24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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Città Vecchia di Taranto, i presepi ispirati al lavoro nei campi

foto di I presepi di Cangialosi (foto di Pasquale Reo)
I presepi di Cangialosi (foto di Pasquale Reo)

E Gesù Bambino vede la luce fra falci e vomeri. E’quanto accade nell’abitazione di Calogero Cangialosi, in piazzetta San Francesco (Città vecchia), dove in questo periodo natalizio è possibile ammirare una ricca e variegata rassegna presepistica, allestita nella sala del museo del grano, con gli attrezzi utilizzati nella mietitura a costituire inusuale scenografia per l’evento più importante nella storia: Dio che si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi. La scritta posta in alto all’ingresso del museo, “Il grano non muore” (il titolo di un famoso libro di Raffaele Carrieri, che narra le sue memorie di letteratura e arte e soprattutto i ricordi della sua bellissima infanzia vissuta a Taranto agli inizi del Novecento) ben esplicita il senso della iniziativa. Il frumento, infatti, ben si presta a simboleggiare Il messaggio di salvezza del Vangelo che è ancora vivo, nonostante le persecuzioni patite nei secoli.

Inoltre così è ben evidenziato il forte legame della tradizione natalizia con il mondo dei contadini. I reperti della collezione sono stati reperiti nei mercatini dell’usato in tutt’Italia da Cangialosi, fra gli animatori del “Gruppo Taranto”, particolarmente attivo da quasi cinquant’anni nella promozione culturale della realtà locale e che si rifà all’azione di Antonio Rizzo, indimenticato condirettore della “Voce del Popolo”, promotore del “Premio Taranto”. Tra una grotta e l’altra, una stella cometa e sentieri scoscesi, fra innumerevoli statuine che fanno da corona al mistero della Natività, spuntano antichi attrezzi che ben si adattano quali scenografie alle sacre rappresentazioni: falci, ”( setacci (“sutazze), contenitori per il grano mietuto (“stuppijdde”), vomeri, selle per cavalli, forconi, ceste per il pane, perfino matterelli per stendere la pasta (“lajanare”)… Fa le veci della grotta anche il sedile di un vecchio trattore “Landini”, in uso negli anni cinquantasessanta, che, dopo aver riscaldato la testata con il gas, veniva messo inm oto tramite una manovella: “Ma una volta in funzione – spiega Cangialosi – non si spegneva più”.

In un angolo del salone spicca la raffigurazione ad altezza naturale di una lavoratrice dei campi: “Il volto porta i tratti di nonna Margherita, di Stigliano (Matera), che ho conosciuto personalmente, nel suo abituale abbigliamento da contadina e con i suoi abituali attrezzi per la lavorazione del grano: la falce, il mantello che le evitavano le punture delle spighe, i lunghi ditali di canna che proteggevano le dita durante la falciatura – spiega Cangialosi – Se fosse viva, sarebbe stata un ideale quanto convincente personaggio delle Natività viventi”. La notevole analogia fra il Natale e il modo agricolo sembrerebbe ben sintetizzata nella riproduzione appesa alla parete di un famoso quadro di Jean-Francois Millet, “L’Angelus”, realizzato nel 1858-1859 e conservato nel Museo d’Orsay di Parigi, che raffigura una coppia di contadini che interrompe il lavoro per la preghiera, con ai piedi un cesto colmo di prodotti della terra: “Secondo me . dice Cangialosi – si tratta di un vero e proprio presepe: i due contadini sembrano Giuseppe e Maria davanti alla culla del Bambinello (cioè il cesto)”.

Molto belle le statuine dei personaggi dei presepi nei più vari materiali (argilla, gesso, terracotta, anche di plastica di buona fattura, risalenti a circa sessant’anni addietro), anche questi acquistati nei mercatini o reperiti dagli svuota-cantine. “Fu un vero colpo di fortuna – racconta a tal proposito-quello che mi capitò un giorno a una bancarella della Salinella dove uno di loro, conosciuta la mia passione, mi propose l’acquisto di un cartone contenente dei ‘pupi’ in terracotta, lasciatigli da una coppia di anziani, accuratamente avvolti in carta da giornale”e che ora sono gli esemplari di maggior pregiodella mia collezione”. Sono i bella mostra, inoltre, un presepe realizzato interamente con il pane (sottoposto a un particolare trattamento per evitare la muffa) e perfino una vecchia confezione di panettone Motta risalente al 1950, posto fra una Natività e l’altra.

Le visite al museo di casa Cangialosi sono possibili, per chi ce la fa a salire i cento scalini che conducono all’abitazione, tramite prenotazione al 348.932.1946.

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