19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 18 Gennaio 2022 alle 22:48:00

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«Tanta l’emozione nel vedere il mio libro tra le mani del Papa»

foto di Mario Guadagnolo
Mario Guadagnolo

Quando Mario Guadagnolo lo ha scritto non pensava certamente che quel suo libro sulla storia delle origini del quartiere Salinella di Taranto sarebbe finito nelle mani nientepopodimeno che di Papa Francesco. Già perché come documentiamo nelle foto a corredo di questo pezzo è accaduto che il 5 gennaio scorso don Michele Pepe, parroco per 45 anni della Parrocchia Santi Medici di Taranto, nel corso di un’udienza concessa dal Papa alle Sorelle del Divino Amore di Roma, Congregazione della quale lo stesso don Michele Pepe fa parte come oblato, ha fatto dono del libro di Guadagnolo a Papa Francesco che si è mostrato molto interessato alla pubblicazione, lo ha sfogliato ed ha chiesto a don Michele notizie dell’autore. Guadagnolo non era al corrente di questa iniziativa di don Michele e quando ha appreso la notizia e visto le foto è rimasto sorpreso e, ammette, emozionato. Certamente non è di tutti giorni per uno storico che un suo libro capiti nelle mani del Papa e che questo si interessi a lui e lo apprezzi.

«Apprendere la notizia e vedere le foto con il timbro del fotografo ufficiale del Vaticano, con Papa Francesco che ha il mio libro tra le mani mentre lo sfoglia e chiede notizie dell’autore a don Michele Pepe ha provocato in me una grande emozione. Una cosa inaspettata che certamente mi inorgoglisce e insieme mi emoziona. Sono davvero grato a don Michele Pepe per questo regalo che mi ha fatto». Ma come è nata questa storia e di che libro si tratta? Lo scorso anno Mario Guadagnolo, già sindaco di Taranto, storico e collaboratore del nostro giornale, ha pubblicato per i tipi di Scorpione Editrice “E ci prese per mano, un prete alla Salinella”, un libro di storia sulla nascita e le origini del quartiere Salinella, sulla fondazione della parrocchia Santi Medici e sulla costruzione in quel quartiere del nuovo tempio dedicato ai due santi. Nel volume Guadagnolo racconta anche la storia della nascita, nel 1200, dell’antichissima Congregazione della Madonna del Divino Amore di Roma e della costruzione, alla periferia di Roma, del santuario che oggi sorge sul luogo dove nel Medioevo fu trovata l’Immagine della Madonna che ha dato il nome alla congregazione.

Nello stesso libro Guadagnolo ha anche raccontato la biografia del fondatore del Santuario, il beato don Umberto Terenzi, e quella di don Michele Pepe, un prete pugliese originario di Altamura, sacerdote oblato della Congregazione della Madonna del Divino Amore che negli anni ‘50, in una Salinella che era il Bronx di Taranto privo di strade, scuole, luce, acqua e servizi, su imput dell’allora Arcivescovo di Taranto Mons. Guglielmo Motolese, dal nulla creò una comunità parrocchiale e costruì l’attuale maestoso nuovo tempio dedicato ai Santi Medici. Quello di Guadagnolo è, quindi, un libro di storia di un quartiere, la Salinella, nato male e cresciuto peggio nel quale don Michele Pepe ha operato per oltre 40 anni. Come è noto questa nostra città per anni è stata massacrata urbanisticamente attraverso una forzata espansione verso est che anziché risolverne i problemi di vivibilità, li ha aggravati producendo quartieri ghetto come appunto quello della Salinella. C’è da dire che Mons. Guglielmo Motolese, molto lungimirante e in maniera oltretutto prevedibile, a suo tempo aveva ammonito gli amministratori dell’epoca (parliamo degli anni ’50) che un quartiere all’estrema periferia est della città nel quale si volevano trasferire gli abitanti della Città Vecchia, sarebbe stato un errore urbanistico e sociale gravissimo poiché avrebbe creato un quartiere ghetto con tutto il disagio sociale che questo avrebbe comportato. Dopo decenni la storia ha dato ragione a Monsignor Motolese.

Da quando quel quartiere è nato, anni ’50, fino a qualche anno fa l’unica istituzione presente è stata la Chiesa che ha supplito alla mancanza di presenza di altre istituzioni, quelle civili, (tutte), da quella comunale a quella statale. Quando don Michele Pepe, prete da poco più di due anni e senza esperienza, arriva a Taranto su mandato di Don Umberto Terenzi (fondatore dell’omonimo Santuario alla periferia di Roma) col compito di fondare la parrocchia Santi Medici come da richiesta dell’Arcivescovo Motolese (Motolese era amico personale di don Umberto Terenzi e di lui si fidava molto avendolo visto all’opera), capisce l’onerosità dell’impegno che per lui rappresenta una grande responsabilità e un salto nel buio. Il quartiere Salinella è il Bronx della città, assenza di urbanizzazioni primarie e secondarie, di illuminazione, strade sterrate circondate da acquitrini, nessun centro sociale, niente cinema, niente negozi, niente scuole tranne un istituto superiore l’“Archimede”, niente collegamenti con la città. L’unica linea di bus per la città aveva il suo capolinea in viale Magna Grecia all’altezza dei portici delle “case popolari” dove di fatto finiva la città ed iniziava la campagna. Inizialmente a don Michele viene affidata la cura di una parrocchia inesistente, “virtuale”, tutta da creare e da inventare poiché nel quartiere sono previsti nuovi massicci insediamenti. Non c’è neanche la chiesa per cui deve appoggiarsi temporaneamente nella cappellina dell’Istituto Mater Misericordiae in via Lago di Trasimeno, angolo viale Magna Grecia, che al massimo può contenere venti persone.

Don Michele inizia, così, la sua avventura facendo il “prete di strada” e incontrando i suoi potenziali parrocchiani sul marciapiede antistante l’Istituto Mater Misericordiae. In attesa del nuovo, grande edificio che sarà realizzato dopo appena quattro anni, don Michele celebra nella cappellina dell’Istituto. Nel tempo quella parrocchia diventerà l’unico punto di aggregazione del quartiere e oggi è una splendida realtà. Insomma il libro di Guadagnolo racconta e ricostruisce una fase storica della città concomitante con la nascita di una realtà sociale nuova e con tutte le contraddizioni legate all’atterraggio della grande industria, all’espansione urbanistica incontrollata e i conseguenti pericoli di laicizzazione e scristianizzazione che ne derivavano alla comunità.

In quella difficile realtà un pretino di primo pelo venuto da Altamura è riuscito a trasformare una periferia abbandonata nella quale allignavano sporcizia, degrado, delinquenza, contrabbando di sigarette, assenza di urbanizzazioni e di servizi in una comunità solidale nella quale per quarantadue anni si sono formati centinaia e centinaia di giovani e altrettante famiglie sono state guidate spiritualmente e sostenute nella soluzione di problemi a volte non propriamente spirituali come il pagamento di bollette e di affitti. Un libro, questo di Guadagnolo, che ci invita a conoscere meglio la storia della nostra città, che Papa Francesco ha avuto nelle sue mani e che ha mostrato di apprezzare. Per questo è davvero con piacere che ne prendiamo atto come giornale per essere Guadagnolo un nostro collaboratore.

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