24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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I caregiver, gli eroi silenziosi in attesa di una legge nazionale

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I caregiver, gli eroi silenziosi in attesa di una legge nazionale

Secondo l’Istat in Italia sono più di 7 milioni coloro che si occupano a tempo pieno di un familiare con disabilità o comunque non autosufficiente. Un vero e proprio esercito, eppure nella lingua italiana non c’è un termine che indichi questa figura, infatti il nostro vocabolario ha adottato il termine anglosassone di caregiver, da giver “chi dà” e care “cura”. Il termine, da alcuni anni, è entrato nel linguaggio comune grazie al Coordinamento nazionale famiglie con disabilità, conosciuto anche con l’acronimo Confad.

Dopo essere rimasto per diversi anni “invisibile”, il caregiver familiare ha ricevuto un minimo riconoscimento dalla legge nella sua definizione grazie al Coordinamento nazionale famiglie con disabilità. Ma il principale obiettivo dell’associazione, fondata nel 2007, è il riconoscimento a pieno titolo da parte di una legge nazionale, come sottolinea il presidente Alessandro Chiarini: “Sul caregiver familiare nel nostro Paese si basa l’intero sistema di welfare informale. Malgrado la rilevanza acquisita negli anni, questa figura non ha ancora un pieno riconoscimento da una legge nazionale, al contrario di quanto già avvenuto in altri Paesi europei che hanno adottato una disciplina normativa specifica. Attualmente – spiega Chiarini – c’è un disegno di legge fermo alla Commissione Lavoro del Senato. L’unico riconoscimento da parte di una legge statale, approvata alcuni anni fa, è stata la definizione, dal punto di vista normativo, della figura del caregiver ma non ancora delle sue tutele e dei suoi diritti. Tre anni fa alcune risorse finanziarie sono state stanziate come fondi di riparto per le regioni. Ora vediamo se con la definitiva approvazione della Legge di bilancio, ormai imminente, ci saranno delle novità. Le famiglie non possono essere lasciate sole a fronteggiare l’assistenza a tempo pieno di un congiunto”.

Il presidente di Confad Alessandro Chiarini è un dirigente d’azienda, papà di due figli, uno dei quali affetto da una grave patologia sin dalla nascita. “Mio figlio ha potuto superare mille traversie e crescere grazie a mia moglie che ha rinunciato al suo lavoro per dedicare la sua vita a lui. Come lui tanti altri bambini contano su un familiare che in silenzio affronta ogni giorno una vita in salita”. Nella maggior parte dei casi, in fatti, sono le donne a diventare caregiver, per assistere un familiare disabile, molto spesso un genitore e in alcuni casi anche un figlio affetto da una patologia cronica che necessita di assistenza continua. Un ruolo che molto spesso si somma a quello di madre, di moglie e di donna lavoratrice. Un ruolo che in alcuni casi costringe il caregiver a sacrificare la propria vita professionale o gran parte di essa, perché a volte non c’è alternativa per garantire un’assistenza adeguata ad un familiare con fragilità irreversibile. La scelta ovviamente è dettata non solo dalla necessità ma anche dall’affetto. Anche per questo lo Stato dovrebbe dimostrare concretamente gratitudine a coloro che volontariamente compiono questa scelta. In Paesi come Gran Bretagna, Spagna, Grecia, Romania e Polonia sono previste tutele come sconti previdenziali o vacanze assistenziali. In Italia, invece, viene adottata la vecchia legge 104/92 per i permessi dal lavoro e gli assegni di accompagnamento. La Legge di bilancio del 2018 per la prima volta ha definito i caregiver e istituito un fondo di sostegno ripartito alle diverse regioni. L’unica regione ad aver adottato una legge che riconosce il caregiver familiare è stata l’EmiliaRomagna, nel 2014.

Le altre hanno adottato solo i provvedimenti necessari per l’erogazione delle risorse trasferite dallo Stato. Il testo della Finanziaria al vaglio delle Camere contiene la possibilità di accedere all’Ape sociale per i caregiver di 63 anni di età e con 30 di contributi. L’assistenza domestica ad un familiare, infatti, è stata inserita fra i lavori usuranti. Con le prime due ondate della pandemia, il compito del caregiver ha acquisito maggiore rilevanza ma, allo stesso tempo, per alcuni di essi le difficoltà sono aumentate col venir meno dei servizi di assistenza. La situazione creata dal Covid dovrebbe indurre lo Stato ad intervenire con incisività su questo fronte. Al di là di quello che sarà stabilito dalla Legge Finanziaria 2022, il Coordinamento delle famiglie con disabilità continua le sue battaglie, sia a livello nazionale sia territoriale, per non lasciare mai sole le famiglie. È presente in diverse regioni della nostra Penisola, compresa la Puglia dove ha dei suoi referenti nelle province di Taranto e di Brindisi.

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