19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

foto Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie
Lo stabilimento Leonardo di Grottaglie

Una vicenda industriale complessa, che riguarda direttamente il territorio ionico ed impatta sulla vita di migliaia di lavoratori, oltre che sullo stesso “Sistema Italia”. No, non è quella che ruota attorno all’ex Ilva, bensì quella che concerne la Leonardo. Recentissima è una interrogazione parlamentare firmata dai deputati di Liberi e Uguali – Articolo Uno, Rina De Lorenzo e Federico Fornaro, e indirizzata al ministro del Lavoro Andrea Orlando. I due parlamentari ricordano che “la Leonardo s.p.a.-divisione Aerostrutture ha comunicato alla Fiom-Cgil, alla Fim-Cisl e alla Uilm-Uil la decisione, assunta in via unilaterale, che dal 3 gennaio 2022 inizieranno 13 settimane consecutive di cassa integrazione ordinaria a zero ore per oltre 3.400 lavoratori, tutti collocati nel Mezzogiorno d’Italia.

Nello specifico saranno coinvolti 1.174 dei 2.500 dipendenti dell’impianto di Pomigliano, 430 dei 700 addetti dello stabilimento di Nola, 1.050 sono i lavoratori collocati in cassa integrazione guadagni dello stabilimento di Grottaglie, in provincia di Taranto, e 790 su 960 per quelli dello stabilimento di Foggia”. Viene evidenziato come questo “fisiologicamente produrrà negative ricadute anche sull’indotto di Campania e Puglia, territori che già in epoca prepandemica vivevano una drammatica ed atavica sofferenza occupazionale” e che “la società, con una partecipazione di controllo del Ministero dell’economia e delle finanze, ha giustificato la decisione con la motivazione di una temporanea congiuntura negativa di mercato, nonostante che le organizzazioni sindacali avessero indicato soluzione alternative”.

“La situazione dell’industria del trasporto aereo e della catena del valore dell’aviazione desta un qualificato allarme sociale, perché il crollo catastrofico del traffico aereo derivante dalla pandemia si aggiunge alle pregresse difficoltà del settore” aggiungono De Lorenzo e Fornaro, con “le commesse in tutto il settore risultano significativamente ridotte ma in maniera non perfettamente coincidente con il crollo del trasporto aereo civile, il che dimostra le potenzialità di questo strategico segmento che, grazie ad un adeguato piano industriale nazionale, si tradurrebbero in concrete opportunità occupazionali. La società, al contrario, ha scelto di non coinvolgere preventivamente i sindacati e il Governo su un piano industriale, senza il quale non sono chiare le prospettive occupazionali e industriali per i siti del gruppo e per la tenuta complessiva dell’azienda; l’urgenza di misure di sostegno per questo comparto ha trovato una forma tangibile il 6 dicembre 2021 nella manifestazione nazionale di Roma delle organizzazioni sindacali del Paese e degli amministratori locali”. La richiesta al ministro è quindi su “quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare”.

«Allo stato, il ministero del Lavoro non ha ricevuto richieste d’intervento, ma ritengo doveroso un approfondimento della situazione d’intesa con il ministero dell’Economia, socio di maggioranza di Leonardo, e con il ministero dello Sviluppo economico, che in più occasioni ha manifestato la disponibilità ad aprire un tavolo di confronto con l’azienda, le istituzioni locali e le parti sociali» è la risposta del ministro. «Ritengo necessario – ha aggiunto Orlando – che il confronto tra azienda e sindacati prosegua, per condividere prospettive industriali e future dell’azienda, delle possibili soluzioni interlocutorie, che in vista delle prospettive di ripresa del settore, possano mitigare gli impatti della riduzione di lavoro, tutelare massimamente l’occupazione e non disperdere lo straordinario patrimonio di competenze e tecnologiche acquisite». E, ha concluso, «assicuro il massimo impegno del ministero del Lavoro per quanto di competenza, a offrire se richiesta, la propria azione di sostegno al dialogo costruttivo tra aziende e parti sociali». Le divisioni sindacali. La manifestazione richiamata da De Lorenzo e Fornaro ha visto protagoniste Fiom e Uilm, una cui delegazione è stata ricevuta dal responsabile delle risorse umane di Leonardo. «L’azienda non si è resa disponibile a ritirare la procedura di cassa integrazione che riguarda i quattro siti del Mezzogiorno della Divisione Aerostrutture con inizio previsto il 3 gennaio» mentre si è registrata un’apertura «a dare avvio ad una serie di incontri per entrare nel merito del piano industriale e del futuro di tutti gli stabilimenti del Gruppo, dal Nord al Sud del Paese, con particolare attenzione agli stabilimenti del Mezzogiorno. Per il futuro di tutto il sistema industriale presente in Leonardo c’è bisogno di nuove produzioni e prodotti, di innovazione dei processi e di investimenti strutturali» ha dichiarato Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil.

Per il segretario generale Uilm, Rocco Palombella, «è evidente come Leonardo stia facendo delle scelte prive di ogni logica industriale con l’unico intento di fare cassa, come per l’unità di business Automation e per la vendita di Oto Melara e Wass. Grave è stata la decisione – aggiunge il leader Uilm – di avviare in modo unilaterale, in una fase delicata del confronto, la procedura per la cassa integrazione a partire dal 3 gennaio per oltre 3.500 lavoratori della Divisione Aerostrutture concentrata esclusivamente al Sud. Questa scelta ha provocato una immediata risposta di mobilitazione e di lotta senza precedenti con lo sciopero dell’intero Gruppo. Ci aspettiamo che l’azienda prenda atto dell’unanime protesta e riveda le proprie scelte». In merito a Grottaglie, la posizione della Fim Cisl è affidata ad un comunicato a firma della Rsu Leonardo Aerostrutture e Leonardo Logistic Grottaglie, diramato ai lavoratori dei due stabilimenti, in cui si spiega che la Fim “ha assunto una posizione scomoda e impopolare ma ha voluto improntare sulla verità e sui contenuti il rapporto con i Lavoratori. Nonostante gli attacchi e le sollecitazioni di legarci alla moltitudine, abbiamo scelto di essere coerenti con la realtà che vivevamo e impegnarci in una lotta diversa, basata sulla verità e rimboccandoci le maniche per cercare di traghettare il Sito di Leonardo Grottaglie in acque più sicure. Per la Fim-Cisl la vera lotta comincia dall’apertura della Cassa Integrazione, dalla nostra proposta di tenere aperto un tavolo permanente di trattative per verificare il work in progress dei futuri lavori su Grottaglie, tenendo sempre alta l’attenzione, toccando con mano e indirizzando l’azienda, là dove è possibile, a traguardare quegli obiettivi che significano per i Lavoratori di Grottaglie, serenità e futuro. In mancanza di ciò non esiteremo a proclamare azioni di lotta, chiamando a parteciparvi i Lavoratori del sito, finalizzate alla salvaguardia del posto di lavoro per tutti i Lavoratori diretti ed indiretti. Questa è la nostra posizione che non è mai stata utopistica o di comodo, anzi, ma è certamente la più responsabile verso i lavoratori che certamente capiranno la differenza tra il dire e il fare”.

Proprio la Rsu Fim-Cisl Leonardo Grottaglie, al termine di un incontro con l’azienda, ha comunicato che “per tutto gennaio 2022 lo stabilimento rimarrà in vuoto lavoro al netto di esigenze tecnico-organizzative e produttive”. Quella che nei fatti è una divisione tra le maggiori sigle sindacali (Fiom-Uilm da una parte, Fim dall’altra) è uno dei temi che fanno da sfondo alla “partita Leonardo”. Il sequesto della Finanza. L’altro tema è la recente operazione della Guardia di Finanza di Brindisi che ha sequestrato proprio nello stabilimento di Grottaglie numerosi componenti in metallo destinati alla produzione delle sezioni numero 44 e 46 delle fusoliere del Boeing 787. I componenti sono stati prodotti dalle società esterna su commissione di Leonardo, che è parte lesa nel procedimento. Il sequestro è stato disposto perché – secondo le indagini – i componenti sono stati prodotti usando metalli (titanio ed alluminio) difformi per qualità e provenienza da quelli prescritti dal committente e, comunque, in violazione delle relative specifiche tecniche. Le ultime decisioni dell’azienda non sono comunque direttamente correlate con l’indagine che ha poi portato ai sequestri.

Il nodo monocommittenza. Ma la vera questione che caratterizza lo stabilimento di Grottaglie è la monocommittenza Boeing. A parlarne, con accenti differenti, sono stati anche i deputati Gianpaolo Cassese (M5s) e Ubaldo Pagano (Pd). il deputato grottagliese Gianpaolo Cassese. «Ritengo estremamente positivo che la Commissione Difesa alla Camera, nel licenziare lo schema di decreto ministeriale che prevede la partecipazione italiana all’iniziativa trilaterale denominata Tempest, abbia accolto all’unanimità una importante osservazione che richiama il Governo all’impegno di superare la monocommittenza, la criticità principale che grava sul sito Leonardo di Grottaglie» le parole dell’esponente dei Cinquestelle, commentando il voto unanime con cui la IV Commissione ha dato l’assenso allo schema del decreto sul progetto Tempest. «Il progetto, incentrato sullo sviluppo e l’entrata in servizio dei primi esemplari di un sistema di aerei da combattimento di sesta generazione, consentirà di valorizzare l’industria nazionale, garantendo l’accrescimento del know-how nel settore delle tecnologie abilitanti ai velivoli di sesta generazione. Il programma, che si protrarrà fino al 2050 – prosegue Cassese – prevede il coinvolgimento delle grandi imprese per la difesa e l’aerospazio ubicate nel territorio nazionale». Per Pagano «liberare lo stabilimento Leonardo di Grottaglie dal giogo della monocommittenza è una priorità assoluta su cui ci aspettiamo un impegno serio da parte dei vertici aziendali. Il lavoro e la serenità di più di mille famiglie non può dipendere dalle contingenze. Diversificare la produzione è d’obbligo per tutti quegli stabilimenti, soprattutto nel Mezzogiorno, che stanno pagando il prezzo più alto di questa incresciosa situazione».

Una vertenza meridionale. «Sarebbe auspicabile per tutti che Leonardo, dopo la dimensione nazionale e internazionale, si aprisse, certo, al globale, ma per traguardare le economie delle transizioni scientifiche ed ecologiche e desse, in ricaduta sui territori, un corrispettivo di modernità sociale, segnatamente in termini di occupazione competenziale e di lavoro indotto d’impresa. Da tutto questo, il Sud non può essere assolutamente escluso»: sono le parole, in una recente intervista a Buonasera Sud, di Raffaele Bagnardi, docente di Sociologia del lavoro e della organizzazione presso l’università Lumsa, già Direttore d’Area di Puglia Sviluppo e, a suo tempo, Direttore del Cisi Taranto, che, da sindaco di Grottaglie, di stretta intesa con la Regione Puglia, fu protagonista attivo dell’Accordo di Programma, creando le condizioni per l’insediamento dello stabilimento Alenia. «Credo che le convergenti concomitanze dei fattori in campo, possano portare all’apertura di una estesa e significativa “Vertenza Meridionale”, come la necessaria risposta delle istituzioni locali e delle comunità a certa politica nazionale, percepita distante e separante» ha aggiunto Bagnardi.

 

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