20 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 20:34:00

Cronaca News

Traffico di rifiuti pericolosi, chiesto processo per 44

foto di La Guardia di Finanza
La Guardia di Finanza

LECCE – Con l’accusa di traffico di rifiuti speciali e pericolosi, smaltiti nel Salento e provenienti dalla Campania: il pm della Dda di Lecce, Milto Stefano De Nozza, ha chiesto il rinvio a giudizio di quarataquattro persone, tredici delle quali furono arrestate lo scorso maggio dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce e dalla Guardia di Finanza di Taranto. L’inchiesta aveva riguardato 600 tonnellate di materiale proveniente da produzioni industriali che sarebbero state interrate in una masseria del Salento o incendiate all’aperto a Surbo, Crispiano e in una cava di Mottola.

L’udienza preliminare è fissata per il 14 giugno prossimo. I fatti risalgono agli anni 2018 e 2019, ma le condotte illecite, secondo gli inquirenti, sarebbero proseguite anche in epoche successive. Secondo quanto aveva ipotizzato la Procura, i pugliesi coinvolti avevano offerto la disponibilità di terreni per le operazioni di stoccaggio e sarebbero state condotte operazioni di scavo e di tombamento “con evidente e conseguente gravissimo e diffuso danno ambientale dovuto all’infiltrazione nel terreno delle componenti nocive nella fase di deterioramento dei rifiuti”. Con lo smaltimento illecito la società produttrice di rifiuti avrebbe ottenuto un risparmio di almeno 100mila euro. A maggio del 2021 nell’operazione “All black” erano stati arrestati anche un 66enne, un 42enne e un 40enne di Taranto e un 56enne di Manduria Trentuno, invece, le persone indagate a piede libero.

Al centro delle indagini sono finite due aziende. Venivano individuate le imprese produttrici di rifiuti e le aziende abilitate al trasporto per prendere in carico il trasferimenmo dei rifiuti in siti non autorizzati per lo smaltimento. Un servizio garantito dietro pagamento di un compenso che variava a seconda della tipologia del rifiuto da trattare. E per le centinaia di viaggi gestiti da una delle società venivano utilizzati formulari falsi per indicare il sito di stoccaggio con tanto di casella di posta elettronica e di numero di telefono di una fantomatica sede legale. Sarebbero state utilizzate anche false autorizzazioni ambientali o determine apparentemente emesse da organi istituzionali.

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