24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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Giornali

L’Italia è penultima in Ue per risorse dirette pro capite impiegate a favore dell’editoria con oltre 88 milioni di euro e un valore pro capite di 1,49 euro. E’ quanto emerge dallo studio “Il sostegno all’editoria nei principali Paesi d’Europa” a cura del Dipartimento per l’informazione e l’editoria presentato oggi dal sottosegretario con delega all’Editoria, Giuseppe Moles, e dal consigliere, Ferruccio Sepe.

“L’obiettivo dello studio è quello di volgere lo sguardo verso altri paesi europei in chiave comparativa, al fine di verificare se il complesso sistema italiano che supporta l’informazione, in modo diretto e indiretto, costituisse una nostra peculiarità ovvero se invece trovasse una corrispondenza in altri paesi europei di consolidata tradizione democratica”, ha spiegato Moles sottolineando come “l’informazione corretta e giusta sia un bene necessario e assoluto che va difeso, tutelato, sostenuto e aiutato a crescere”. “Solo una corretta informazione fatta da persone che non solo si assumono la responsabilità di un prodotto, ma anche che sono dotati di una professionalità superiore, può essere un bene primario di una democrazia liberale – ha aggiunto -. Nella manovra oltre agli strumenti classici c’è anche un fondo straordinario per l’editoria, questo sta a significare la volontà del Governo di tornare a investire”.

Dallo studio emerge che le forme di sostegno pubblico all’editoria, oltre a essere rimaste operative anche successivamente al periodo di crisi economica, sono risultate integrate o rafforzate durante la crisi pandemica e ciò colloca la legislazione italiana di settore sulla stessa lunghezza d’onda di diversi paesi europei. La sintonia che, di volta in volta, si riscontra concerne sia la tipologia delle misure di sostegno individuate (si pensi solo al generalizzato ricorso all’Iva agevolata), sia l’entità dell’impegno economico finanziario che i bilanci pubblici sono chiamati a sopportare per favorire (o preservare) lo sviluppo del pluralismo delle fonti di informazione essenziale per ogni sistema democratico. Uno dei quesiti su cui intendeva interrogarsi è se il quadro di interventi pubblici adottato in Italia a sostegno dell’editoria si collocasse o meno all’interno di un panorama europeo. La risposta è, inequivocabilmente, affermativa. Ponendo da parte la composizione analitica degli schemi di intervento di ciascuno dei paesi oggetto dello studio, giacché essa è variabile, l’Italia va, innegabilmente, a inscriversi all’interno dello scenario europeo di interventi.

È evidente come emerga un quadro fortemente orientato alla tutela del pluralismo e dell’indipendenza del settore editoriale, fattori per i quali un finanziamento di natura pubblica risulta, specie all’indomani dell’emergenza sanitaria, quantomai essenziale. La crisi dovuta al Covid-19 ha evidenziato e notevolmente acuito le fragilità del settore editoriale che erano già presenti in precedenza, tanto in Italia quanto nei restanti paesi europei. Il fatto che la generalità degli Stati oggetto dello studio abbia istituito (o previsto) misure ad hoc per far fronte all’emergenza sanitaria denota la necessità di strumenti normativi nazionali, comunitari e continentali per mettere in atto strategie di finanziamento a favore dell’editoria per tutelarne l’indipendenza e rafforzare il pluralismo. Secondo il consigliere Sepe l’Italia, seppur penultima, “si colloca in una posizione normale, ma l’affermazione di chi dice che in Italia si spende troppo alla luce del raffronto con altri Paesi europei non è vera”. I presidenti di “Alleanza per le cooperative italiane”, settore cultura ed Editoria, della “Federazione Italiana Liberi Editori” e della “Federazione Italiana Settimanali Cattolici”, hanno espresso grande apprezzamento per lo studio presentato dal Dipartimento per l’Editoria della Presidenza del Consiglio.

Si tratta di un’analisi dettagliata e approfondita che, come sottolineato dal Capo Dipartimento Ferruccio Sepe e dal Sottosegretario Giuseppe Moles, sfata una volta per tutte la fake news circolata insistentemente negli ultimi dieci anni secondo cui l’Italia sarebbe l’unico Paese a sostenere l’Editoria con i soldi pubblici. Viceversa, i dati della ricerca mettono in luce come l’Italia investa ancora troppo poco in questo settore vitale per la democrazia, e con i suoi 88 milioni di euro l’anno si colloca al penultimo posto dei Paesi Europei. Le tre associazioni, congratulandosi con il Dipartimento e il Sottosegretario per il difficile lavoro compiuto, auspicano che si proceda ora rapidamente ad abolire la norma voluta dal primo Governo Conte che prevede l’abolizione dei contributi all’Editoria a partire dal 2023.

“Si è trattato di un incontro molto interessante – commenta Giovanna Barni, Presidente di Alleanza delle Cooperative Comunicazione, esprimendo grande apprezzamento per l’iniziativa del Dipartimento e del Sottosegretario Giuseppe Moles, che ha posto quelle premesse di conoscenza che devono essere alla base di ogni vero intervento riformatore –. In attesa di poter partecipare ai confronti annunciati dal Sottosegretario su tutti i temi per il futuro dell’editoria, in un contesto che oggi è notevolmente mutato e che, anche a causa della pandemia, vede rivalutato il ruolo dell’informazione e il sostegno pubblico all’editoria, abbiamo sottoposto all’attenzione del Sottosegretario all’Editoria Giuseppe Moles, le difficoltà che le cooperative editoriali e no profit si trovano a fronteggiare in questa delicata congiuntura economia, anche a causa dell’impennata del costo della carta e degli effetti negativi sul settore legati al perdurare della pandemia. Effetti che saranno ancor più dirompenti proprio nel 2022 in assenza di interventi specifici e mirati rivolti alle cooperative editoriali. Riteniamo perciò assolutamente indispensabile riproporre la clausola di salvaguardia (che prende come base di riferimento il contributo del 2019) anche per il 2022”. “Il pluralismo dell’informazione è una garanzia essenziale per la democrazia e per l’informazione diretta di tutti i cittadini. Non possiamo che rilevare un atteggiamento positivo del Governo su queste tematiche. Siamo convinti che i confronti che verranno avviati porteranno a risultati positivi e importanti per il settore. Questo tempo più che mai ci ha insegnato quanto sia essenziale un’informazione plurale, differenziata, complementare.

La cooperazione ne è un fulcro essenziale e dunque siamo pronti a portare il nostro contributo, come sempre abbiamo fatto, con proposte concrete, serie e di prospettiva per tutta la filiera che rappresentiamo”, conclude Irene Bongiovanni Copresidente Alleanza Cooperative Comunicazione. “Leggendo attentamente questo studio comparativo – dichiara Eugenio Fusignani, Copresidente di Alleanza delle Cooperative Comunicazione – c’è subito un dato che balza agli occhi: i Paesi tradizionalmente considerati esempi di conclamata democrazia, i Paesi del Nord Europa, sono quelli che investono di più in contributi diretti e indiretti a sostegno del sistema dell’informazione. Più sono presenti e valorizzate voci diverse, tanto più l’individuo si sentirà rappresentato, coinvolto e sicuramente parte integrante di una comunità”. “Si evince, inoltre, – continua Fusignani – che più le imprese sono piccole, localizzate territorialmente, portatrici di idee, opinioni differenti da quelle generali e più il sostegno pubblico le renderà libere dai condizionamenti economici privati e persino pubblici. La libertà d’informazione è direttamente proporzionale alla quantità di risorse pubbliche investite. Senza tutto ciò cadrebbe il principio di pluralismo e, dunque, il principio stesso di libertà, privilegiando una cultura caratterizzata dall’omologazione a sfavore dell’informazione locale. Cultura e cooperazione sono un binomio indissolubile, rappresentano la base del pluralismo che ha il suo reale vivaio nei territori, dove le buone pratiche si sviluppano facendo nascere le voci vere, anche e soprattutto quelle editoriali”.

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