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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 12:56:00

Cronaca News

Mar Piccolo, prima del Parco bisogna fare i “parchisti”

Veduta aerea di Mar Piccolo e Mar Grande
Veduta aerea di Mar Piccolo e Mar Grande

In merito alla proposta di legge in Regione Puglia per l’istituzione del parco regionale del Mar Piccolo di Taranto, fermo restando l’assoluta necessità di mettere alfine sotto tutela un territorio preziosissimo e ricco di microambienti diversificati ( una volta anche ricchissimo di biodiversità, oggi dobbiamo difendere quel che resta…), desidererei fare alcune considerazioni, in linea con quelle che già evidenziai nella mia “Relazione sulla Entomofauna del territorio della Palude La Vela” sul Mar Piccolo di Taranto, A Liviano che aveva propugnato con rinnovato fervore l’istituzione di un parco per il Mar Piccolo al fine “di dare centralità all’uomo, restituendogli la dignità del lavoro” (parole Sue…), e vuol giustificare la realizzazione di un’area protetta soprattutto al fine di promuovere le attività di mitilicoltura in uno a quelle agricole tradizionali ( e solo quelle a quanto sembra…) risponderei che questo è ancora un modo un po’ “miope” di guardare al futuro di un’ area che si vuol mettere sotto tutela, pur garantendo naturalmente l’espletamento delle attività economiche lecite e ecologicamente sostenibili di chi lavora su questo nostro mare interno.

La vera “centralità” oggi dovrebbe essere costituita dagli inestimabili benefici che derivano dal normale funzionamento degli ecosistemi naturali, come un clima favorevole e stabile, un suolo fertile, acque pulite, e soprattutto la diversità dei viventi cui ancor oggi la politica e la nostra civiltà tecnologica non assegna il giusto valore, media compresi! Tuttora inascoltati, scienziati di tutto il mondo propongono un “Accordo Globale sulla Natura”, perché una natura rigogliosa è essenziale alla vita sulla Terra, la stessa sopravvivenza dell’uomo dipende da una serie di delicate interazioni col mondo naturale : oggi gli ecosistemi naturali, il Mar Piccolo di Taranto compreso, hanno perso il loro equilibrio proprio sotto la pressione delle innumerevoli attività umane, la grande industria, pesticidi sui campi, svariati inquinanti, plastica nel mare, motoseghe, incendi nelle nostre macchie e nei nostri boschi, a tal punto da far dire all’ecologo E. Mayr che “guidiamo astronavi con la mentalità d’un cavernicolo”, espressione che la dice lunga sulle sensibilità ambientali dell’uomo moderno e inurbato.

Notizie veramente allarmanti dal mondo della scienza, come quella che le specie viventi si stanno estinguendo con un ritmo addirittura 1000 volte più veloce di quello che natura disporrebbe, non avrei mai voluto leggerle: lepidotteri, coleotteri, imenotteri, ditteri impollinatori, api e bombi, più del 40 % delle specie d’insetti sono attualmente in declino, e più d’un terzo è in pericolo con un tasso d’estinzione che si stima 8 volte più veloce rispetto ai vertebrati… ma noi umani si continua a far la nostra “vita” come niente fosse. Sperando con tutta l’anima che tali stime siano eccessive, anche noi microfaunisti stiamo constatando che cambiamenti climatici, deforestazione, consumo di suolo e urbanizzazione stanno ponendo seri limiti al ruolo degli insetti nella impollinazione e trasformazione della materia organica, si parla addirittura di danni alla loro fertilità! Alla luce di quanto precede, penso che la maniera migliore di procedere sia di dare “centralità” ad un robusto cambio di passo culturale nei confronti di chi dovrà vivere nel parco e del parco, stimolando finalmente la “bioempatia” nei cittadini e nei fruitori, la capacità, cioè, di considerare le cose anche dal punto di vista della natura, affinché tutti, proprio tutti e partendo dalle scuole, si prenda coscienza di quei processi e di quelle condizioni degli ambienti naturali che rendano possibile la vita e la salute di singoli organismi viventi quali noi siamo; questo per evitare che, specie in un parco che Dio comandi, aria, acque e suolo vengano ulteriormente compromessi dalle varie forme d’inquinamento che andiamo a tutt’oggi praticando senza occuparcene eccessivamente…come se fosse la normalità! Come è accaduto e accade ancor oggi, purtroppo, al nostro magico, stupefacente, generoso Mar Piccolo di Taranto e al mitico Galeso, fiume “icona” di tutti i tarantini Solo a queste condizioni e non prima, caro Liviano, cari mitilicoltori, molluschicoltori e agricoltori, ma soprattutto cari concittadini e turisti, potrete diventare a pieno titolo “i primi custodi del territorio e del paesaggio” (sempre parole Sue…). Parole che comunque condividiamo, ma solo alle già citate condizioni.

Valentino Valentini

1 Commento
  1. martino 1 settimana ago
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    A pochi metri del mostro “Acciaierie d’Italia che agricoltura biologica si può praticare ? Che maricoltura sana si può sviluppare ? In realtà sono state ammazzate le pecore con il latte carico di diossina e con la conseguenza dell’emissione di una circolare regionale di divieto di pascolo nel raggio di 20 Km. dalla ex Ilva. Per non dire altro !

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