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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:24:05

Cultura News

Fabio Gioiosa e la sua raccolta “Scintille di versi”

foto di Fabio Gioiosa
Fabio Gioiosa

L’autore di cui oggi svisceriamo la produzione, è un lombardo nato a Milano. Nella sua prima raccolta di poesie dal titolo “Scintille di versi”, indaga il proprio percorso intimo. Scruta sé stesso e i propri sentimenti. Nei suoi versi fotografa il proprio vissuto. Si interroga sulla società, che ha per un attimo abbandonato, lasciandosi andare a considerazioni riguardo diversi argomenti, categorie e… emozioni. Con quale esito letterario? La risposta è intrinseca nella domanda: il risultato è certamente positivo. C’è da dire subito che le sue liriche, per il linguaggio sintetico e scarno, sono poesie lineari. Sono versi in cui domina un uso di elementi grammaticali e di una sintassi libera.

L’intera raccolta dimostra una notevole ricerca e un importante studio sul linguaggio comprensibile a tutti in cui non manca quel rapporto empatico tra poeta e lettore che sta, o dovrebbe essere, alla base della scrittura. Il volume di Fabio Gioiosa, edito da G. C. L. edizioni di Pulsano (Ta), inaugura la collana editoriale denominata “Persone&Parole” diretta da Benedetto Ghielmi il quale, nella sua analisi testuale, così descrive in prefazione la produzione dell’autore: “Il poeta Fabio Gioiosa è un viaggiatore: egli ci conduce lungo il viaggio della sua crescita e ci riporta alla sua giovinezza, periodo nel quale si è manifestata in lui l’esigenza di comunicare, di esprimere al mondo l’universo che gli appartiene e che doveva portare fuori da sé. Un processo di liberazione catartica per poter vivere con la giusta leggerezza questo tratto di esistenza terrena. L’autore ci introduce alla silloge con alcuni componimenti quasi ingenui ma, sostanzialmente, testimoni di una questione essenziale: la poesia non è solo appartenente a livelli accademici ma, nondimeno, riguarda la gente comune che vuole trovare, per mezzo di essa, la via per esprimersi e liberare le proprie suggestioni interiori. Un percorso di vita e maturazione nel quale il lettore diviene, attraverso i versi, spettatore.

Lo scrittore, così come colui che si approccia alla lettura, cresce reciprocamente in un cammino immaginario in cui andare alla ricerca del significato e del senso dell’esistenza. I componimenti si fanno, con il procedere delle pagine, sempre più consapevoli e maturi. La poesia non appartiene solamente ad una fase o età della vita ma può essere praticata dall’infanzia sino agli anni che volgono al tramonto della stessa. Il poeta Gioiosa, nel suo percorso, si è interfacciato con le emozioni, con i sentimenti e con le rose e le spine. Tutto questo ha accompagnato la sua evoluzione e crescita umana e… stilistica.” È come se l’autore confessasse al lettore l’universo osservabile. Universo che, oltre ad essere il proprio sentire, diviene il sentire altrui. Chi fa poesia, o la legge, può soltanto prenderne atto. I versi di Fabio Gioiosa esplorano tracce che egli semina tra le sue pagine facendone sentieri. Colui o colei che si appropinqua alla lettura può interpretarli secondo il proprio vissuto, secondo il proprio stato d’animo, secondo il proprio sguardo. Perché se è vero che “lo sguardo determina la parola” per chi scrive, lo stesso accade per chi la legge. Seguire i sentieri versali del nostro poeta è un ristoro per l’anima perché vi si trovano in essi tracce di sé, come dovrebbe essere sempre quando si parla di poesia, anche quando l’unico approdo possibile appare il silenzio. Perché si sa, i silenzi non sono tutti uguali e magari ha ragione José Saramago quando sostiene: “Forse solo il silenzio esiste davvero”. Per comprendere il silenzio dei versi di Fabio Gioiosa serve un percorso a volte doloroso, talvolta intimo, altre volte liberatorio. Si tratta di una poesia legata a tematiche esistenziali in una dimensione lirica, nella sua linearità, mai convenzionale ed estranea ad ogni atteggiamento stilistico difensivo. L’autore riempie i versi di sé, si muove alla ricerca del proprio posto in un mondo e in un tempo che non si può e non si sa ritrovare nell’insopprimibile necessità di comunicare, di far sapere che esiste.

Gian Carlo Lisi

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