24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

Cronaca News

Tumore e inquinamento, è battaglia sulla vicenda del piccolo Lorenzo

Il tribunale di Taranto
Il tribunale di Taranto

Ha chiesto di essere giudicato con l’abbreviato uno dei dirigenti Ilva finito sotto accusa per la morte di un bambino di cinque anni malato di tumore. Per gli altri otto imputati che non hanno scelto riti alternativi, invece, il gup del Tribunale di Taranto Pompeo Carriere dovrà esprimersi sulla richiesta di rinvio a giudizio formulata dal pubblico ministero e decidere se mandarli a dibattimento oppure emettere sentenza di proscioglimento. L’abbreviato chiesto dai legali del responsabile dell’area agglomerato all’epoca dei fatti, gli avvocati Francesco Centonze e Besutti, del foro di Milano, è condizionato all’esame in aula del consulente dei difensori, il professor Angelo Moretto, ordinario di medicina del lavoro all’Università di Padova.

Il pm Mariano Buccoliero, per portare le sue prove in discussione, ha chiesto l’esame del consulente dell’accusa professor Carlo Barone, ordinario di oncologia medica del Policlinico Universitario Gemelli di Roma, che ha redatto la perizia sulla quale si basano le imputazioni di omicidio colposo e di mancata adozione delle misure necessarie ad evitare l’inquinamento di polveri e altre sostanze nocive che avrebbero provocato, secondo la tesi accusatoria, il tumore e la morte del piccolo. Reati che il pm ha contestato a nove imputati fra dirigenti e direttori generali dello stabilimento dell’epoca dei fatti, il 2014. Al piccolo Lorenzo il tumore era stato diagnosticato quando era ancora in culla, a soli tre mesi. Secondo lo studio del perito, il bimbo è venuto alla luce col destino già terribilmente segnato poiché il suo organismo sarebbe stato contaminato probabilmente attraverso “il sangue placentare materno”. Stando sempre alle analisi del consulente dell’accusa, nei tessuti cerebrali del bambino sono state trovate trac-ce di “polveri e particelle metalliche” e di “residui di combustione” che, sostiene il perito della Procura di Taranto, “non possono essere giunti per altra via che non sia quella ematica” quando era ancora nel grembo materno poiché il passaggio sarebbe avvenuto attraverso la placenta e il sangue materno.

Il perito ha esaminato l’esposizione neonatale, della mamma e del bambino negli anni della sua breve vita, all’inquinamento industriale. Infatti, la tesi del docente universitario fa riferimento ad alcuni studi su popolazioni residenti in zone comprese nel raggio di due chilometri da insediamenti industriali. Studi che, è la conclusione della relazione del perito, “dimostrano un eccesso di mortalità per tumori cerebrali nella fascia 0 – 6 anni a seguito dell’esposizione materna”. Nel caso del piccolo Lorenzo, i suoi genitori, in quel periodo, vivevano al quartiere Tamburi di Taranto, quindi la parte della città più vicina allo stabilimento Siderurgico. A causa del luogo di residenza, a pochissimi chilometri dall’acciaieria, secondo il docente universitario, la madre per alcuni anni è stata esposta a inquinanti industriali ritenuti cancerogeni “che possono essere trasmessi per via ematica transplacentare al feto”. Quindi, è la conclusione a cui giunge la relazione del perito, “esiste un nesso di causalità fra l’esposizione materna agli inquinanti di origine industriale e l’astrocitoma del piccolo Lorenzo” in seguito al quale è morto a soli cinque anni.

La neoplasia fatale al bambino sarebbe stata provocata dalla diffusione di polveri e di altre sostanze nocive per la salute umana provenienti dagli impianti siderurgici, parchi minerali, cockerie, agglomerato acciaierie e gestione rottami ferrosi. La famiglia della vittima ha chiesto danni per complessivi 25 milioni di euro agli ex vertici dell’Ilva. Nell’udienza preliminare in corso davanti al gup Carriere, i genitori di Lorenzo e il fratello, di 13 anni, si sono costituiti parte civile tramite gli avvocati Leonardo Laporta e Ladislao Massari che hanno de-positato la maxi richiesta di risarcimento. Ogni familiare ha chiesto 5 milioni di euro, più altri 10 milioni quale risarcimento del danno direttamente subito dal piccolo per le sofferenze patite nei suoi pochissimi anni di vita. Sulle cause all’origine della grave malattia e sul nesso di causalità sostenuto dall’accusa saranno sentiti il perito della difesa e quello dell’accusa nella prossima udienza fissata dal gup per il 24 febbraio del prossimo anno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche