foto di La statua di Dante nel parco che si trova in fronte al Lincoln Center, nella città di New York
La statua di Dante nel parco che si trova in fronte al Lincoln Center, nella città di New York

Cento anni fa, nel 1921, in occasione del sesto anniversario della morte del poeta ci fu una gara, in effetti una vera e propria lotta, fra fascisti e nazionalisti di appropriarsi di Dante, entrando in competizione con i cattolici. Il 30 aprile 1921 Benedetto XIV emanò una enciclica in cui celebrava Dante come «cantore più eloquente del pensiero cristiano» invitando il mondo cattolico a celebrare nel migliore dei modi lo stretto legame del poeta con la cattedra di Pietro e con la stessa fede cattolica. Un legame che, nato con la creazione di una cattedra su Dante presso l’Università pontificia dell’Apollinare (ora Lateranense), istituita nel 1886, a seguito della cancellazione nel 1881 dall’Indice dei Libri proibiti del De Monarchia, si è consolidato con la partecipazione alla sottoscrizione internazionale per l’erezione del mausoleo promossa a Ravenna nel 1891.

Nel 1921 si innalzò una statua di Dante a New York, nel cuore della città, di fronte al Lincoln Center for the Performing Arts, nel Dante Park, aggiungendosi così a quel le di Giuseppe Garibaldi in Washington Square (1888), di Cristoforo Colombo a Columbus Circle (1892),di Giuseppe Verdi( 1906). Invero per iniziativa della comunità italiana il monumento avrebbe dovuto essere inaugurato dieci anni prima per celebrare il cinquantenario dell’Unità di Italia, ma la statua fu respinta “per demeriti architettonici”. Giovanni Pascoli aveva, per l’occasione, anche scritto un Inno degli emigrati italiani a Dante, che nella cerimonia inaugurale avrebbe dovuto essere accompagnato dalle musiche di Leoncavallo. Immediatamente dopo Mussolini ne avrebbe ufficializzato il culto della memoria come poeta vate della grandezza nazionale, prescrivendo annualmente pellegrinaggi alla sua tomba in occasione della ricorrenza della morte. I monumenti a Dante dal Risorgimento al fascismo costituiscono un utile strumento per insegnare a rileggere le testimonianze statuarie secondo un motivante punto di vista diverso da quello routinario dei manuali di storia.

Il che – si badi – non significa liquidare la storia dentro le immagini, né significa ridurla a retorica e neppure illanguidirne la carica evocativa; vuol dire, e semplicemente, un’apertura a una didattica pluridisciplinare che tenga insieme politica, arte, letteratura e spazi urbani (resa possibile oggi anche con gli attuali mezzi tecnologici: primo fra tutti lo smartphone!) Una didattica che, superando la monotonia del marmo, si rinnovi facendo riscoprire tali testimonianze statuarie non soltanto in Italia, ma anche quelle che si stagliano in tante piazze delle città del mondo. Così al posto della bianca piattezza del marmo ecco profilarsi una tavolozza coloratisssima. Un modo di insegnare volto a riapprezzare il senso della memoria, ma anche a rivivere un passato caleidoscopico in grado di prospettare un futuro pluricromatico. Una storicità meno intisichita dal libresco non zavorra per nulla il racconto del ricordo; lo abilita in modo plurale verso nuovi capitoli da scrivere insieme.

Cosimo Laneve

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