24 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Gennaio 2022 alle 22:28:00

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La droga sequestrata durante il blitz

Pesanti condanne per i presunti esponenti di tre gruppi accusati di gestire il traffico di droga in due versanti della provincia ionica e in alcuni centri della provincia di Brindisi. A conclusione del procedimento celebrato col rito abbreviato, il gup del Tribunale di Lecce, Alcide Maritati, ha condannato 18 imputati e ne ha assolti soltanto due. La condanna più severa, 20 anni di reclusione, è stata inflitta a coloro che sono ritenuti i principali esponenti del gruppo, Martino Camassa, 54 anni, di Martina, commerciante ambulante di prodotti ortofrutticoli, (dal lavoro svolto dall’uomo trae ispirazione il nome del blitz, “Mercante in fiera”), Antonio Soloperto, di San Marzano, Sergio Capilunga e Antonio Ruggiero.

Le altre condanne vanno da 14 anni a un anno di reclusione. Quattordici anni e 4 mesi sono stati inflitti a Massimo Assanti. Dieci anni a Manuel Camassa, 8 anni e mezzo a Emmanuela Lupoli, 8 anni e 4 mesi a Pietro Brescia, 6 anni e 10 mesi a Vito Pastore, 8 anni, 5 mesi e 10 giorni a Daniele Coretti, 7 anni e 4 mesi a Luigi Marrella, 3 anni a Maurizio Ciccarone, 9 anni e 4 mesi a Giangaspare Argentina, 7 anni e 2 mesi ad Alessandro Franco, 6 anni a Francesco Soloperto, 4 anni a Francesco Capilunga, 2 anni a Giuseppe Camassa e 1 anno a Rosario Corigliano. Due le assoluzioni decretate dal giudice, con la formula “per non aver commesso il fatto”, nei confronti di Antonio Raguso e Giuseppe Bonadie per i quali il pm della Dda Milto De Nozza aveva chiesto la condanna a sette e a quattro anni. Complessivamente sono stati inflitti 175 anni di reclusione.

L’unico imputato ad aver ottenuto il beneficio della sospensione condizionale della pena è stato Giuseppe Camassa. Inoltre il giudice Maritati ha disposto la confisca dei beni sequestrati nel corso delle indagini dalla Dia di Lecce in quanto ritenuti il provento di attività di smercio di droga, tre immobili, fra cui una villa con piscina a Martina Franca e un appartamento al mare, a Torre Canne, otto autovetture e anche una barca. Confiscate anche le quote sociali di un ristorante a Taranto. Il tutto per un valore complessivo stimato in oltre 4 milioni di euro. Secondo l’accusa i beni finiti sotto chiave erano solo formalmente intestati ad altri soggetti insospettabili, in quanto privi di precedenti penali, nel tentativo di occultare la reale appartenenza. Ma in realtà, è sempre la tesi accusatoria accolta dal giudice, sarebbero riconducibili a Camassa e ai familiari.

Il giro di sostanze stupefacenti è stato smantellato a dicembre del 2020 dai carabinieri del Comando provinciale di Taranto con l’esecuzione di venti ordinanze di custodia cautelare. L’attività di indagine nelle province di Taranto e di Brindisi è scattata in seguito al sequestro di tre chilogrammi di cocaina trovata nel portabagagli dell’auto di Camassa e di una parente ferma ti a Firenze dai Carabinieri nel 2019. Nel corso della perquisizione l’ingente partita di droga è stata sequestrata e i due sono finiti in carcere. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, sposata dal pm De Nozza e sfociata nelle richieste di condanna, il gruppo facente capo al commerciante di Martina si occupava di rifornirsi di sostanze stupefacenti, attraverso un canale barese e uno calabrese, che poi provvedeva a smistare nelle piazze di San Marzano e di Oria, oltre che a smerciare a Martina.

Nell’altro centro della provincia ionica, San Marzano, ad occuparsi della gestione del traffico illecito sarebbe stato, secondo l’accusa, il gruppo di Soloperto, un nome già noto alle forze dell’ordine da diversi anni. Mentre a Oria la gestione sarebbe stata appannaggio di un altro gruppo. Uno smercio andato avanti fino a dicembre 2020 quando sono scattate le manette.

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