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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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Giornata mondiale della lingua greca

9 febbraio: Giornata Mondiale della Lingua Greca. “La delegazione AICC di Taranto Adolfo Mele”, in prima linea sul fronte degli studi umanistici, l’ha celebrata collegando Scuola e Università durante una manifestazione nella Sala Basilica del Dipartimento Jonico – Università “Aldo Moro” di Bari. La Giornata Mondiale della Lingua Greca promulgata ufficialmente dal Parlamento ellenico nel 2017, come ha detto la professoressa Franca Poretti, Presidente della Delegazione, si celebra il 9 febbraio per rendere omaggio al poeta greco Dionysios Solomòs, nato a Zante, come il nostro Foscolo, nel 1798 e morto appunto il 9 febbraio del 1857, autore dell’Inno alla libertà le cui prime strofe sono poi passate nell’inno nazionale greco. Numerose sono state le iniziative in tutta Italia (Milano, Napoli, Lecce, Bari, ecc.) per questa Giornata. L’AICC di Taranto ha spesso partecipato a iniziative dedicate alla Giornata Mondiale della Lingua Greca, collaborando con le Società Filelleniche, tra cui il Dopolavoro Filellenico di Taranto che l’8 febbraio ha organizzato online un incontro molto interessante con il traduttore Maurizio De Rosa sul valore della traduzione. L’anno scorso, in piena pandemia, l’ AICC di Taranto ha prodotto un video sul teatro, inviato alla Società Filellenica Italiana, e quest’anno ha voluto collegare la scuola e l’Università: per la scuola, gli studenti della classe 2^ C del Liceo Classico “Archita” hanno realizzato un video sul tempo nella cultura e nella vita dei Greci, analizzando l’etimologia e il significato delle parole che indicano il tempo (Krònos, kairòs, aiòn) e l’eredità di esse nella lingua italiana. L’eccellente lavoro è stato introdotto dalla professoressa Tania Rago. Per il mondo della ricerca accademica, la professoressa Paola Ingrosso ha presentato un suo studio approfondito sull’Elena euripidea, che si muove tra illusione, ambiguità e inganno. L’intera manifestazione è stata patrocinata dall’Università di Bari, con la gentile concessione della Sala Basilica da parte del Dipartimento Jonico, e con il supporto tecnologico della start-up Museion per la diretta streaming.

“Elena” di Euripide, dunque, tra illusione, ambiguità e inganno è stato il tema svolto dalla professoressa Paola Ingrosso, docente di Drammaturgia e Storia della Lingua Greca dell’Università di Bari. Questo è l’abstract della brillante conferenza: Elena è stata, per gli antichi Greci, l’emblema dell’aspetto negativo e perverso dell’eros: la poesia omerica e, successivamente, la lirica e la stessa tragedia avevano colpevolizzato Elena, ritenendola responsabile dello scoppio della guerra di Troia, a causa della sua fuga con Paride, e paradigma di donna infedele che aveva abbandonato la patria e gli affetti per seguire la passione devastante dell’adulterio. Nell’ “Elena” di Euripide, portata in scena nel 412 a.C., il problema della colpa individuale di Elena, responsabile o vittima della passione distruttrice da lei stessa suscitata, viene risolto alla radice: Elena non è mai stata a Troia, non è lei che è fuggita da Sparta con Paride, non è lei che ha abbandonato la figlia e il marito, e non è per lei che migliaia di eroi greci e troiani sono morti in una dolorosa guerra decennale. Nella ‘nuova Elena’, come la definì Aristofane, l’anno successivo, nelle “Tesmoforiazuse” (v.850), ‘nuova’ perché recente, ma soprattutto per la novità della rivisitazione proposta dal tragediografo, la dea Era ha dato a Paride solo un fantasma (“eidolon”), un’immagine fatta d’aria, copia identica, doppio perfetto di Elena. La vera Elena è stata invece portata in Egitto da Ermes e affidata al re Proteo, perché la custodisca casta in attesa del ritorno del marito Menelao. La guerra di Troia è stata combattuta dunque solo per una vana, inconsistente, immagine, per un’illusione: in questa paradossale variante del mito troiano, già introdotta da Stesicoro, ma ampiamente rielaborata e arricchita da Euripide, la figura della protagonista si sdoppia così in una donna reale, incarnazione dell’ideale amore coniugale, e in un essere evanescente, etereo: l’ “eidolon”, l’immagine che, con il suo adulterio, infrange la morale dominante. La conferenza di Paola Ingrosso ha indagato, dal punto di vista linguistico, strutturale e drammaturgico, le fasi salienti del dramma euripideo, e, in particolare, il motivo del doppio, che pervade la prima fase della tragedia, con le sue implicazioni semantiche, poetiche e con le sue inevitabili suggestioni filosofiche, e il motivo dell’inganno, il “mechanema”, lo stratagemma ordito per la fuga dall’Egitto dai due sposi, che viene descritto e analizzato nella sua organizzazione metateatrale, attraverso l’uso parossistico di anfibologie e ambiguità semantiche.

A dispetto della trama brillante, in cui non mancano sfumature palesemente comiche, l’ossessivo ricorso al motivo del doppio, all’ambiguo con trasto tra verità e apparenza, e l’organizzazione dell’intrigo finale, basato sul potere ingannevole della parola, e, ancora una volta, su una impenetrabile ambiguità, contribuiscono a creare un’atmosfera pessimistica, che pervade l’intero dramma: è il velo dell’illusione, che, come un’ombra, ricopre di vanità ogni momento della tragedia. Uno studio, questo di Paola Ingrosso, veramente prezioso, che è stato possibile ascoltare sia in presenza che da remoto, in diretta streaming, come ormai da tempo vengono organizzate le iniziative della Delegazione tarentina dell’AICC. Alla conferenza è seguito un vivace dibattito, specialmente sul tema del “doppio”. Ha concluso la manifestazione il preside del Liceo Archita, il professor Francesco Urso. A proposito: per dimostrare il fascino dell’Elena euripidea e la vitalità del mito, mi piace citare la mia lirica, spiccata da “Di Taras i canti”, che si ispira a lei, Elena, così come è raffigurata, sulle ginocchia della madre Leda, nel cratere a calice apulo a figure rosse, conservato nel nostro Museo Archeologico Nazionale (MArTa): “Elena non tradì. Fu solo un’ombra/ quella che Paride rubò/ e tenne prigioniera./ Io ero altrove. Nascosta da Afrodite./Sono rimasta immobile nel tempo,/ignara del mondo e anche un po’ bambina./ Mia madre invano mi consola,/invano mi culla sulle sue ginocchia:/nella mano sinistra reggo l’uovo nero,/ l’uovo della colpa e della morte”.

Josè Minervini

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