19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

foto di Don Fabio Raffone
Don Fabio Raffone

Quella di Fabio Raffone, 49 anni, è stata una vocazione adulta, maturata in un cammino lungo e complesso che lo ha portato a mettere in discussione la propria vita. Il tutto, dopo diverse esperienze lavorative: allo stabilimento siderurgico, in raffineria, in un maxistore di elettronica quale commesso e finalmente il posto fisso alle Poste. Molti i suoi interessi: dalla lettura al cinema, dall’astronomia alle attività sportive, in particolare quella della canoa, attraverso cui è avvenuto l’incontro personale col Signore. Fabio non aveva proprio pensato al sacerdozio, anzi. L’idea di Dio gli è stata a lungo lontana, talvolta ai limiti dell’ostilità nei confronti della Chiesa.

“Eppure -raccontail Signore è un burlone e si è fatto incontrare proprio da me, che lo negavo, grazie all’incontro con Gianni Romanazzi, mio istruttore di canoa alla Lega Navale. Questi mi ha colpito per la sua umanità, per lo sguardo positivo sulla realtà, per il modo di affrontare ogni circostanza di vita sempre con una positività di fondo. Lo avrei scoperto dopo: il suo segreto era la fede. La nostra amicizia si è approfondita sempre di più fino a quando una sera mi invitò a messa, nella parrocchia di Santa Rita. Vincendo il mio pregiudizio, proprio in virtù di quel bel rapporto instauratosi con Gianni, accettai la sua proposta. Quella domenica sera fui conquistato da un altro incontro, quello con don Gino Romanazzi, suo fratello. Nella omelia egli parlava di un Dio che si fa presente nel quotidiano della vita, attraverso i fatti e gli incontri che ci capitano. Iniziai a intuire come Gesù non è un’astrazione o un personaggio del passato, ma una presenza viva, fattasi presente a me attraverso un’umanità diversa, come quella di Gianni”. Fondamentale è stato per Fabio vivere la propria fede attraverso Comunione e Liberazione, il movimento fondato da don Luigi Giussani. Dopo la cresima, iniziò per lui un lungo periodo di verifica: fatti, circostanze e incontri gli stavano facendo comprendere che il Signore lo stava chiamando a qualcosa di più di una conversione.

Decisivi furono i colloqui con don Gino e gli incontri vocazionali nei fine settimana a Bari e poi a Milano. “L’arcivescovo mons. Filippo Santoro, nel 2013, -continua – mi propose un anno di cammino con incontri vocazionali. Al termine, messomi in aspettativa non retribuita di due anni, dopo l’anno propedeutico entrai al seminario maggiore di Molfetta dove compresi che quella verso il sacerdozio era la mia strada”. Da gennaio del 2020 don Fabio opera al Corpus Domini al quartiere Paolo VI, con il parroco don Francesco Mitidieri, impegnato anche nell’associazione “Noi e Voi” vicina alle periferie esistenziali, in particolare ai migranti e ai detenuti.

«Alla vigilia dell’ordinazione – conclude – scopro ogni giorno che il Signore Gesù mi chiede di seguirlo e servirlo così come sono, con la mia umanità, i miei interessi e forse anche con i miei difetti: sacerdote, ma prima di tutto uomo».

Don Mattia Santomarco, 31 anni, è cresciuto a Talsano. Da ragazzino ha frequentato la parrocchia Nostra Signora di Fatima, incontrando gli amici sul piazzale antistante e svolgendo il percorso di iniziazione cristiana in Azione Cattolica. Diverse le passioni maturate nel tempo, come il basket e la montagna; in modo particolare predilige la fotografia (apprezza, fra gli altri, Henri Cartier Bresson, inventore del fotogiornalismo); da piccolo, per assecondare questo suo interesse, il papà gli regalò una Reflex. Dopo aver ricevuto i sacramenti, egli frequentò il gruppo giovani di Nostra Signora di Fatima; di quel periodo ricorda con entusiasmo i viaggi parrocchiali, le esperienze di servizio, la testimonianza degli educatori insieme a quella del Beato Pier Giorgio Frassati, di cui è grande estimatore. Insieme alla vita di comunità, molto importante è stata la presenza della famiglia: «Mio padre è Vigile del Fuoco mentre mia madre ha lasciato il lavoro da sarta per seguire me e mio fratello, quest’ultimo felicemente sposato e con una bimba» – riferisce, sottolineando la discrezione e l’impegno dei suoi nel vivere la vita di fede. La scelta di don Mattia è da rintracciarsi in una graduale maturazione e a uno spontaneo avvicendarsi di eventi che lo hanno coinvolto personalmente. Diverse provocazioni hanno segnato fortemente il suo percorso, ma in lui emerge soprattutto il ricordo di una scuola della Parola, voluta dall’allora parroco don Emanuele Ferro, in cui si parlava del Vangelo facendo interagire i partecipanti.

«Lì ho compreso – spiega – che la mia fede non era più un qualcosa di abitudinario, iniziando piano piano a diventare un fatto personale, che mi interpellava nel profondo, un po’ come se questa stesse dando del “tu” alla mia vita». Dopo il diploma in Informatica all’Istituto tecnico Pacinotti, aver frequentato il primo anno all’Istituto di Scienze Religiose e aver provato nel frattempo i test d’ingresso per la facoltà di Scienze infermieristiche, si fece sempre più chiaro che quella ricerca era sorretta da “Qualcuno” molto più grande che stava riponendo fiducia in lui, dischiudendo davanti a sé la missione. Egli ricorda ancora, alquanto divertito, lo sbigottimento dei genitori quando annunciò di voler iniziare il percorso verso il sacerdozio: decisione, però, in breve tempo accolta.

Dopo il percorso di formazione e di studi al Seminario Maggiore di Molfetta, da settembre don Mattia svolge il suo servizio nella parrocchia San Roberto Bellarmino di Taranto. Precedentemente, invece, è stato al Sacro Cuore di Statte nel periodo difficile della pandemia, che diventò occasione per mettere a frutto le sue passioni al servizio della comunità, cioè realizzando brevi video a commento del Vangelo e diffusi su Youtube e WhatsApp. Don Mattia evidenzia che una delle difficoltà che si possono riscontrare nel cammino di fede è quella di considerare quest’ultima a partire dai tanti luoghi comuni che propina la massa, anziché provare, con coraggio, ad incamminarsi personalmente verso la più bella avventura che possa capitare. Per fare ciò – è il suo invito ai coetanei – bisogna entrare in prima persona nelle cose, incuriosirsi, appassionarsi, in una sola espressione: «Provare ad ascoltare con il cuore».

Angelo Diofano

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