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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 13:58:00

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Il caravanserraglio del trasformismo in salsa jonica

Il Palazzo di città di Taranto
Il Palazzo di città di Taranto

Ennio Flaiano, scrittore, sceneggiatore e giornalista, una delle menti più lucide della cultura del secolo testè trascorso con uno dei suoi famosi e taglienti aforismi volendo fotografare con la sagace ironia che gli era propria la situazione politica in Italia scrisse una volta “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”.

Un apparente ossimoro che però dava impietosamente l’idea della situazione politica italiana dell’epoca. Leggendo della candidatura a sindaco di Taranto di Walter Musillo e vedendo in streaming la conferenza stampa di quella che pomposamente è stata ribattezzata La grande alleanza per Taranto mi è venuto in mente proprio quell’aforisma. Anche a Taranto la situazione è grave, anzi tragica, ma non è per niente seria anzi è ridicola anche se ci sarebbe davvero poco da ridere con i problemi che hanno i tarantini. Nei giorni scorsi all’hotel Salina è andato in scena il fallimento totale del centro destra jonico che, incapace di trovare al proprio interno la quadra intorno ad un proprio candidato, ha costruito un accordo posticcio con il gruppo Patto per Taranto facendo ricorso ad una sorta di commissario esterno pescato nelle file del fuoruscitismo nostrano e individuandolo nel leader di questo fuoriuscitismo dal PD che è Walter Musillo. Insomma è come se Salvini, Berlusconi e Meloni non trovandosi d’accordo sulla premiership chiamassero Massimo D’Alema a rappresentarli e lo eleggessero loro candidato alla Presidenza del Consiglio.

La seconda piece che è andata in scena ieri all’hotel Salina è la saga del fuoriuscitismo da destra, dal centro, dalla sinistra, dal centro destra, dal centro sinistra e chi più ne ha più ne metta. Il risultato un’accozzaglia, un pout pourri di persone dalle provenienze più disparate. La saga dei trasformisti, dei voltagabbana, dei saltimbanchi. Ho seguito con interesse i vari interventi nel tentativo vano di trovare un collante che unisse tutte queste persone. Niente di niente. Idee? Il vuoto pneumatico. Programmi? Manco per niente. Progetti? Neanche a parlarne. Il povero Walter Musillo, davvero un bravo ragazzo che, lo dico con sincero affetto nei suoi confronti mi fa una tenerezza infinita perché non sa in quali casini si è andato a cacciare, è stato rimesso in corsa da un ipocrita passo indietro di Giovanni Gugliotti che, da vecchia volpe, ha capito che per lui non ci sarebbe stata trippa pe gatti ed ha fatto buon viso a cattivo gioco. Bene, Musillo nel suo intervento conclusivo, dopo le giaculatorie di rito sulla forza e sull’unità di questa alleanza tirate in ballo in verità più per darsi e dare coraggio ai fans che reale, ha dovuto ammettere candidamente. “Non chiedeteci quali programmi abbiamo.

Per il momento non ce ne sono. Verranno man mano che andremo avanti”. Al mio paese da sempre un’alleanza politica si è costruisce sulla base di programmi, idee e progetti. Sul palcoscenico del Salina l’unico collante andato in scena è il rancore ripetuto fino alla noia nei confronti del sindaco uscente e nei confronti di Michele Emiliano di cui alcuni tra i leaders del gruppo fanno da scendiletto nel consiglio regionale a Bari. Ma il rancore può essere una linea politica? E perché la candidatura di Musillo è la celebrazione del trasformismo e del voltagabbanismo in salsa jonica? Qui non è in discussione la persona di Walter Musillo, che è certamente persona per bene, ma il degrado politico a cui questa ammucchiata che lo sostiene rimanda. Walter Musillo, già segretario federale del PD, alle ultime elezioni del 2017 inventò e sostenne la candidatura di Rinaldo Melucci a sindaco di Taranto, dallo stesso sconfessato il giorno dopo la sua elezione (da qui il rancore nei suoi confronti mai sopito). Quindi all’interno del PD Musillo non è stato un quidam de populo ma un dirigente importante che, dopo aver sostenuto Melucci fino all’altro ieri, attraverso le dimissioni di 17 consiglieri comunali, ha provocato insieme ad un altro fuoriuscito di centro Massimiliano Stellato anche lui eletto nelle file della sinistra e sostenitore fino all’altro ieri di Melucci, lo scioglimento del Consiglio comunale prima della sua scadenza naturale e la nomina del commissario. Io credo che Agostino De Pretis, l’antesignano del trasformismo storico e lo stesso Arturo Brachetti, lo spettacolare trasformista che in un attimo sulla scena cambia radicalmente abito e personaggio, arrossirebbero di fronte allo spettacolo dell’esaltazione del trasformismo andato in onda nei giorni scorsi all’hotel Salina e ammetterebbero sconsolatamente e con invidia di essere stati surclassati.

Perfino loro si farebbero questa banalissima domanda “Ma come fa un dirigente del PD già segretario provinciale di questo partito a farsi rappresentante del centro destra e per converso come fa il centro destra a farsi rappresentare da un esponente di primo piano del centro sinistra?” La verità è che a Taranto ormai in politica sono saltate regole, valori, idee, culture. Esse sono state sostituite da interessi inconfessabili che si celano dietro l’operazione saldatura del gruppo Patto per Taranto col centro destra dietro la quale pare che ci sia lo zampino dei soliti noti innominabili con la regia del burattinaio Emiliano Mangiafuoco che manovra i suoi burattini e dirige l’orchestra sia a destra che a sinistra. Capisco l’incoerenza, capisco l’esigenza dei riposizionamenti, capisco e giustifico perfino l’ambizione personale ma un doppio e triplo salto mortale con avvitamento da sinistra verso destra e da destra verso sinistra che è all’origine della costituzione di La grande alleanza per Taranto malgrado i miei sforzi non riesco proprio a comprenderlo.

A tutto c’è un limite e questo limite è la decenza. Già perché quello che sta accadendo a Taranto in queste elezioni amministrative è semplicemente indecente. Questa operazione somiglia ad un ircocervo, quell’animale mitologico ibrido per metà caprone e per metà cervo e tradisce un profondo disprezzo per gli elettori e i cittadini di Taranto poiché li si ritiene un gregge di pecore e di minus habentes che si possono portare a spasso in qualunque direzione. Eppure da osservatore disinteressato ed esterno al centro destra che non è il mio campo io sono convinto che nella destra tarantina ci siano persone serie, con un entroterra politico e culturale che non meritano un simile trattamento. Da democratico, socialista riformista e liberale io penso che in una democrazia sia utile anzi necessario il confronto tra una destra e una sinistra serie, coerenti con i loro principi, la loro storia e la loro cultura e che questo sia il sale della democrazia. Quello che non accetterò mai sono le schiere di saltafossi che cambiano posizione politiche da un giorno all’altro mascherate da liste civiche che di civismo non hanno nulla.

Nella destra tarantina, quella dei cittadini, degli imprenditori, degli uomini di cultura, del mondo delle professioni ci sarà pure qualche persona seria, coerente e consapevole del misfatto che si sta perpetrando ai loro danni capace di far sentire la propria voce e di ribellarsi e che pretenda che il confronto avvenga tra persone serie e non fra saltimbanchi e zumbafuesse, termine onnicomprensivo per indicare la malapolitica, che cambiano opinione come cambiano le mutande. “Usque tandem abutere patientia nostra” direbbe Cicerone. Fino a quando abuserete della pazienza del popolo? Non potete pretendere di prenderlo per il naso per sempre con i vostri vaniloqui pensando che possa bersi le idiote giustificazioni che adducete per nobilitare un’operazione di squallida e bassissima cucina politica i cui ingredienti sono solo interessi personali e di gruppo, ambizioni di potere, postazioni di piccolo cabotaggio magari all’ombra di interessi occulti ed inquietanti che guardano alla gestione dei danari del PNRR? La politica ha bisogno di un centro destra serio, affidabile, credibile, che parli di progetti, di programmi e di idee, non di un caravanserraglio dove c’è di tutto e di più, frutto di quanto si è andato raccattando in giro tra scontenti, sfigati, ambizioni personali insoddisfatte, riposizionamenti dell’ultima ora, vendette e ripicche personali. Occorre il ritorno ad una politica seria, recuperare un confronto serio tra persone serie. E questa non è una petizione di principio ma una esigenza non rinviabile perché è in gioco la democrazia. Se questo non sarà le urne rimarranno sempre più vuote e il prossimo sindaco sarà eletto da una minoranza di tarantini con ciò scontando un deficit di rappresentatività il che sarebbe una iattura per questa nostra sfortunata città.

Mario Guadagnolo

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