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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:18:58

Cronaca News

Il Giorno del Ricordo: unire, non dividere


Foibe

Il “Giorno del Ricordo”, istituito per commemorare le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo istriano-dalmata, è una ricorrenza su cui grava l’ipoteca delle passioni di parte (vedi il libro di Raoul Pupo Trieste ’45 (2010) in edicola con il Corriere della sera dal 10 febbraio 2022). L’ANPI ha iniziato da tempo un percorso, in particolare nel 2016 col convegno di Milano sul confine italo-sloveno e poi il 4 febbraio 2020 col convegno di Roma sul fascismo di confine e sul dramma delle foibe e poi ancora l’anno scorso da remoto il convegno sull’invasione della Jugoslavia in occasione dell’80° anniversario, che con i nostri fratelli sloveni, con la ZZB NOB, intende sollecitare la discussione sulle Foibe e la “giornata del ricordo” muovendo dal principio de “La storia insieme”, ovvero pensando agli italiani ed agli sloveni. La storia riguarda, com’è ovvio, le vite passate.

L’ANPI assumendo il paradigma della “memoria attiva”, intende pensare alla storia per essere protagonisti del presente e lo vuol fare stando “insieme” perché non ci sono due umanità, c’è una sola umanità, la quale deve essere al centro di una comune ricerca del vivere in pace. In questa ottica l’ANPI si fa promotrice di un nuovo umanesimo. L’ANPI, fedele ai principi fondativi della sua costituzione, fa sue le parole del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, il quale rispondendo alla domanda “cosa vogliamo?” risponde: “Un’Italia più giusta, più moderna, intensamente legata ai popoli amici che ci attorniano”. È necessario evitare che il “Giorno del Ricordo” continui ad essere una sorta di damnatio memoriae della Resistenza ed una conseguente assoluzione del fascismo, un’apologia di un nuovo ipernazionalismo, un capovolgimento della storia, una sorta di rendita memoriale a vantaggio di una parte politica. Ha ragione lo storico Giovanni De Luna quando ha parlato di “paradigma vittimario” riferendosi a ciò che è prevalente nelle celebrazioni, ovvero come ha sostenuto Eric Gobetti, la memoria, senza dubbio rispettabile, ma parziale che fa scomparire la storia e così fa prevalere una visione nazionalista danneggiando il tentativo intrapreso di una storia integrata e “insieme”.

Le forze politiche ancora con sedimenti fascisti tendono a fare del “Giorno del Ricordo” un punto di vista della storia indiscutibile, quasi fosse un dogma religioso, e negando il vero carattere della storiografia che è, invece, ricerca continua della verità. A vent’anni dalla stesura definitiva della relazione della Commissione storico culturale italo-slovena, che si è ripromessa storiograficamente di superare i conflitti, a colpi di propaganda e di un becero nazionalismo si semina odio. Senza nessuna intenzione di voler disconoscere il “Giorno del Ricordo” ribadiamo che esso va preso nello spirito della legge istitutiva che all’art. 1 della stessa fa certamente riferimento alle foibe e all’esodo, ma, altresì, richiama “la complessa vicenda del confine orientale” che va intesa nella sua interezza. Dal ’43 in poi ha inizio, sia pur per svariate ragioni, la vicenda triste delle foibe e dell’esodo. Per trattare questa fase storica non si deve procedere decontestualizzandola come, invece, fanno i fascisti di ieri e di oggi. Un’attenta disamina può aiutare a comprendere, non a giustificare. Le foibe, senza dubbio, vanno condannate al pari di altri eventi traumatici che caratterizzarono la fine della Seconda guerra mondiale.

Riccardo Pagano

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