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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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«La campagna elettorale non deve trasformarsi in un referendum»

foto di Il Palazzo di città di Taranto visto dal mare
Il Palazzo di città di Taranto visto dal mare

Riceviamo e pubblichiamo una riflessione a cura del Partito Repubblicano di Taranto sulle imminenti elezioni amministrative.

«Dispiace evidenziare che anche a Taranto la campagna elettorale, che si sta sviluppando dopo la caduta della giunta Melucci, non sia differente dagli standard mediocri a cui gli italiani si sono, purtroppo, abituati da tempo. Se ormai il 40 % degli italiani non vota più, ed è completamente avulso da ogni discussione sulla cosa pubblica, la colpa è anche da ricercare in questo modo assurdo di condurre il palcoscenico politico. Insulti, urla, attacchi personali, tantissima demagogia, slogan e discorsi banali (ma utili a riempiere le pagine social) sono la tela con cui si sta decidendo di riprodurre il destino di Taranto. Nella sostanza si assiste, giornalmente, ad un referendum pro o contro Melucci. A nostro avviso, la conduzione della campagna elettorale in questo modo ci sembra non solamente sbagliata, ma denota anche una mancanza di idee oltre che di progetti.

Inoltre, ogni argomento è poi veicolato da una comunicazione ridicola e al tempo stesso drammatica, coinvolgente tutti gli schieramenti, e con pochissime voci fuori dal coro. Nella terza città più grande del meridione continentale, sede della più grande acciaieria d’ Europa e della base della marina militare più importante del paese, con interessi notevoli derivanti dai numerosi progetti di risanamento e ammodernamento del territorio, per settimane abbiamo osservato un dibattito politico serrato e appiattito sul tema delle strisce blu introdotte a fine anno, oppure ridotto ad altri argomenti di simile peso specifico. Per carità, anche noi del Partito Repubblicano Italiano, il 3 Dicembre abbiamo fatto presente al commissario Cardellicchio (come riportato dalla stampa locale), la necessità di adempiere alla revoca o alle modifiche del provvedimento (accolte queste ultime). Tuttavia, e qui una riflessione andrebbe fatta, se il provvedimento non è stato revocato (come richiesto anche da noi) qualche solida ragione di essere concepito forse era presente “ab origine”. Tuttavia quando, il livello si è fatto triviale e dalle strisce blu si è passati all’attacco ad personam verso l’ex Sindaco, alla pubblicazione online di testimonianze volte a ribadire un risibile “chi sei tu e chi sono io”, ci siamo tirati fuori e abbiamo preferito tornare a lavorare su altre problematiche, magari di maggior respiro, ( siamo gli unici che hanno espresso dubbi sulla presenza del parco eolico “near shore” in mar grande, attraverso gli articoli degli amici Fabio Caffio e Pierpaolo Piangiolino).

Infatti, è il caso di scrivere che, i “cabbasisi” dei tarantini, come direbbe il commissario Montalbano, si rompono a sentire sproloquiare sempre sulle stesse cose, e possiamo assicurare che gran parte dei “cabbasisi” jonici si sono abbondantemente frantumati! Francamente, ridurre l’agone politico di Taranto ad un Melucci “Si” o Melucci “No” vuol dire considerare limitate le facoltà intellettive di tutti noi potenziali elettori, immaginando una realtà in cui schiere di cittadini sono incapaci di valutare, con i loro occhi, cosa sia stato fatto o non fatto. Onestamente, non pensiamo di essere una popolazione incapace di pensare con la propria testa e non abbiamo bisogno di suggeritori. In una logica di alternanza di governo, del tutto legittima in una democrazia, ci piacerebbe conoscere i programmi, le modalità attuative degli stessi, gli investimenti previsti, le risorse disponibili, le partnership di chi si propone come valida alternativa. Ci piacerebbe sapere come verrà articolato il dialogo tra il governo locale, quello regionale e quello nazionale, con quali relazioni e con quali interlocutori. Quantomeno per capire bene, perché si dovrebbe votare, o non votare, un determinato candidato sindaco o un movimento politico. Invece, assistiamo a fumosi e misteriosi candidati sindaco alternativi a Melucci, nella più totale latitanza di programmi, che sono sostituiti da immancabili slogan. In tal maniera, si corre, il grave rischio che gli schieramenti politici in campo, siano solamente carrozzoni legati tra loro esclusivamente dall’ essere anti-qualcuno o anti-qualcosa.

Come Partito Repubblicano Italiano, riteniamo che Taranto sia ad un bivio molto importante: intercettare e continuare un processo di crescita sfruttando al massimo i progetti già approvati ed i fondi del PNRR o fare un salto nel buio, che per una città che esce dal dissesto e da dieci anni di stagnazione stefaniana e con ancora mille problemi economici da risolvere, potrebbe risultare mortale. Ovviamente, la condizione fondamentale sarà quella, già espressa alcune settimane fa, di sperimentare una transizione politica che possa guidare alla transizione economica. Tuttavia, entrambe le transizioni, non potranno essere attuate senza, una vera e propria, transizione culturale. Detto tra noi: serve gente seria che abbia competenza e non celi interessi personali. Pertanto, sarebbe corretto e opportuno uscire dall’ impasse simil referendario, del pro o contro Melucci, di questi mesi ed arrivare ad una cultura della responsabilità. Da cittadini di Taranto non possiamo non riconoscere che il volto della città sia cambiato negli ultimi quattro anni e mezzo. Sicuramente ci sono stati dei segnali di ripresa in città, per quanto si sia ancora lontano dai vicini salentini o baresi. Ma volendo rinfrescare la nostra memoria, ricordiamoci cosa eravamo cinque o sei anni fa quando assistevamo ad interi quartieri con l’illuminazione pubblica spenta a rotazione, molte strade dissestate, poca o nulla manutenzione. Sempre cinque anni fa non avevamo un teatro comunale, vi erano pochi vigili per strada, non era stata avviata la progettazione e la cantierizzazione di molte aree della città. Questo lo scriviamo a memoria e merito di tutti coloro che hanno partecipato alla vita politica della città e che con il sindaco uscente hanno condiviso un lungo percorso programmatico, costellato anche di iniziali successi (anche se alcuni dovuti alla realizzazione di iter progettuali risalenti alle giunte precedenti).

Affermare che la città sia peggiorata in questi anni, (peggiorata poi rispetto a quando? Rispetto all’ amministrazione Stefàno? Di Bello?, rispetto al Commissario Blonda?) andrebbe anche a ridimensionare il ruolo di chi oggi ha preferito seguire altre strade politiche ma che, nel recente passato, ha contribuito insieme a Melucci, ad un percorso del nostro capoluogo. Certamente sono stati fatti molti errori (alcuni molto gravi) e, a nostro avviso, è dall’analisi degli errori che bisognerebbe partire, quantomeno per non ripeterli o per risolverli. Per esempio, la raccolta dei rifiuti è da rivedere concretamente, ci si può appellare all’inciviltà di taluni abitanti, ma è lampante che i nuovi cassonetti siano piccoli e la raccolta non funzioni, rendendo la città molto più sporca, (ma sulla risoluzione di questo tema, chissà perché, tacciono tutti). È stato sbagliato cedere a ricatti e a richieste per poltrone o incarichi, ma in questo senso le colpe sono da distribuire tra chi dà e tra chi chiede. Forse sarebbe stato corretto dimettersi prima, se si riteneva di essere oggetto di coercizioni e non aspettare di essere defenestrati. È stato un errore pianificare la costruzione di tante piste ciclabili senza accompagnare il progetto (comunque giusto), con un piano parcheggi adeguato. In sostanza sono stati persi molti posti auto con grave disagio per gli abitanti delle zone interessate dalle piste ciclabili. Alcune aree della città continuano a versare nel degrado, come ad esempio la Villa Peripato recentemente vandalizzata, ma anche i giardini Capitano Basile non se la passano bene. Sostanzialmente il verde pubblico appare poco curato e scarsamente valorizzato in molte zone del capoluogo. Permane, altresì, una sudditanza verso Bari (evidenziata anche dal sempre acuto Mario Guadagnolo), una sorta di vassallaggio medievale simile ad un guinzaglio (a cui, tuttavia, non sfuggono nemmeno molti oppositori di Melucci -anche questo va evidenziato-) e che dovrebbe essere tagliato, pretendendo di decidere in autonomia, anche perché le competenze non ci mancano ma forse manca l’acume politico. Tuttavia, come per i meriti anche questi demeriti vanno condivisi anche con chi per quattro anni e mezzo ha amministrato con il sindaco Melucci.

In sostanza, non è credibile per nessuno, e soprattutto per i tarantini, far finta che la precedente giunta sia stata espressione autonoma di una persona sola al comando. I Meriti (che ci sono) e gli errori (molteplici) vanno condivisi da tutte le forze politiche di governo e anche con l’opposizione. E se è stata un’amministrazione fallimentare (sia chiaro che per noi non lo è stata!), dovremmo concludere che hanno fallito in tanti. Ha fallito l’opposizione che non ha saputo vigilare e non ha saputo incidere (ma quando mai si è visto che si approva il nuovo piano parcheggi in Aprile e si fa chiasso a Dicembre?), ed ha fallito anche chi governando, ha preso le distanze dal Sindaco solo a cinque mesi dalla scadenza del mandato. Infatti, da cittadini, ci chiediamo perché non ci si è allontanati dalla maggioranza 12 o 24 mesi prima? Perché andava tutto bene? La città un anno o due anni fa stava crescendo? Perché, pur potendolo fare, non si è fatta cadere la giunta 24 mesi prima? Crediamo queste domande del tutto legittime, perché oggi: “Non tutti possono | tendendo le braccia | afferrare la sorte, | schiaffeggiarle la faccia” volendo utilizzare le parole di Giovanni Lindo Ferretti. Pertanto, dovendo concludere, l’invito è a non ridurre questa campagna elettorale ad un referendum pro o contro la vecchia amministrazione, giacchè con questi presupposti nessuno degli attori è credibile. Parliamo, invece, di programmi, con chiarezza riportiamo l’attenzione sul futuro dell’acciaio jonico (se fosse quella di Terni la strada da percorrere?), parliamo del nostro porto, della valorizzazione del nostro territorio, discutiamo delle infrastrutture da realizzare o migliorare. Proviamo a farli questi ragionamenti con rapidità e possibilmente con autorevolezza, perché il mondo va avanti mentre noi tarantini, come sempre litigiosi, rimaniamo indietro».

Partito Repubblicano Italiano
Taranto

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