24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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“Gesù, pensaci tu”. Don Luigi dialoga con Luciano Regolo a Martina Franca

foto di Don Luigi Maria Epicoco mentra dialoga con Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana
Don Luigi Maria Epicoco mentra dialoga con Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana

MARTINA FRANCA -“Non si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candeliere, perché faccia luce a tutti coloro che sono in casa”. Riprende un versetto di Matteo ed esordisce così don Luigi Maria Epicoco, sacerdote e scrittore, dialogando con Luciano Regolo, condirettore di Famiglia Cristiana e autore del volume “Gesù, pensaci tu”, durante l’evento di presentazione tenutosi domenica 12 dicembre a Martina Franca, presso la Parrocchia di Regina Mundi. Il testo, il cui sottotitolo “Vita, opere, scritti & eredità spirituale di don Dolindo Ruotolo nel ricordo della nipote” spiega già l’essenza dell’opera, è la prima biografia completa di Don Dolindo Ruotolo, sacerdote napoletano morto in odore di santità nel 1970. Le parole di don Luigi che dialoga con l’autore riflettono la sensazione che dice di aver provato avvicinandosi alla figura di Don Dolindo, uno dei più grandi mistici dei nostri tempi.

Approcciandosi al testo di Regolo, la percezione che il sacerdote sia stato una lampada sì ardente, ma tenuta sotto il moggio per tanto tempo, è forte. Alle sofferenze fisiche, don Ruotolo in vita dovette aggiungere anche quelle psicologiche, dovute all’ostracismo delle stesse istituzioni ecclesiastiche che lo sospesero a divinis per ben diciassette anni. Quale mortificazione più grande, per un sacerdote, del non poter celebrare così al lungo? Sacerdote, esorcista, ora servo di Dio di cui è in corso la causa di canonizzazione, don Dolindo fin da giovane ha intessuto dialoghi con il Cielo. La sua figura è legata a quella di Padre Pio, con cui era in contatto spirituale e con il quale condivise la salute sempre provata, fenomeni mistici come le bilocazioni, gli scontri notturni con il demonio e l’obbedienza serena all’autorità della Chiesa nei tempi del più freddo discernimento. Ripercorrendo le pagine del volume di Regolo, don Luigi Epicoco, che è anche assistente ecclesiastico del Dicastero pontificio per la comunicazione ed editorialista dell’Osservatore Romano, scorge tra le righe come già la vita stessa di Don Dolindo sia stata un annuncio vivo del Vangelo.

La santità del religioso (che Padre Pio, con il quale aveva un intenso contatto spirituale, definiva l’”apostolo di Napoli”) è un segno che continua a essere vivo, anche a diversi anni dalla morte. L’errore nel quale si può incorrere, rileggendo la vita del sacerdote, potrebbe essere quello di semplificare il dolore come un’esperienza che, di per sé e da sola, santifica. “Non basta vivere la sofferenza per entrare in un percorso di santità. – riporta don Luigi – Il dolore è anzi in grado di tirar fuori il peggio che è in noi”. Nel dolore ci si sente soli, incompresi dal resto del mondo, frustrati e impotenti rispetto ai progetti e ai desideri di vita. La sofferenza non ha nulla di santificante in sé. Qual è allora la grandezza dei santi come don Ruotolo? L’essere riusciti a trarre un percorso di santificazione da un’esperienza umanamente tendente alla dannazione. La crocifissione di Cristo ne è la dimostrazione. La croce si staglia sul Calvario in un panorama di totale silenzio. Gli evangelisti esprimono il dolore di Cristo crocifisso con poche parole, sette in tutto. Accanto a lui i due ladroni. Sorvolando sulle ben note parole del ladrone buono, al quale viene annunciata la certezza dell’imminente Paradiso, Epicoco si sofferma sull’altro uomo, quello che passa alla storia come il “cattivo”, le cui parole però rispecchiano la visione mondana delle sofferenze e delle aspettative. Parole così disperatamente umane che dicono “se sei Dio, perché non mi salvi da questa sofferenza?”. Il dolore sembra messo lì appositamente per instillare nell’uomo il dubbio che Dio sia davvero Padre: come può un genitore permettere che i propri figli soffrano, senza intervenire?

La testimonianza eroica di don Dolindo è una risposta viva, vera: nei momenti di dolore, di mortificazione del corpo e dell’anima per le circostanze avverse della vita, il religioso si abbandona completamente a Dio e lo fa senza indugio alcuno. Il totale affidamento al Signore diventa allora per lui, e per coloro che lo circondano, un immenso tempo di grazia. “Gesù, pensaci tu”, la giaculatoria che don Dolindo soleva pronunciare sempre, diventa così un progetto di vita: tre parole che hanno il senso di missione. La via della santificazione di fronte al dolore passa per l’atto di abbandono completo a Dio, e la letizia spirituale che ne deriva, comune a Don Ruotolo, come a San Pio da Pietrelcina, Natuzza Evolo e altri mistici, non è propria ma viene da Dio. cco che la biografia di Don Dolindo Ruotolo lascia nel lettore un retrogusto che ispira desiderio di santità. Non è semplicemente la lettura di una storia, ma occasione di ispirazione per la propria storia personale. Il volume è edito da Edizioni Ares Milano, pubblicato anche in polacco; prefazione a cura di monsignor Formenti della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore.

Donatella Gianfrate

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