20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 20:34:00

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Il Taranto si lecca le ferite e prova a rialzare la testa

foto di Il Taranto
Il Taranto

“Comunque io tenterò”, scriveva il filosofo latino Seneca. E’ andata male il primo atto stagionale del derby più autentico di Puglia, rinnovato dopo tre decadi di attesa ed antitesi di destini, si è consumato con amarezza per il Taranto, disorientato e trafitto dalla corazzata Bari. Evoluzioni di storie e traguardi diametralmente opposti per le due compagini, ed un risultato emblematico per le aspirazioni e per le dimensioni realistiche delle due protagoniste: salita in cadetteria per i biancorossi del presidente De Laurentiis, conservazione della categoria professionistica riconquistata da parte dei rossoblu del massimo azionista Giove.

Non è un sacrilegio, né rappresenta un alibi alludere alle diversità progettuali e logiche, come al divario economico d’investimento fra i due club: il Bari è completo in tutti i reparti, organizzato nell’interpretazione di entrambe le fasi di gioco, ricco di qualità ed esperienza nelle sue individualità, è protagonista della prima, vera fuga in vetta alla classifica, dopo aver attraversato le forche caudine della disillusione dei precedenti campionati. Il Taranto, invece, non ha mai smarrito la consapevolezza del suo obiettivo, ostentando anche una sorta di atarassia dinanzi alle enfatizzazioni della piazza, che pure è stata fagocitata da sentimenti nevrotici dopo il pesante passivo rimediato al “San Nicola”, complice quella rivalità ancestrale di ruolo che ha sempre qualificato le due città. Non sono state indovinate le letture e le metamorfosi applicate contro la formazione di Michele Mignani, ma la didattica e lo studio alla base delle scelte sono indiscutibili e seguono una dottrina precisa. Soprattutto raccontata e spiegata senza artifici retorici dallo stesso allenatore rossoblu: il sistema tattico adottato è stato inedito ma non casuale, nonostante i meccanismi inceppatisi nel corso della battaglia. Ha prodotto certamente una destabilizzazione fra reparti e singoli, ma non è corretto etichettare una prestazione purtroppo confusa e scarsamente decisionista da parte della squadra, come mera involuzione.

“L’opzione del 3-5-2 è scaturita dalla necessità- ha svelato mister Laterza- Le scelte sono state forzate, soprattutto per l’assenza del terzino destro: Riccardi è infortunato, lo staff medico ha cercato di recuperare Tomassini e Versienti. Ho pensato di disporre la linea arretrata a tre per sfruttare l’uomo in più, visto che il Bari si esprimeva con due attaccanti ed un trequartista di elevata caratura, consentendo gli inserimenti dei due interni. La pedina in più avrebbe dovuto aiutare i tre elementi di posizione, cercando di operare in ampiezza nella fase di possesso”. Spunti interessanti per ribadire alcuni concetti. Innanzitutto, il nonintegralismo tattico che ha sempre contraddistinto Laterza, pronto ad osare e sperimentare soluzioni idonee nella teoria del contesto, aldilà delle sue predilezioni e dei suoi dogmi, inerenti alla materia calcistica moderna. Di conseguenza, un ragionamento originale: le esitazioni espresse dai giocatori attraverso la carenza di sintonia e movimento fra i comparti, potrebbero essere vincolate all’assimilazione decisamente più costante nel collaudo dei moduli 4-2-3-1 e 4-3-3. Inoltre: più volte si è insistito sulla precarietà in organico che avrebbe potuto compromettere il processo mnemonico della squadra stessa. Ed è in quest’ottica che il sodalizio ionico deve intervenire, assicurando all’allenatore correzioni ed avvicendamenti nell’imminente sessione invernale del calciomercato. Non significa rinnegare determinate scelte, ma incastonare con intelligenza elementi funzionali, rimpinguare la rosa, sostituire chi stenta nel rendimento personale.

Il Taranto merita un allestimento all’altezza del percorso effettuato sinora, ad una partita dall’epilogo del girone d’andata: per evitare patemi, per marchiare a fuoco una salvezza tranquilla, scevra dall’apprensione fra il limbo e l’appendice dell’estesa zona play off. “La strategia iniziale prevedeva che la squadra si abbassasse fra le linee per poi ripartire- ha precisato mister Laterza a fine gara- Avrebbe potuto cambiare atteggiamento durante la partita, cercando di andare a prendere alti gli avversari. Ma il Bari non perdona gli errori nel primo pressing e si proietta subito sulla trequarti, con uomini che sanno attaccare la profondità”. “Abbiamo faticato – ha continuatoNel secondo tempo, ci siamo un po’ riorganizzati, abbiamo sfoderato una fisionomia ed uno spirito diversi, abbiamo creato qualche difficoltà”. Troppo poco, troppo tardi. Giovinco è testimone di garanzia e qualità nel Taranto, si è prodigato in un’opera incessante di sacrificio anche a tutela del baricentro, si è procurato il calcio di rigore e l’ha capitalizzato sul primo palo dopo la neutralizzazione del tiro dal dischetto da parte di Saraniti. Occorre che siano gli over, i protagonisti con maggiore dimestichezza in categoria, a prendere per mano i talentuosi e giovani compagni, affinché possano dominare la loro emotività in sfide simili. Il Taranto ha bisogno della rinnovata ispirazione in area di Saraniti, così come della stabilità nel contributo da parte di Pacilli, delle geometrie a centrocampo (area in cui si sono sofferte la densità e l’intesa dei biancorossi) dispensate dai vari Civilleri, Marsili, Bellocq. Anche di quell’affiatamento in retroguardia che ha rappresentato, insieme con l’equilibrio nella fase di non possesso, l’arma sicura dell’inizio del torneo: le superficialità, le ingenuità e le tensioni devono essere cancellate. Una missione per l’anima del Taranto che deve ripartire.

Alessandra Carpino

1 Commento
  1. vincenzo 1 mese ago
    Reply

    La più brutta prestazione offerta dalla squadra. Con la palla tra i piedi, non si riusciva mai a fare più di due o tre metri in avanti concedendo la stessa all’avversario, nonostante con una maglia vistosamente diversa dalla nostra. Ciò dimostrava l’assenza di idea su cosa fare. Lasciamo stare l’assenza forzata degli esclusi per fatti fisici che denota sempre per scelte di attori non nel pieno della forza fisica di un atleta. Purtroppo erano visibili le corse con l’avversario finite sempre soccombenti. Sono, purtroppo, convinto che se non si corre al riparo, faremo anche questa volta la solita toccata e fuga dalla categoria superiore.
    Ad majora rivolta a chi vuol sentire e può ricorrere ai giusti ripari perchè con una serie C così livellata, basta poco per emergere.

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