24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

foto di Costantino Esposito
Costantino Esposito

La sezione di Taranto della Società Filosofica Italiana anche quest’anno ha voluto celebrare la Giornata Mondiale della Filosofia incontrando una voce autorevole del panorama filosofico nazionale. Costantino Esposito, professore ordinario di Storia della filosofia all’Università di Bari, tra i più importanti studiosi di Heidegger e di Kant, ha accettato l’invito di parlare del suo ultimo libro, Il nichilismo del nostro tempo. Una cronaca, edito nel 2021 per i tipi di Carocci e dedicato al fenomeno più significativo dell’età contemporanea. Il volume, bello e di facile lettura, porta il sottotitolo di Cronaca perché nasce dalla raccolta di una serie di articoli pubblicati sull’”Osservatore Romano”, collegati tra loro come un unico percorso in forma di rubrica e successivamente integrati da ulteriori contributi che mettono a fuoco tutte le sfaccettature del tema prescelto. Ne esce un quadro multifocale della crisi contemporanea, che attraversa la storia della filosofia ma anche l’antropologia e la letteratura del Novecento. In ogni capitolo i classici del pensiero moderno, da Cartesio a Kant, da Nietzsche a Heidegger, intrecciano un dialogo con autori più recenti, sociologi e letterati come Philip Roth, Italo Calvino e Virginia Woolf, fino a spingersi nei territori della cultura di massa. Esposito, infatti, non disdegna di avventurarsi nell’analisi dei film e delle fiction televisive più attuali, là dove si fabbricano le ideologie contemporanee, smontandone i contenuti filosofici che soggiacciono alla trama e che veicolano i semi del nichilismo.

Ma di quale nichilismo parla l’autore? La riflessione sul nulla (in latino nihil, da cui la parola italiana nichilismo) caratterizza la storia della filosofia fin dalle sue origini. Fu Parmenide, infatti, a introdurre il concetto di non-essere – ciò che non esiste – e che si oppone all’essere, a ciò che esiste e che è vero perché costituisce la vera sostanza delle cose. Questa definizione contiene un paradosso intorno al quale si è arrovellato per secoli l’intero pensiero filosofico occidentale. Noi esseri umani, poveri comuni mortali, saremmo spontaneamente portati a ritenere di “essere” , ossia di esistere, in quanto viviamo nella realtà. La filosofia, invece, per molti secoli, ha preteso di correggere questa nostra illusione, facendoci osservare che possiamo definire “essere” solo ciò che contiene l’essenza vera dell’essere e dunque, esprime la verità. Sfortunatamente per noi, la verità non si lascia vedere, rimane misteriosa e invisibile. Ciò che è visibile è solo ciò che appare, la vita che si svolge davanti ai nostri occhi e che noi possiamo esperire con i nostri sensi.

Dunque la nostra esistenza si presenta come un’apparenza, un non-essere, un nulla che non sembra avere significato. Questo problema, che rappresenta l’aspetto nobile del nichilismo, ha mobilitato la riflessione filosofica per molti secoli, impegnandola in alcuni interrogativi determinanti intorno al senso della vita. Perché c’è l’essere e non il nulla? E che senso ha l’esistenza umana che è venuta al mondo dal nulla? Quali valori possono guidare la nostra vita affinchè in essa si possa dispiegare l’essere e non il nulla? Una svolta nella ricerca intorno a queste domande di senso è stata impressa alla fine dell’Ottocento da Friederich Nietzsche, pensatore che ha decretato l’affermazione del nichilismo nella modernità, ossia del divorzio ormai consumato tra la vita e il suo significato più profondo. Nietzsche ha anche pronosticato un “nichilismo attivo”, una liberazione dal peso e dall’angoscia che la ricerca del senso provoca in noi. La “volontà di potenza” del “superuomo”, l’individuo capace di oltrepassare i limiti della condizione umana e di liberarsi dai condizionamenti della tradizione, sarebbe stata in grado di smontare i vecchi valori ormai privi di significato. Il forte sentire di questo individuo eccezionale, libero di affermare eroicamente sé stesso, avrebbe potuto fabbricare nuovi valori molto umani e molto terreni, alieni da qualunque consolazione metafisica. Da allora, il nichilismo ha impregnato di sé la mentalità contemporanea, corrodendo tutti i principi tradizionali e provocandone una crisi profonda. Per noi è diventato ovvio parlare di “crisi dei valori”, esibire lo scetticismo di chi ormai non crede più a niente, tanto da dover ammettere che il nichilismo è divenuto la nostra filosofia dominante. Viviamo in un’epoca sfacciatamente nichilista, che ha perso anche la spinta eroica e superomistica dell’individuo eccezionale capace di superare il nulla, costruendo un mondo nuovo a propria immagine e somiglianza. Il nichilismo contemporaneo, osserva Esposito, è diventato un’ideologia da salotto, che mantiene “lo stile educato e corretto di una borghesia radicale di massa”.

L’autore viviseziona questo nichilismo prodotto dalla società dei consumi, esaminando la cultura che esalta l’individualismo sfrenato e accetta come attendibile qualunque valore, non certo nel nome di una sincera ricerca della verità. Figli del decostruzionismo nietzschiano e dell’”età dei diritti”, oggi ci accontentiamo delle interpretazioni della verità proposte come “gioco incrociato delle opinioni” tutte ugualmente accettabili, tutte improntate al quotidiano passatempo del politically correct. “La liberazione dal senso era stata presentata come una promessa di liberazione dell’io – rileva l’autore – e invece ha portato allo svuotamento dell’esperienza delle persone”. Eppure – egli è convinto – in questa cultura segnata dal fenomeno di una perdita di significati e di valori emerge potente un bisogno. Nel vuoto provocato dalla caduta delle certezze, si rende visibile “un desiderio del senso come desiderio di essere, come la fioritura impossibile di una terra secca e pietrosa”.

Esposito, dunque, in questo prezioso volume che esplora ogni forma del panorama nichilista contemporaneo, rovescia il segno del pensiero dominante. Il nichilismo qui, ben lontano dall’indulgere nella vittimistica lamentela sulla perdita dei valori, diventa un’opportunità, una nuova occasione di ricerca della verità, che possiamo intraprendere con rinnovato spirito critico “proprio grazie alla forza anti-idolatrica” dispiegata dal nichilismo stesso. È innegabile, infatti, la portata critica e decostruttiva del pensiero nichilista, che ha sottoposto al vaglio interpretativo tutte le nostre esperienze e ha provocato il crollo delle “vecchie” convinzioni novecentesche (Dio, la patria, la famiglia, i doveri morali che impediscono l’affermazione di sé) Ne è nato, tuttavia, un antropocentrismo che ha mostrato ben presto la propria debolezza: gli individui che si illudevano di dispiegare la propria volontà di potenza nel mondo, ciascuno affermando sè stesso sull’altro, “sono diventati alla fine irrilevanti, cioè intercambiabili o puramente casuali” – conclude l’autore.

Questa mancata sostituzione ha prodotto uno scacco, un vuoto incolmabile che si è insediato fin nel cuore della condizione umana. Proprio da quella profondità si leva una voce che Esposito è deciso ad ascoltare: “è qui che si mostra qualcosa di irriducibile nella sua nudità”– egli sostiene – “Come se un io chiedesse di nascere di nuovo, ossia cercasse qualcosa, uno sguardo, un incontro, un fattore esterno a sé, che gli riveli di che stoffa è fatto il suo essere, anzi lo chiami a essere sé stesso”. Ed è proprio questa chiamata a sé stesso che l’autore analizza, esplorando l’agostiniana ricerca della verità interiore ma interrogando anche il mondo esterno, consapevole che la natura del soggetto umano è anch’essa oggettiva. Apparteniamo a noi stessi ma anche al mondo nel quale viviamo, nel quale non siamo soli ma sempre circondati dagli altri. La liberazione dal vuoto nichilista è possibile, dunque, solo nell’incontro e nel riconoscimento dell’altro/a perché – scrive Costantino Esposito – “c’è senso e destino solo quando l’io riconosca (anche per contestarlo) un altro da sé non come propria proiezione dialettica, ma come l’irriducibile a sé il cui nome può essere quello di un tu”. *

Ida Russo
Presidente SFI – sezione di Taranto

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