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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

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Le relazioni tra corpo e anima

Le relazioni tra corpo e anima hanno sempre affascinato. Per la filosofia medievale il corpo era la prigione da cui l’anima doveva evadere per raggiungere la salvezza. L’immagine negativa del corpo delle origini del Cristianesimo, certamente estranea – si badi – al Vangelo, perpetuata nella cultura medievale e rappresentata dalla donna come icona della negatività, perdura oltre l’abbrivio della Modernità, e sarà prima con l’Umanesimo italiano soltanto rivista eppoi con l’Umanesimo europeo proposta un’altra visione del corpo, finalmente positiva, che nasce dal recupero della lectio degli auctores antichi. In un testo di qualche anno fa (Lo strano ordine delle cose, 2018), António Damásio aveva riabilitato esplicitamente i sentimenti e la coscienza, ridimensionando il ruolo del cervello come agente razionale giustapposto a un organismo relegato quasi a mero esecutore di funzioni. E in Sentire e conoscere, tr.it., Adelphi, Milano 2022 riprende con forza la sua tesi. Indubbiamente affascinante, ma anche con non poche domande, senza risposte.

La tesi del neurobiologo portoghese poggia sul concetto di omeostasi, la capacità di rimanere intrinsecamente in equilibrio nell’ambiente. Da cui il noto imperativo omeostatico che strutture e processi neurali e non neurali non si accontentano di essere contigui, ma formano una “partnership continua” e interattiva. Mente e corpo sono uniti. Il cervello è un organo tra gli altri, in continua interazione con i processi neurali e non neurali all’interno di un corpo che esiste in un mondo popolato da altri corpi. Una stretta relazione esiste tra cervello e corpo, sia dal punto di vista della esterocezione, la percezione di ciò che accade fuori di noi, che da quello della enterocezione, la percezione di quello che accade dentro il nostro corpo. Questo radicale movente all’adattamento (e all’evoluzione) l’abbiamo ereditato dai primi organismi monocellulari, dotati di sensori che hanno permesso loro di adeguarsi e di sopravvivere, prima in unità elementari e poi in organizzazioni collaborative più complesse, sviluppando strutture senzienti più sofisticate, fino ai veri sistemi nervosi.

Sistemi mai svincolati dall’originario scopo di mantenimento dell’omeostasi, che da imperativo per la sopravvivenza cellulare si è riverberato fino a promuovere l’organizzazione sociale e la nascita della cultura. In questa visione le funzioni superiori della corteccia cerebrale sono debitrici nei confronti degli input omeostatici provenienti dal resto dell’organismo sotto forma di messaggi nervosi, e non solo. Messaggi, questi, che danno luogo a immagini interne e creano le premesse per la costruzione di immagini esterne. C’è un mondo antico dentro di noi, quello degli organi interni, il cui stato descriviamo in termini di benessere, malessere, dolore, piacere. Sensazioni che non possiamo trascurare perché cruciali per la vita e per la mente. Le immagini che ne derivano sono le componenti nucleari dei sentimenti. Il mondo interno e il sistema nervoso formano un complesso interattivo sul mondo interno e il sistema nervoso formano un complesso interattivo su cui s’innesta la memoria, il cui flusso traduciamo in linguaggio. Ed esiste un mondo mentale parallelo che tiene per mano tutte queste immagini: è quello degli affetti, dove scopriamo i sentimenti che accompagnano le immagini che prevalgono nella nostra mente. La comparsa delle culture ha avuto probabilmente origine nella macchina degli impulsi, delle motivazioni e delle emozioni. Ha operato un vero salto nel “caos” della letteratura scientifica sulla coscienza, insistendo sul fatto che il dibattito è deficitario rispetto al ruolo incarnato dalle emozioni: il cosiddetto embodiment (l’incorporamento della mente o la teoria della mente incarnata nel corpo come si voglia dire) ha superato i limiti della scienza cognitiva di prima generazione che trattava la mente come un dispositivo computazionale separato dagli affetti e dalle emozioni epperciò dal corpo. Il corporeo è associato al “basso”, al naturale, all’emotivo, al “femminile”; la mente è, al contrario, alta, spirituale, priva di passioni, “maschile”. È il motore del dualismo occulto mente/corpo che anima ancora gran parte della ricerca del settore.

Cosimo Laneve

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