20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 20 Gennaio 2022 alle 06:33:28

Cultura News

Tradizioni, dalla Novena all’Epifania

foto di Regali di Natale
Regali di Natale

È questa di oggi l’ultima puntata del 2021 della rubrica “Calannarie” ideata e condotta da Antonio Fornaro, con un tuffo nel 2022 perché Fornaro ci parlerà del lungo periodo natalizio compreso fra la Novena di Natale in corso e l’Epifania. Quella di oggi sarà una puntata incentrata soltanto sulla tradizione e, pertanto, il prossimo appuntamento con la nostra rubrica è rinviato a dopo l’Epifania. Cominciamo col dire che la tradizionale Novena tra i vicoli della Città Antica resterà un ricordo del passato, ma ci è sembrata bella e interessante l’iniziativa del parroco della Cattedrale, mons. Emanuele Ferro, di tenere la Novena di Natale nelle varie chiese della Città Antica di Taranto in forma itinerante. Fornaro ricorda che quello della Novena di Natale è soltanto un pio esercizio che si diffuse nella pietà occidentale del Medio Evo e dell’epoca moderna.

La Novena di Natale fu eseguita per la prima volta in una casa dei Missionari Vincenziani di Torino nel Natale del 1720 e continuò nella Chiesa dell’Immacolata da dove si diffuse prima in Piemonte e poi nel resto d’Italia. Per quanto attiene la Vigilia di Natale, Fornaro ricorda che prima del Covid-19 tutti i tarantini rispettavano il rito tradizionale del digiuno della vigilia in attesa del cenone. Pertanto gli adulti non mangiavano le pettole ma era permesso soltanto ai bambini e ai ragazzi fino ai 18 anni. Mentre il cenone dell’Immacolata viene ricordato in dialetto con il nome di “sgranatorie” quello di Natale viene indicato con il nome di “strafueche” per intendere che doveva terminare intorno alle 22 per dar inizio alla bella cerimonia, ormai dimenticata, di far nascere Gesù Bambino nella intimità della propria casa formando una processione dal portone, fino all’uscio della propria casa, che affidava nelle mani del più piccolo della famiglia la statuina di Gesù Bambino.

Poi tutti in Chiesa per la Messa di mezzanotte. Fornaro ricorda che nel 1956 fu lui, nella Chiesa della Madonna della Salute, a tenere una predica di Natale perchè i Gesuiti affidavano il lungo testo al più bravo tra gli alunni di prima media. Alle 2 di notte dall’abbattuta chiesa della SS. Trinità, a cura dell’omonima confraternita, aveva inizio la processione notturna de “ ‘U Bammine curcate”. Questa terminava a mezzogiorno del 25 dicembre nella affollatissima Piazza Castello con il volo delle mongolfiere inneggianti a Gesù Bambino. Questa processione si è svolta fino al 1973. Poi tutti a casa per il pranzo di Natale con la immancabile letterina sotto il piatto e i giochi della tradizione. L’indomani, 26 dicembre, si consumavano gli avanzi del giorno precedente e nel presepe si collocava, nella grotta, la statuina di Santa Anastasia, la scaltra fanciulla che, simulando di portare sotto lo scialle un bambino, ma in realtà era solo un sasso, vide Gesù Bambino e la Madonna trasformò quel sasso in un bimbo che la leggenda vuole fosse Santo Stefano, il primo martire della Chiesa.

Il 28 dicembre si festeggiano i santi Innocenti e Fornaro ricorda che a Taranto è tradizione coprire la statuina di Gesù Bambino e tenere spento il presepe. La tradizione recita che per il giorno di San Silvestro non si fila e non si tesse, non si infila il filo all’ago e né si mette il pettine in testa. San Silvestro fu eletto Papa un anno dopo l’editto di Costantino. Secondo la leggenda guarì l’Imperatore dalla peste. È patrono dei muratori e dei tagliapietre. La sera di San Silvestro le nostre mamme e le nostre nonne si recavano in Chiesa per “consegnare” l’anno a Cristo con il canto del Te Deum. I barbieri regalavano ai loro clienti adulti il tradizionale calendarietto profumato che riproduceva donne in abiti succinti. Intanto il 26 scorso a Putignano non si aprirà, come ogni anno, il Carnevale con le Propaggini perché sono state eliminate tutte le feste che portano all’assembramento. Un detto proverbiale, ricorda ancora Fornaro, recita: “Sereno a Capodanno, bel tempo tutto l’anno”. Se poi si vuole essere ancora più certi sul tempo che farà nei dodici mesi dell’anno che sta per iniziare, ci si deve rifare al secondo proverbio che recita: “Da Santo Stefano all’Epifania (dodici giorni per dodici mesi) si vede l’anno come sia”. Dovremmo ricordare che la notte di San Silvestro non possono mancare “sannacchiudere”, panettone, spumante, lenticchie, cotechino e tutto ciò che richiama alla mente l’immagine della ricchezza e dell’abbondanza, compresa la biancheria intima che, tradizione vuole, sia rigorosamente rossa e che si debba scambiare il primo bacio dell’anno sotto il vischio.

Al di là delle restrizioni imposte dal Covid 19 auguriamo a tutti i lettori e i cittadini di Taranto un 2022 nel quale ci sia più salute per tutti e il benessere che non fa mai male! L’ultimo step di questa puntata ci porterà verso l’Epifania. A tale proposito Fornaro ricorda che con il termine di “Befana” si indica la vecchierella che porta doni e dolciumi ai bimbi. L’Epifania del Signore, invece, è la memoria della rivelazione di Dio agli uomini nel suo Figlio e in greco la parola Epifania significa rivelazione. Si tratta di una festa antichissima celebrata dalle prime comunità cristiane di Alessandria d’Egitto, formate dallo gnostico Basilide. Verso il IV secolo la Festa dell’Epifania si diffuse in Occidente e fu adottata anche dalla Chiesa di Roma nel V secolo. Oggi l’Epifania, insieme al Natale, alla Pasqua, all’Ascensione e alla Pentecoste è una delle solennità più importanti dell’anno liturgico ed è quindi istituita come festa di precetto.

Fornaro fa sapere che il detto che recita: “L’Epifania ogni festa porta via” non si riferisce al solo periodo natalizio, infatti il Presepe delle case private viene disfatto, in linea di massima, la sera del 6 gennaio, ma i presepi delle chiese restano fino al 2 febbraio, festa della Candelora, quando i tarantini friggono per l’ultima volta le pettole. Quest’anno non ci sarà dalla Chiesa di San Domenico la Processione con la statua del Bambino in piedi, opera in cartapesta del 1916, a cura della Confraternita del SS. Nome di Dio, ma a causa del covid 19 sono eliminate tutte le altre manifestazioni compresa la storica Calata dei Magi dei Magi. Per tradizione la mattina del 6 gennaio si tolgono dal presepe i Magi con i cammelli e si mettono le statuine degli stessi in adorazione. Per concludere Fornaro ricorda le magie della notte della Befana quando gli alberi si credeva si rivestissero di frutta, che gli oggetti si trasformassero in oro e che finanche gli animali parlassero. Dolci ricordi di un tempo passato. Auguri a tutti di Buone feste natalizie!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche