20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 20:34:00

Cronaca News

La sfida aerospaziale della provincia ionica

foto di Giuseppe Cataldo è stato intervistato da l’Espresso
Giuseppe Cataldo è stato intervistato da l’Espresso

Da Lizzano allo spazio. Un’avventura meravigliosa quella di Giuseppe Cataldo, ingegnere aerospaziale lizzanese, 36 anni. Dal 2009 lavora negli Stati Uniti e ha preso parte alla recentissima operazione che ha mandato in orbita il James Webb Space Telescope; uno dei progetti più ambiziosi della Nasa che ha lavorato insieme alle agenzie spaziali europea (Esa) e canadese. Il telescopio spaziale è partito il 25 dicembre dalla Guyana Francese sull’Ariane 5. Già a 23 anni Cataldo era in America, al Goddard Space Flight Center a Washington.

È stato il settimanale l’Espresso a raccontare la sua storia: “Giuseppe Cataldo è direttore tecnico di due missioni astrofisiche. È stato a capo di un processo innovativo per la validazione dei modelli matematici usati per progettare il sistema termico di Webb – il più critico, date le condizioni in cui il telescopio si troverà a funzionare nello spazio – per poi proseguire con altri sistemi come quello strutturale e quello ottico (che servirà ad analizzare le deformazioni dello specchio causate dalle variazioni di temperatura). Ha poi diretto il gruppo di lavoro che si è occupato della quantificazione delle incertezze nei modelli, fino ad arrivare alla verifica dei requisiti di progetto. Cataldo ha anche partecipato alla fase di collaudo. «Per mesi con i colleghi abbiamo lavorato senza sosta. Turni continui, di giorno e di notte. Abbiamo messo alcuni sistemi del telescopio in una immensa camera vuota che riproduceva le condizioni dello spazio e abbiamo controllato tutti i dati per capire come Webb avrebbe reagito»”.

“La Nasa ha riconosciuto il suo ruolo, conferendogli l’Early Career Public Achievement Medal, una medaglia per il contributo essenziale al telescopio; il Group Achievement Award per i risultati raggiunti durante la fase di collaudo; e l’Engineering Award per l’innovazione portata nel processo di validazione dei modelli matematici. È l’unico italiano ad aver ricevuto tre premi così prestigiosi legati al Webb” ricorda l’Espresso. Il James Webb Space Telescope «cambierà i libri di scienze, ci permetterà di trovare la risposta a tante domande che ancora ci poniamo, scopriremo cose che oggi non riusciamo neanche ad immaginare. In particolare ci permetterà di capire le origini dell’universo, l’evoluzione delle prime stelle e galassie, quelle che si sono formate subito dopo il Big Bang» ha spiegato Cataldo a Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni. Le giornaliste del settimanale hanno raccontanto come “per conquistare le stelle, Cataldo ha studiato in contemporanea ai Politecnici di Milano (Ingegneria Aeronautica) e di Torino (Ingegneria Aerospaziale) e in Francia all’Institut Supérieur de l’Aéronautique et de l’Espace di Tolosa (Ingegneria Aerospaziale). L’avventura alla Nasa comincia quando, ancora studente, vince un concorso bandito dall’Esa per la Nasa Academy. Dopo meno di un anno gli chiedono di restare. Torna in Europa solo il tempo di discutere la tesi nel 2010. Dai lavori universitari sono venute fuori tante pubblicazioni successive. «Eppure – dice con un po’ di amarezza – sono stato penalizzato a Milano in sede di laurea perché la mia tesi era stata fatta all’estero su un progetto non nato in collaborazione diretta con il Politecnico».

Ma Cataldo non ha neppure il tempo di elaborare il dispiacere: lo aspettano all’agenzia aerospaziale americana, con un ufficio pronto al Goddard Space Flight Center, un premio e una borsa di studio offertigli dal Nobel John Mather, lo scienziato capo di Webb. La Nasa gli permette anche di frequentare in simultanea il prestigioso Mit di Cambridge, dove fonda le basi per il lavoro svolto per il telescopio sin dal 2014”. Lo stesso Cataldo “sta dirigendo tutta la modellistica del programma di protezione planetaria per l’imminente missione che porterà sulla Terra i campioni di roccia prelevati da Marte. Il terzo è stato appena raccolto dal rover americano. «Stiamo progettando la capsula che partirà dalla Terra verso Marte per raccoglierli e riportarli indietro. L’obiettivo è proteggere il nostro pianeta da eventuali contaminazioni che potrebbero derivare dalla presenza di microrganismi marziani. Ci assicureremo di isolarli in modo da non avere problemi quando apriremo i campioni». Si partirà intorno al 2026 e i frammenti arriveranno non prima del 2033”. «Negli ultimi anni l’Italia è diventata un paese molto attivo nel settore aerospaziale» ha raggiunto. «Da questo punto di vista, sta vivendo un risveglio. Sono in contatto con tanti neolaureati che lavorano in aziende innovative che stanno facendo la differenza.

L’Italia non ha nulla da invidiare a tanti altri paesi. Il problema è la quantità di risorse destinate a questo settore che non è assolutamente paragonabile a quella impiegata qui negli Stati Uniti». Nel lungo articolo pubblicato anche sull’edizione online de l’Espresso, riflettori anche sul rapporto che questo geniale figlio della provincia di Taranto ha con Lizzano e con il territorio ionico. “«Mio padre e mio nonno erano meccanici. Grazie a loro ho avuto a che fare per la prima volta con l’ingegneria, quella di macchine e camion. Mia madre invece è maestra e mi ha trasmesso l’amore per i libri, per la musica, l’arte». Quando torna, spesso incontra gli alunni della mamma. «Mi piace parlare con i bambini, rispondere alle loro curiosità. Ho conosciuto tanti giovani che sognano di arrivare alle stelle, come succedeva a me. Molti pensano che sia impossibile farlo partendo da un paesino di diecimila abitanti come il mio. Eppure, io sono la dimostrazione che piuttosto bisogna trovare la strada. E poi seguirla fino in fondo»”.

Alla frontiera aerospaziale guarda con attenzione anche Grottaglie, candidata a diventare lo spazioporto più importante del Mediterraneo. Una sfida ambiziosissima. A settembre si è svolto all’aeroporto Arlotta il ‘Mam – Mediterranean aerospace matching’: tre giornate intense di tavole rotonde, incontri b2b e dimostrazioni di volo per discutere delle nuove frontiere dell’aerospazio e anche per fare incontrare le start-up di settore con i grandi investitori, al fine di produrre quella innovazione che nasce lontano ma è necessaria a migliorare la vita quotidiana dei cittadini. L’iniziativa ha ottenuto la medaglia del Presidente della Repubblica. Nel corso del Mam, il presidente del Distretto tecnologico aerospaziale, Giuseppe Acierno, ha ricordato che «nulla accade per caso e se oggi a Grottaglie parliamo di spazioporto lo facciamo perché per molti anni abbiamo lavorato per arrivare a questo risultato coinvolgendo una serie di attori. In questo momento lo spazioporto di Grottaglie, unico in Italia, affronta la fase regolatoria per poter essere pronto a diventare nel più breve tempo possibile il luogo italiano per l’accesso allo spazio. Vi e sempre più interesse per lo spazio come luogo in cui si vincono le sfide. Prima si combattevano le guerre per conquistare l’accesso al mare, ora si combatte per accedere allo spazio.

Ma non è un settore in cui si può improvvisare, perché ogni passo va preparato per tempo. Anche l’industria privata investe e vede opportunità nelle attività spaziali. Negli Usa esistono 12 spazioporti. L’Italia con Grottaglie sta seguendo questa strada. Ed è necessario discutere non solo di quando lo spazioporto sarà operativo ma quale contributo dare per arrivare a costruire queste ambizioni. In ogni caso quando accadrà che si potrà accedere allo spazio non potrà che accadere qui. L’aeroporto di Grottaglie è candidato a diventate il luogo in cui far atterrare in modo guidato la navicella spaziale Space Rider realizzata dall’Agenzia spaziale europea con grande coinvolgimento di aziende italiane del settore, che verrà messa in orbita nel 2023». Tra gli ospiti dei panel “G20 – Space for people, Planet & Prosperity” e “Space factory: opportunità unica per rilanciare il sistema PaeseItalia”, anche Giorgio Saccoccia, presidente Asi che ha detto: «È un momento di transizione per il mondo dell’aerospazio. Si è compreso che ha ricadute su settori molto disparati: dall’utilizzo dei dati per l’osservazione della terra, al trasporto nello spazio. I primi stanno diventando assai utili per comprendere i fenomeni del cambiamento climatico e prevenire situazioni quali crisi, emergenze, inondazioni, siccità. Utilizzarli con tecnologie nuove ed intelligenze artificiali è strategico. Il trasporto nello spazio, tema assai caro a Grottaglie, è al centro di un processo di democratizzazione che sta rendendo i costi dei satelliti, del turismo e dell’esplorazione spaziale sempre più contenuti in un nuovo scenario di interesse commerciale. Il mondo dell’aerospazio è sempre più vicino, accessibile ed alla portata di più persone rispetto al passato, quando era davvero solo un sogno.

L’Italia – ha concluso il presidente – come pochi altri luoghi nel mondo, può contare su un mondo accademico prestigioso, un’agenzia con esperienza, attenzione politica e cospicue risorse economiche. Questo è il momento di fare le scelte giuste ed essere un player fondamentale. Ed Asi è ben contenta di collaborare attivamente con il Dta e con Grottaglie per un percorso di crescita insieme nel trasporto aerospaziale». Giorgio Tumino dell’Esa (Agenzia spaziale europea) si è soffermato sui due nuovi sistemi per migliorare la competitività del sistema europeo: «L’obiettivo è aumentare il numero dei lanci e dei servizi offerti per poter ampliare l’economia di scala. Fondamentale sono la compatibilità ambientale e la riutilizzabilità, proprio come negli Usa, dove sono temi molto importanti ed attuali».

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