19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

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Un bosco urbano da mille alberi. Il progetto al Parco archeologico delle Mura Greche

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Un bosco urbano da mille alberi. Il progetto al Parco archeologico delle Mura Greche

«Oggi vediamo i primi segni concreti di un progetto ambizioso, Taranto circondata da una “cintura verde” di essenze tipiche capaci di assorbire lo smog e ridurre la CO2». Così il sindaco uscente Rinaldo Melucci in riferimento al progetto che prevede la realizzazione di un bosco urbano formato da mille alberi. «A Paolo VI prima, nel parco delle Mura Greche dopo, Arbolia ha iniziato a impiantare i circa 7mila alberi previsti dall’accordo che abbiamo sottoscritto alcuni mesi fa. È il primo nucleo della nostra “green belt” – evidenzia Melucci – che si integrerà con la foresta urbana del quartiere Tamburi, anch’essa presto visibile a tutti. Oggi, in tutta Italia sanno che Taranto è esempio di ripartenza, di rinascita, grazie a questo e a tanti altri progetti che ne hanno rivoluzionato il destino. Dovevamo “solo” programmare e aspettare che i tempi fossero maturi: quel momento è arrivato e tornare indietro è un’opzione impensabile».

Arbolia, società benefit di Snam e Fondazione Cdp attiva nella forestazione urbana, e Windtre, operatore mobile, hanno avviato una collaborazione per la realizzazione di un bosco urbano da oltre 1.000 alberi nella città di Taranto. La nuova cintura verde si trova all’interno del Parco archeologico delle Mura Magno Greche. «L’intervento reso possibile a seguito di un accordo con il Comune di Taranto – si legge in una nota – prevede la messa a dimora complessiva di 1.061 piante di differenti specie arboree alte circa 2-2,5 metri, tra cui leccio, bagolaro, pino domestico, platano, albero di giuda, e arbustive alte circa 1-1,25 metri, tra cui corbezzolo, lentisco, scotano alloro, ilastro comune, agnocastro. L’iniziativa prevede anche la manutenzione del nuovo bosco urbano per i primi due anni. L’area verde, a regime, permetterà di assorbire fino a 258 tonnellate di CO2 in 20 anni e fino a 2.506 Kg di Pm10 l’anno. In considerazione del valore archeologico dell’area, i lavori sono eseguiti in stretto contatto con la sovrintendenza e alla presenza di un team di archeologi. Il progetto – concludono gli ideatori dell’iniziativa – sarà da subito un patrimonio per la comunità locale ed è essenziale che tutti ne abbiano cura».

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