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19 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 19 Maggio 2022 alle 06:24:05

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Marti: «La nostra amministrazione avrebbe fatto una nuova ordinanza»

foto di Fabiano Marti
Fabiano Marti

«Due anni fa, con dati molto simili a quelli registrati in questi giorni dalle centraline Arpa dopo il riavvio di AFO4, l’allora sindaco Rinaldo Melucci firmò l’ordinanza di chiusura delle fonti inquinanti. Oggi, fossimo stati ancora in carica, lo avrebbe certamente rifatto». Lo afferma Fabiano Marti, ex vicesindaco e assessore comunale alla Cultura.

«Dal commissario prefettizio non possiamo aspettarci un’iniziativa di questo tipo: non perché non ne abbia le prerogative, ma perché lui stesso dichiarò a inizio mandato che un Prefetto non deve entrare in conflitto con lo Stato. Lo stesso che è tornato a essere socio dello stabilimento, lo stesso Stato che ha cancellato gli effetti dell’ordinanza attraverso una sentenza del Consiglio di Stato. Tra gli altri ingenti danni, quelle 17 firme hanno privato la città di quel potere di opposizione, di quella agibilità politica che solo poco tempo fa aveva prodotto il risultato dell’ordinanza. Altro che indipendenza decisionale da Bari o da chissà chi altri: quei politicanti hanno consegnato Taranto alla peggiore delle sudditanze istituzionali.

Contro i dati comunicati da Arpa a Comune, Asl e Ispra, chi si solleverà? I 17 proveranno a raccogliere altre firme, visto che sono bravi a fare solo quello? Racconteranno ancora che la decarbonizzazione è una favola? Non lo è – evidenzia Marti – dobbiamo insistere affinché il Governo orienti le sue scelte e i suoi investimenti in questa direzione, affinché la produzione sia sottoposta a un preciso accordo di programma che tuteli la città e all’introduzione di una valutazione preventiva del danno sanitario: non ci sono altre strade».

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