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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:18:58

Cronaca News

Omicidio stradale, quattordici anni per una sentenza

foto di L'avvocato Gianmarco Cesari
L'avvocato Gianmarco Cesari

Tantissime udienze, dieci testimoni e soprattutto 14 lunghi anni: questi i numeri di un caso giudiziario arrivato alla definizione in primo grado ad un passo dalla scadenza dei termini di prescrizione. Lungo ed accidentato il percorso processuale, pesantissimo per i familiari della vittima, costituitisi parte civile e assistiti dall’avvocato Gianmarco Cesari, del foro di Roma. “Abbiamo rischiato seriamente che il caso andasse in prescrizione”.

Il legale si esprime così, dopo la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Taranto. Il riferimento è all’incidente stradale verificatosi il 7 luglio del 2007, a pochi chilometri dall’abitato di Ginosa sulla via che porta alla vicina Laterza, costato la vita a Carlo Passarelli. “Questa volta non si tratta del solito ritardo dovuto alle lungaggini della giustizia penale italiana. C’è stato purtroppo qualcosa in più. Ci sono voluti 14 anni perché si giungesse ad un epilogo, al termine di un iter processuale a dir poco travagliato, la cui prima parte è stata caratterizzata da un’interpretazione della realtà a dir poco opinabile e da errori tecnici”. “Lo scontro, fatale per il giovane deceduto sul colpo, è avvenuto nella notte – afferma il legale ricostruendo l’accaduto – La vittima procedeva a bordo di una Fiat Bravo sulla ex 580, quando è avvenuto il tragico impatto con una Opel Astra che proveniva da una strada poderale. Poi un secondo incidente, questa volta frontale, con un’altra vettura”.

L’avvocato Cesari ha assunto la difesa nel 2016, momento in cui la vicenda giudiziaria, giunta dopo dieci anni in Corte di Appello, è ritornata al punto iniziale, a causa dell’omessa celebrazione dell’udienza preliminare, “come in un gioco dell’oca certamente estenuante per i familiari della vittima sempre presenti in aula di udienza, a differenza dell’imputato mai comparso davanti al Giudice.” “La vicenda – sostiene l’avvocato Cesari – era stata ricostruita su basi che io ho dimostrato non corrispondenti alla realtà dei fatti. Al momento del sinistro, i carabinieri intervenuti sul posto hanno ricostruito una dinamica dell’accaduto secondo cui l’Opel Astra era in fase di sorpasso, al contrario di quanto testimoniato dalle persone che occupavano la Micra che veniva in direzione opposta, per cui il mezzo usciva dalla via secondaria. In quella circostanza inoltre, non sono stati sentiti i tre amici di Passarelli che erano nella vettura dietro la sua auto e che si erano fermati per prestare un immediato soccorso.

“Ma si è trattato solo di una delle tante anomalie” ha proseguito l’avvocato Cesari. Poi una serie di circostanze che non hanno persuaso più di tanto il legale di parte civile, a partire da un sentenza che faceva seguito ad un patteggiamento accordato dal Pm ma non dal Giudice, che eccepiva la prescrizione del reato di omicidio quando erano stati già raddoppiati i termini di prescrizione, “per passare alla consulenza tecnica d’ufficio civile divenuta consulenza tecnica di parte dell’imputato, e per finire con il processo civile in parallelo senza che vi fosse stata la rinuncia alla costituzione di parte civile nel processo penale”.La vicenda giudiziaria ha concluso il suo primo grado con una sentenza a un anno e sette mesi per omicidio stradale, per omissione di precedenza a carico del conducente della Opel Astra con un concorso di colpa minoritario per il Passarelli che evidentemente non ha rallentato in prossimità dell’incrocio.

“Verità dopo mille ostacoli, cambi di giudice e ritardi inammissibili con violazione della dignità delle vittime e delegittimazione della giustizia”. Soddisfazione da parte dell’avvocato Cesari ma anche amare considerazioni su tutto ciò che può influire sullo svolgimento fluido e regolare del processo, orientato ovviamente alla ricerca della verità. “In casi come questo, il rischio serio è rappresentato dalla seconda vittimizzazione dei familiari a causa di una grave indifferenza burocratica”. Al tragico evento si aggiunge così la sofferenza che fa rivivere il lutto attraverso ciascuno step procedimentale. Più è lungo e complicato il cammino, più è pesante da vivere. Si è vittime di un fatto prima, si soffre nuovamente poi a causa di una sorta di “aggressione emotiva” per effetto di una giustizia il cui funzionamento non sempre lascia soddisfatti. “E’ accaduto a Taranto – conclude l’avvocato Cesari – e mi auguro che non si verifichi mai più”.

Deborah Notarnicola

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