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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 10:55:00

Cronaca News

Udienza sulle istanze dei Riva contro i compensi dei custodi

foto di L'ex Ilva
L'ex Ilva

Il compenso stabilito dalla Corte d’assise per i custodi giudiziari dell’Ilva sequestrata ai Riva viene ritenuto errato anche da alcune parti civili del processo sul disastro ambientale doloso. Nell’udienza tenutasi giovedì 10 febbraio al Tribunale di Taranto, davanti al giudice civile Francesca Perrone, l’avvocato Filippo Condemi si è costituito ad adiuvandum, chiedendo l’accoglimento del ricorso presentato dai legali di Nicola Riva e della Riva Forni Elettrici, gli avvocati Pasquale Annichiarico e Bernardino Pasanisi. I Riva hanno impugnato i due decreti di liquidazione dei compensi dei custodi giudiziari dello stabilimento siderurgico, i tre ingegneri ambientali Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento e i tre custodi contabili, il commercialista tarantino Mario Tagarelli che si è avvalso della collaborazione di due professionisti, Gianvito Morelli e Antonio Notaristefano.

A loro avviso la cifra quantificata dalla Corte d’Assise è il risultato di un calcolo che ritengono non corretto. I custodi sono stati nominati il 25 luglio 2012, quando è stato disposto dal gip Patrizia Todisco il sequestro dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico, eseguito il giorno dopo, e hanno svolto il loro ruolo fino a gennaio 2014. Per il lavoro svolto fai custodi, la Corte d’Assise che, a conclusione del processo Ambiente Svenduto, ha emesso la sentenza il 31 maggio dello scorso anno, ha disposto la liquidazione dei compensi per complessivi 3 milioni di euro circa, dei quali 1.937.521,49 per il collegio dei tre ingegneri e 1.036.035,80 per il commercialista e i due coadiutori; cifra a cui si aggiungono anche alcune migliaia di euro di rimborso spese. Nicola Riva, fratello di Fabio, (entrambi imputati) e la Riva Forni Elettrici spa (una delle tre società) hanno presentato ricorso contro la liquidazione dei compensi sollevando diverse questioni, la più rilevante delle quali è quella dei criteri adottati per il calcolo. Il risultato sarebbe stato, secondo i legali, quello di moltiplicare per otto volte l’entità dei compensi “con una modalità difforme rispetto al dettato normativo”. In conclusione, i provvedimenti della Corte vengono ritenuti illegittimi dai legali e “assolutamente sproporzionati rispetto all’attività svolta”.

I ricorrenti hanno contestato anche un’altra circostanza. In occasione della lettura in aula (era l’aula magna delle Scuole della Marina, a San Vito) del dispositivo della sentenza, la Corte ha comunicato di aver deciso sulla liquidazione dei compensi, compresi quelli degli ausiliari, ma “non dava lettura del provvedimento né successivamente ne disponeva la notifica”. Inoltre, gli avvocati degli imputati hanno mosso una serie di rilievi e sollevano una serie di dubbi anche sull’operato dei custodi. Nell’udienza fissata per la discussione, il 10 febbraio, è intervenuto anche il legale di alcune parti civili, l’avvocato Condemi, per perorare le richieste dei difensori dei Riva. Le parti civili che hanno deciso di costituirsi lo hanno fatto con una motivazione ben precisa, temendo di vedere ridimensionato il risarcimento che è stato loro riconosciuto il giorno del verdetto. Come si legge nell’istanza presentata dall’avvocato Condemi, “al fine di contrastare qualsivoglia errore che possa pregiudicare la possibilità di soddisfazione del proprio diritto di credito di cui alla sentenza emessa…”. Il legale precisa che “con il presente atto di adesione non si chiede alcuna somma di denaro ma si manifesta soltanto l’interesse a sostenere le giuste motivazioni di parte ricorrente”. In udienza, l’ingegnere Barbara Valenzano si è costituita tramite l’avvocato Pietro Quinto. Il procedimento è stato aggiornato al 14 luglio prossimo.

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