24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

foto di La Open Arms
La Open Arms

Spunta anche Taranto nella vicenda giudiziaria che ha visto finire sotto processo l’ex ministro degli Interni, Matteo Salvini, accusato di sequestro di persona nell’ambito del caso “Open Arms”. Una storia di cui si è parlato, e si parlerà, moltissimo: come è noto il procedimento è stato avviato a seguito della mancata autorizzazione di sbarco all’equipaggio della nave di una ong spagnola, Open Arms appunto. Siamo nell’agosto del 2019, titolare del Viminale è proprio Salvini che nega lo sbarco alla nave su cui c’erano 147 migranti salvati in mare.

Dopo il sequestro del mezzo ordinato dalla Procura di Agrigento, il 20 agosto la nave verrà poi fatta attraccare a Lampedusa; quindi verrà aperto un fascicolo nei confronti di Salvini per sequestro di persona e abuso di ufficio. Accuse portate avanti anche dal tribunale dei ministri insediato, per competenza, a Palermo. Nella scorsa udienza è stato un testimone, l’ammiraglio Sergio Liardo, capo del terzo reparto del Comando generale delle capitanerie di Porto, a parlare del ruolo (mancato) di Taranto in questa storia. Il 15 agosto del 2019, quando la nave era già davanti all’isola di Lampedusa ci fu “un’interlocuzione tra il Viminale e la Capitaneria di porto” nel corso della quale un importante funzionario del Viminale “ipotizzò l’individuazione di un pos, place of safety, un ‘porto sicuro’, a Taranto o a Trapani. Ma le soluzioni erano impraticabili perché le condizioni del mare non lo consentivano” ha raccontato Liardo.

“In quei giorni, io non c’ero, ero sostituto dall’ammiraglio Martello – ha proseguito l’ammiraglio – ma condivisi quella scelta perché le condizioni del mare erano impraticabili”. Rispondendo alle domande del pubblico ministero Geri Ferrara, Liardo ha quindi raccontato cosa sarebbe accaduto in quei giorni concitati. La nave Open Arms dopo il soccorso “non accettò il pos dato da Malta. Riteneva a quel punto che sbarcare i migranti – è una comunicazione via mail – avrebbe potuto creare dei problemi. Nel frattempo, erano state fatte diverse evacuazioni mediche sotto il coordinamento di Malta. In quel momento Open Arms aveva 107 persone a bordo”. Dopo il no del Viminale, la Ong si rivolse al Tar del Lazio. “Il 14 agosto del 2019, nella notte, arrivò la comunicazione della Open Arms che rilanciava il decreto del Tar Lazio che annullava il decreto di interdizione dell’ingresso e disponeva di dare assistenza ai migranti. In quel momento – spiega Liardo – c’era mare 4 con 25 nodi di vento che suggeriva, anzi imponeva, la necessitò di riparare a Lampedusa. Arrivò, dunque, una richiesta e noi come centro di coordinamento accordammo la possibilità di trovare riparo verso Lampedusa senza disporre ingresso in porto”.

Nelle vicinanze dell’isola, Open Arms tornò a chiedere al Ministero dell’Interno un porto sicuro. “In questa fase alcuni migranti si lanciarono in acqua e furono salvati dalle nostre motovedette”, ha ricordato il testimone, ammiraglio Liardo, il quale ha specificato – rispondendo a Giulia Bongiorno, avvocato di Salvini – che “non c’è mai stato un pericolo per la sicurezza dei migranti a bordo della Open Arms. I migranti sono sempre stati assistiti e quando ci sono stati particolari motivi di salute sono stati sbarcati”. “Io credo che oggi è emerso in maniera nitida il fatto che c’era una linea condivisa di governo, con un documento firmato da tre ministri, che prevedeva il divieto di sbarco di Open Arms – ha dichiarato l’avvocato Giulia Bongiorno – e sono state individuate le ragioni di quel divieto. Oggi l’imputazione crolla, nel momento in cui ci è stato detto che il place of safety c’era, era la nave stessa”. “Stiamo parlando di una nave spagnola che ha raccolto i migranti in acque libiche, ha gironzolato per quindici giorni nel Mediterraneo, che ha rifiutato di andare in Tunisia, di andare a Malta e in Spagna e ha deciso di venire in Italia infrangendo le leggi e a processo ci va il ministro che ha difeso il suo Paese. Siamo veramente su scherzi a parte”. Così Matteo Salvini ai cronisti uscendo dall’aula bunker del Pagliarelli, a Palermo, a conclusione dell’udienza del processo Open Arms dove è imputato di sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio.

Salvini ha aggiunto: “I numeri dicono che ho dimezzato il numero dei morti e ridotto gli sbarchi. Quindi avrei dovuto essere ringraziato e invece sono processato. Abbiamo salvato vite, arrestato scafisti, spacciatori e delinquenti. Ricordo che a Lampedusa sono sbarcati terroristi che hanno fatto attentati in giro per l’Europa. Quindi penso di avere fatto dignitosamente il mio lavoro di ministro”. “Oggi è un giorno troppo importante perché la guardia costiera Italiana testimonierà. E da questo processo mi aspetto giustizia per tutte le persone che soffrono”. Lo ha detto Oscar Camps, fondatore e portavoce dell’ong spagnola Open Arms, parlando con i giornalisti fuori dall’aula bunker del carcere Pagliarelli a Palermo prima che si celebrasse l’udienza che vede imputato il senatore Matteo Salvini per sequestro di persona e rifiuto di atti d’ufficio. “Non c’è cosa più importante che salvare le vite, è la cosa più importante che può fare un uomo per un altro uomo – ha proseguito -. E anche Salvini farebbe lo stesso se si trovasse in una situazione di questo tipo”.

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