19 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Gennaio 2022 alle 10:59:00

Cronaca News

Rimborsopoli, ex consiglieri chiedono l’interrogatorio

Il tribunale di Taranto
Il tribunale di Taranto

Hanno chiesto di essere interrogati alcuni dei sette imputati nel procedimento sui rimborsi al Comune di Taranto. La vicenda è approdata davanti al giudice dell’udienza preliminare il 13 gennaio. Sotto accusa sono finiti gli ex consiglieri comunali Floriana De Gennaro, Pietro Bitetti, Emidio Albani e Carmela Casula, più altre tre persone titolari di rispettive attività commerciali o professionali (un quarto è deceduto). Stando alla ricostruzione del pubblico ministero Maria Grazia Anastasia, gli ex consiglieri comunali avrebbero “gonfiato” i rispettivi compensi al fine di ottenere i rimborsi dal Comune di Taranto nel corso del loro mandato di consiglieri.

La tesi accusatoria si basa sulle indagini condotte dalla Guardia di Finanza che si sono concentrate sui rapporti di lavoro e, in particolare, sull’inquadramento contrattuale e sulla retribuzione ricevuta dagli ex consiglieri dai rispettivi datori di lavoro nel periodo antecedente di alcuni mesi le elezioni di maggio 2017 oppure nei mesi immediatamente successivi e fino al 2019. Gli stipendi, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati notevolmente incrementati in maniera fittizia con un inquadramento contrattuale e con una maggiorazione di voci della retribuzione nettamente superiori alle mansioni realmente svolte. Tutto ciò con l’obiettivo di percepire indebitamente rimborsi più sostanziosi dal Comune. In questo modo, però, i maggiori costi contestati dal pm gravavano sulle casse comunali. Inoltre, in un caso, il rapporto di lavoro, secondo gli investigatori, sarebbe stato addirittura instaurato successivamente all’elezione del 2017.

Un’assunzione ritenuta fittizia dall’accusa in quanto finalizzata a percepire il rimborso dal massimo ente cittadino, come fittizie sono ritenute le promozioni finalizzate soltanto ad aumentare lo stipendio. Nel corso delle indagini, i militari delle Fiamme Gialle hanno sequestrato a marzo dello scorso anno anche beni mobili e immobili degli ex componenti della massima assise cittadina (all’epoca erano ancora in carica) per un valore complessivo di 255.000 euro. Le somme percepite indebitamente, secondo l’accusa, vanno da un minimo di 29.000 euro circa ad un massimo di 112.000 euro. Alcuni degli indagati, nei mesi scorsi, hanno respinto le accuse sostenendo la piena legittimità delle assunzioni e delle retribuzioni, Fra questi l’ex consigliere Floriana De Gennaro che ha respinto le accuse e ha evidenziato come il suo rapporto di lavoro fosse non solo antecedente di alcuni mesi lo svolgimento delle comunali e la sua elezione in consiglio ma anche reale in quanto da anni lei ha sempre lavorato nel noto bar del centro insieme a suo marito. L’ipotesi di reato contestata ai sette imputati, per i quali il pm ha chiesto il rinvio a giudizio, è quella di truffa aggravata, in concorso con i datori di lavoro, poiché fra i beneficiari dei rimborsi (che comprendono anche assicurazioni e contributi) l’accusa indica anche loro.

E in danno del Comune di Taranto che nel procedimento è parte offesa. Due dei consiglieri coinvolti nella vicenda giudiziaria, Floriana De Gennaro e Carmela Casula, sono fra i 17 firmatari della mozione di sfiducia che, a sorpresa, ha determinato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Taranto e la fine dell’Amministrazione Melucci, il 16 novembre dello scorso anno. Il gup Gianna Martino ha fissato la prossima udienza il 28 aprile. Quel giorno la parola passerà agli imputati con i primi interrogatori. Hanno chiesto di sottoporsi al fuoco incrociato delle domande Piero Bitetti, Emidio Albani e Carmela Casula. Non è la prima volta che una vicenda relativa a rimborsi del Comune di Taranto ai consiglieri finisce sotto la lente di ingrandimento della Procura di Taranto con l’accusa di percezione indebita e truffa alle casse comunali. E’ già accaduto per altri consiglieri comunali eletti nel 2012 la cui carica è cessata nel 2017. Sotto processo per truffa ai danni dell’ente civico sono finiti Mario Cito (in carica anche nell’ultimo consiglio comunale), Filippo Illiano, Cosimo Gigante, Rosa Perelli, Giovanni Ungaro e altri otto indagati. Analoghe le contestazioni nei loro confronti e gli sviluppi delle indagini che portarono al sequestro di complessivi 240.000 euro. In entrambi i casi sarà un processo a fare luce sulle contestazioni e a stabilire se i rimborsi siano stati percepiti indebitamente oppure in maniera lecita.

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