24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

foto di Una foto d’epoca di don Alfredo Majorano
Una foto d’epoca di don Alfredo Majorano

L’abitazione della signora Elena Majorano in via Berardi, vedova del compianto don Alfredo, avrebbe fatto la gioia dei patiti dell’arte presepistica. La visitammo nel 1986, in prossimità del Natale. Oltre alle centinaia di statuine in bell’evidenza, ce n’erano molte altre conservate in vecchi giornali arrotolati e custodite in scatole di cartone. Il tutto, in attesa del trasferimento al museo intitolato al marito, originariamente pensato a Palazzo D’Ayala, in via Paisiello: una targa tuttora lo testimonia invano.

Come è noto, l’esposizione avvenne molto più tardi a Palazzo Galeota e poi a Palazzo Pantaleo, definitiva sede, affianco alla chiesa di San Domenico Maggiore. “Più che dai personaggi principali della Natività – raccontò donna Elena, piccola e minuta, estremamente dolce – Alfredo amava le umili comparse: lavandaie, arrotini, falegnami, sarti, osti, contadini a piedi o sugli asinelli, vecchierelle intente a filare la lana, massaie con le “zrole” vicino alla fontana, tessitrici (“‘a ferbarole”), ortolani presso al congegno per sollevare l’acqua dal pozzo (”’a ‘ngegne”), pescivendoli con i recipienti di legno colmi di pesci (“‘u vigghiule’”). Fra queste statuine figurava anche una donna con un fagotto in braccio: Anastasia, personaggio leggendario, cui la Madonna avrebbe trasformato in neonato la pietra che aveva in grembo” Più di tutte, don Alfredo era affezionato alla statuina del contadino con alle spalle un ficodindia, immagine che figura sulla copertina del primo catalogo della collezione etnografica lui dedicata. Donna Elena ci mostrò, quali pezzi pregiati, alcune deliziose opere dell’artista leccese Salvatore Sacquegna, acquistate negli anni cinquanta.

Nel viso, questi esemplari hanno una espressione intensa molto particolare, difficilmente ricontrabile in realizzazioni di altri artisti. L’artista, ci fu descritto, li rifinì minuziosamente con sottilissimi stecchini, adoperando per la successiva cottura le fornacelle che venivano usate solitamente per arrostire le castagne. I pupi del Sacquegna sono esposti anche in un grande presepe a Betlemme. Donna Elena ci raccotò che, assieme al marito, iniziava ad allestire il presepe in prossimità del giorno di Santa Lucia (13 dicembre). Ogni anno sceglievano pezzi diversi della grande collezione, alcuni acquistati a Taranto dai fratelli Carrino in piazza Duomo o da Francesco e Giovanni Faggiano; oppure a Grottaglie dai “figuli” Vitantonio Peluso, Giovanni Mastro, Domenico Petraroli; o a Lecce da Sergio Raffaele. Quando tutto era finito, per l’inaugurazione venivano invitati gli zampognari, provenienti dalla Basilicata, per una grande festa cui partecipavano le famiglie e particolarmente tutti i bambini del condominio. Inoltre nelle principali ricorrenze, a partire da quella di Santa Cecilia, Alfredo chiedeva a un suo amico capobanda di far sostare, durante il giro, i musicanti sotto casa per far eseguire la pastorale.

Anche le raffigurazioni delle specialità gastronomiche natalizie fanno parte della collezione di Majorano: “Mio marito portò pettole, sanacchiutele e carteddate preparate da me, a Grottaglie dal ceramista Del Monaco, padre del prof. Orazio il quale ne fece degli esemplari in creta, posati su artistici piatti grottagliesi. E i dolci? Se li mangiarono gli operai del laboratorio figulino, apprezzando e ringraziando sentitamente”. Su una libreria, in alto, racchiuso in una campana di vetro, era esposto un Bambinello con in testa un’artistica corona: “Fino agli anni della guerra – diceva – in ogni abitazione di Taranto ce n’era una di queste statuette. Durante la novena molte famiglie ingaggiavano piccoli gruppi di musicanti per suonare in casa le pastorali, con accenno di “pizzica pizzica” finale. Questi complessini giravano anche per le edicole sacre della Città vecchia. Un anno Alfredo mi portò in vico Giglio, nei pressi dell’antico santuario dei Santi Medici, dove si svolgeva la Novena, con la partecipazione di tante famiglie che abitavano nella zona e fra l’entusiasmo dei bambini. Fu molto bello. Il vicolo era addobbato con festoni di carta e l’edicola sacra con la statuetta di Gesù Bambino era illuminata da tante candeline. Non avrei più dimenticato quei momenti…” “Anche se Alfredo non c’è più – ci disse donna Elena, prima del commiato – preparo ugualmente il presepe. Sono sicura che lo vorrebbe anche lui. Sento che non mi ha abbandonata e che la sua presenza aleggia qui, fra le testimonianze della sua Taranto che amava grandemente”.

Angelo Diofano

1 Commento
  1. Elena Quidello 4 settimane ago
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    Il Natale a Taranto non può che essere ancora più suggestivo quando a ricordarcelo ci sono testimonianze come quelle della signora Elena che nel suo racconto dell allestimento del presepe a cui ogni anno il sig Alfredo, suo consorte si dedicava con devozione, ci elenca le tante statuine rappresentanti lavori artigianali che oggi sono quasi del tutto scomparsi. La festa, le luci, i dolci tipici del tarantino, e soprattutto la grotta del bambinello, sono tutte immagini che tornano alla nostra visione e ci riscaldano il cuore. In fondo il Natale è una festa magica, dove anche le stelle ci parlano del bimbo divino, di salvezza e di amore.

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