27 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 27 Gennaio 2022 alle 15:57:00

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Emergenza coronavirus

In un solo mese gli operatori sanitari positivi al Covid in Italia sono aumentato del 117% e di questi l’82% sono infermieri. Si è passati infatti dai 3.684 del 28 novembre agli 8.001 del 28 dicembre il che si traduce in un aumento di oltre 3.500 infermieri in più, una media superiore ai 100 al giorno, ma con picchi anche fino a 7-800 – che hanno contratto il virus in un solo mese. Tuttavia, la terza dose ha i suoi effetti: nella popolazione generale, infatti, dove non è ancora diffusa capillarmente la crescita percentuale dei contagi nello stesso periodo è stata del 222%, circa doppia rispetto agli operatori sanitari che ormai hanno ricevuto quasi tutti la dose booster.

I vaccini funzionano quindi e sono un’arma essenziale contro la pandemia, grazie ala quale ormai non registriamo da mesi (dall’inizio del 2021) casi gravi o decessi, fermi ai 90 del 2020. “Ma non si può lasciare l’assistenza al caso – sottolinea la Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) – e se già prima della pandemia la carenza di infermieri era di oltre 60mila unità, con la pandemia si è evidenziato un fabbisogno dei nostri professionisti che importanti centri di ricerca, Università e la stessa Agenas, Agenzia nazionale per i servizi sanitari, quantificano da quasi 80mila a oltre 100mila”. “Nella manovra di Bilancio però – incalza Fnopi – gli infermieri non compaiono e nessuno si sta curando di dare soluzione nel breve termine a un’assenza determinante non solo per i pazienti Covid che proprio per le nuove caratteristiche del contagio possono essere in gran parte assistiti a domicilio, ma anche per i non-Covid che devono necessariamente essere assistiti a casa e che non trovavano già prima gli infermieri necessari a farlo e ora vedono solo un netto peggioramento della loro condizione”.

“E’ ora di sganciarsi dai vecchi modelli – continua Fnopi – su cui nessuno più a livello internazionale fa conto e di aprire davvero una stagione di riforme che veda una programmazione della formazione infermieristica in grado a medio e lungo termine di coprire le carenze evidenti e lo faccia con la qualità necessaria di infermieri specializzati e formati da docenti che siano della stessa professione”.

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