19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

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La Taranto più giovane e Aldo Perrone: due compleanni in uno

Aldo Perrone
Aldo Perrone

Due compleanni in uno? Qualche volta è possibile. Il 9 dicembre ricorrono i 45 anni dalla prima grande manifestazione svolta dal Gruppo Taranto. Gillo Dorfles e Alberto Cirese intervennero nel salone della provincia di Taranto, discutendo la “relazione di base”, scritta da Aldo Perrone, “La Taranto più giovane”, titolo tratto da una lettera di Ungaretti al tarantino Antonio Rizzo nel 1956 per definire Taranto vecchia. La relazione era apparsa nella pagina culturale del quotidiano tarantino in un paginone. Moderava la tavola rotonda Cosimo Damiano Fonseca.

L’iniziativa fu un successone, seguita anche da trasmissioni nelle radio private; il suo scopo era e si realizzò, di dare uno scossone al Piano di Restauro del Centro storico, che procedeva troppo a rilento. Ma questa data è anche vicinissima ad un’altra data. Quel giovane trentacinquenne, che con Dorfles e Cirese discute e indirizza il centro del problema, Aldo Perrone, che guidava e guida il Gruppo Taranto, pochissimi giorni fa ha compiuto ottant’anni. Che sono ottant’anni di iniziative fertili (almeno un cinquantina), per indirizzare Taranto verso riflessioni culturalmente alte e civicamente produttive. Che hanno dimostrato come l’impegno civile dia risultati, senza aspettare che siano solo “altri” a muoversi e a difendere i reali interessi della comunità. Ben quarantacinque li abbiamo vissuti insieme, studiando e lavorando nel Gruppo. Il Gruppo Taranto, l’associazione culturale fondata da un mannello di volenterosi (Aldo Perrone, Adolfo Corrente, Raffaele Pace -che scrive queste note – Franca Gargano, Enzo Manieri e Giancarlo Gentile), nel ‘76, con la precisa intenzione di svolgere attività culturali ma solo e soltanto nel solco (diceva il nostro documento di fondazione) delle altissime iniziative che Antonio Rizzo e l’antico Circolo di cultura avevano prodotto: per esempio Il Premio Taranto (letteratura e pittura “di mare”-1949/52), il Premio per un monumento a Paisiello vinto da Nino Franchina (1956), il Leonida di Taranto tradotto da Quasimodo e il suo saggio (1967), le pagine del D’Aquino col saggio di Ettore Paratore, il “Martina Franca” di Cesare Brandi (1966-68), il Ciclo di conferenze per la cultura moderna. E in aggiunta, le lotte civili: per salvare Città vecchia dai vandali (1969), lottare inquinamento e morti bianche, l’abusivismo edilizio sulle nostre coste ecc.

Antonio Rizzo accettò con generosità di impegnarsi con noi. Per circa sei anni, poi un male precoce fermò la maggiore figura della Taranto del secolo scorso, il 24 febbraio 1982. Continuammo, con Aldo Perrone che si mostrò forte di risorse organizzative e culturali. E un grande affiatamento anche con molti nuovi soci. Aldo si è rivelato non solo uno stratega di prima qualità, ma con il suo impegno di studio nella letteratura, nell’arte, nella nostra storia locale, sono giunte pagine splendide, forse troppo poco raccontate. Oltre cinquecento pagine sui vari giornali, di articoli nelle polemiche, nei documenti, e – saggi (di Aldo, ma anche di altri soci) apprezzati non soltanto in Puglia ma portati con successo nel resto d’Italia. Per le iniziative culturali, spesso epocali, sono stati prodotti circa sessanta libri (segnalabile per esempio il “Martina Franca” di Cesare Brandi, ripubblicato da La Nave di Teseo, a cura e con un saggio di Aldo Perrone, con la prefazione “innamorata” di Vittorio Sgarbi.

E segnalo il più recente “La libertà dell’arte ferita a morte, storia del concorso per il Monumento a Paisiello a Taranto”. Tutte iniziative di forte impatto con la società (presentato da pochissimo, da Massimo Bignardi, Anna D’Elia, Enzo Ferrari, Antonio Basile Carmine Carlucci, alla Presenza dell’assessore Annalisa Adamo). Almeno un elenco delle principali lotte, nelle quali la gente ci ha seguiti a migliaia, bisogna qui darlo: La lotta (e fatica), per esempio per fermare l’abusivismo edilizio a Lama e nel litorale (1976-77); per cacciare la centrale carboelettrica da Taranto (1980-81-purtroppo fu regalata a Brindisi), far fuggire la Deep Sea Carrier da Taranto (la nave dei veleni – 1988); cacciare il regalo di Andreotti della centrale nucleare ad Avetrana -1982 – (la vittoria sulla centrale nucleare venne anche perché il Gruppo Taranto era stato promotore del primo comitato antinucleare in Puglia, nel 1977). Mobilitammo 25 mila persone!; resistere alla pazzia della guerra nel Golfo di Bush e i rischi che comportava (1990), fermare l’interramento del fiume Galeso e del fiume Tara, bloccare alcune pazzie distruttive a Città vecchia, sorreggendo l’ottimo piano di restauro Blandino; e le prime realizzazione nel giusto corso che avrebbero dovuto avere gli eventi (e che purtroppo si sono rallentate fino a fermarsi). Insomma tante lotte e non senza rischi. Cosicché Aldo è l’unico italiano che ha lottato contro la realizzazione di ben tre centrali elettriche. Tutte enormi e tutte “regalate” a Taranto e provincia (in aggiunta a Italsider ed Ilva!). Si rischiò grosso in più di un’occasione.

Ma forse il maggior rischio Aldo lo corse quando si incatenò al centro del ponte girevole e riuscì – riuscimmo – a ritardare la partenza delle navi per oltre due ore: se ne accorsero tutti i giornali italiani. Per l’impegno culturale non posso non citare le manifestazioni per onorare il grandissimo Cesare Brandi (l’Omaggio del 1982, e recentemente a Martina Franca, la mostra e convegno per ricordare i 60 anni di “Pellegrino di Puglia”). Quindi, il grande tarantino-milanese: Raffaele Carrieri. La grande mostra della primavera del 2006 (“Il mondo di Raffaele Carrieri, Silvana editoriale) con i quadri dei grandi pittori italiani di cui Carrieri aveva scritto nella sua veste di eminente critico d’arte. Realizzata nel Museo di Taranto, curata con Elena Pontiggia, visitata da migliaia di persone: il Corriere della Sera dedicò un vasto articolo di Sebastiano Grasso nella pagina dell’arte; il catalogo (splendido) ancora oggi è il più venduto in Italia, per Carrieri. E ricordare l’afflato culturale che lo lega a Raffaello Brignetti, degli inediti di Brignetti da lui curati e pubblicati dal Gruppo sul quale ha scritto saggi di indiscusso valore, segnalati da Claudio Marabini, da Prisco, da Gaspare Barbiellini Amidei. L’apprezzamento e la riconoscenza dello scrittore fu totale e si scoprì con il dono ad Aldo ed al Gruppo del suo immenso archivio di lettere e documenti, ora parte integrante del nostro fondo, già di per sé cospicuo. E infine le sue poesie stimate da Luzi, da Donato Valli, Michele Prisco, Massimo Lippi, Alberto Cappi, i suoi romanzi, saggi, libri di viaggi, che hanno ricevuto importanti Premi per letteratura e poesia. Aldo, intanto, visto che è “giovane” sono sicuro che non smetterà di faticare per la sua città e per la cultura. Intanto, sarebbe interessante se qualche bravo studente s’impegnasse in tesi di laurea su quanto qui ho raccontato. C’è una Taranto che attende di essere ben conosciuta, per un cammino che sia reale e non fittizio.

Angelo Raffaele Pace

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