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17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cronaca News

Il Museo delle tradizioni popolari tarantine verso lo smantellamento

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Il Museo delle tradizioni popolari tarantine verso lo smantellamento

E’ possibile che venga smantellato e disperso il museo delle tradizioni tarantine realizzato in tanti anni di lavoro e di impiego di cospicue risorse da Pietro Solito (confratello di diversi sodalizi, nella sua villetta a Lizzano, in via Piersanti Mattarella 22. Questo, a causa del prossimo trasloco in una casa senza gli spazi necessari ad ospitare la collezione. E sarebbe veramente un peccato perdere queste preziose testimonianze di storia tarantina, attualmente esposte nell’ampio garage della villetta, in un suggestivo allestimento.

Appena entrati, l’attenzione è attratta dalla processione dell’Addolorata. Racconta Solito: “A questa processione sono legati i miei ricordi d’infanzia, degli anni in cui abitavo in largo San Gaetano. Lì, alle prime ore del Venerdì Santo attendevo, affacciato alla finestra, l’arrivo della Madonna che entrava per una breve sosta nella chiesetta davanti casa mia. Questo accadeva fino al ‘55. Poi l’itinerario cambiò. Ma non è mai mutato il mio attaccamento alla Settimana Santa: quando ero militare preferivo prendermi le ferie in questo periodo piuttosto che d’estate”. La rappresentazione della processione della notte di Giovedì Santo è ambientata nel suo scenario naturale: il pendio San Domenico, con i palazzi ricostruiti in compensato, con le insegne di negozi che non ci sono più. Su tutto svetta la maestosa facciata della chiesa di San Domenico, in legno pieno; affianco alla scalinata ci sono persino le postazioni dei cameramen delle televisioni private.

C’è anche la torre dell’orologio (quest’ultimo funziona veramente). Il movimento della processione è affidato al motorino di un girarrosto mentre l’ondeggiare del troccolante a quello di un tergicristallo”. Altrettanto accurata è la rappresentazione dei Misteri, la cui processione si stende per l’intera via D’Aquino, fino a piazza Immacolata al cui centro è stata riprodotta l’aiuola con le palme,. Fin nei minimi dettagli è stata ricostruita la chiesa del Carmine (dal cui portone s’intravede il “sepolcro”), con gli angeli della facciata su piazza della Vittoria, realizzati appositamente a Roma. In piazza, in prima fila, anche le sedie a rotelle dei disabili. Le insegne dei negozi riproducono con esattezza quelle originali, come i lampioni recanti lo stemma della città.

Perfino la pavimentazione stradale è stata realizzata in scala. Da notare l’”aggiornamento” all’angolo con via Giovinazzi, dove un istituto bancario, con tanto di sportello bancomat, ha preso il posto dell’indimenticata “La Sem”. Anche questa processione è mobile. Complessivamente nelle due processioni sono esposte circa cinquecento statuine: quelle dei confratelli provengono dal negozio di Mazzarano in via Principe Amedeo mentre quelle raffiguranti i devoti lungo il pendio e le pie donne dietro la Madonna sono stati acquistate a Grottaglie. In un angolo della sala, una maestosa rappresentazione di un altare della reposizione, “il “sepolcro”, che cambia ogni anno, assieme a due manichini che raffigurano i “troccolanti” dell’Addolorata e del Carmine. Da ammirare, ancora, la cappella dell’Addolorata in San Domenico con un “sepolcro” in stile spagnolo e la statua di Gesù Morto) e la Via Crucis della confraternita di Santa Maria di Costantinopoli. Successivamente l’attenzione si sposta su una incredibile e colorata realizzazione presepistica ambientata alla “Marina”, in via Garibaldi, dove si svolge la processione natalizia de “U Bammine curcate”.

Sui marciapiedi, decine di statuine, tutte dipinte a mano, fanno ala al colorato corteo dei confratelli della Trinità. Scorrono i palazzi che vanno da via Cariati alla Vianuova, dove sono le colorate bancarelle del mercatino (attualmente alla discesa Vasto). Le insegne raccontano di esercizi commerciali, scomparsi o ancora in attività: Nanino Secondo, la salumeria Basile, il barbiere, il tabaccaio Ricchiuti, il bar di Mazzarrisi, la trattoria “Da Sumaràre” (famosa per la carne di cavallo cotta nei pentoloni colmi di sugo, perennemente posti a bollire) e la tappezzeria del papà di Solito (anche se, in verità, il laboratorio era ubicato in via Duomo angolo vico Sant’Agostino). Molte finestre degli edifici sono illuminate e all’interno s’intravede l’arredamento delle stanze. Dall’altro lato di via Garibaldi, le nasse dei pescatori e le barche ormeggiate alla banchina. Poco distante, un gregge di pecorelle precedute dal pastore. E c’è perfino la Sacra Famiglia, che trova posto nella chiesa di San Giuseppe, fra i fedeli che affollano i banchi. Poi il visitatore è colpito da una grande rappresentazione del castello aragonese: qui la Natività è disposta sulla scalinata che dall’ampio cortile porta alla banchina.

E c’è anche il “presepe pasquale”, consistente nella rappresentazione della Passione e Morte di Nostro Signore, seguendo letteralmente i testi biblici. S’inizia con la scena del processo a Gesù nel cortile del palazzo pretorio, meticolosamente ricostruito da Solito. Quindi, dopo la condanna, ecco il Signore caricato della pesante croce nell’incontro dapprima con la Veronica, che gli terge il volto penosamente insanguinato con un panno, e poi con il Cireneo, di ritorno dalla campagna, cui la soldataglia impone di aiutare a portare il patibolo fino al Calvario, dove avverrà la crocifissione. Il supplizio si consuma mentre due soldati tirano a sorte con i dadi sulla sua tunica e il centurione Longino infligge il colpo di lancia al costato di Gesù. Ai lati di quella del Redentore sono innalzate le croci dei due malfattori, le cui ombre si disegnano lugubremente sul muro, fra effetti che riproducono tuoni e lampi. Tutto è dolorosamente coinvolgente. Ma anche nella rappresentazione la morte non ha l’ultima parola. Infatti la grande pietra circolare appare spostata dall’accesso del sepolcro, mentre il sudario insanguinato, la Sindone, giace per terra. Gesù risorto appare trionfante in alto fra le nubi. In un altro angolo della sala appare la processione a mare di San Cataldo che passa sotto il ponte girevole: volendo, se ne può attivare l’apertura attraverso un interruttore. Completano l’esposizione le riproduzioni in scala di palazzo di città e di quello del governo.

Nonostante l’ubicazione in provincia, l’allestimento riceve frequenti visite durante tutto l’anno, soprattutto da parte degli aderenti delle confraternite cittadine. Molti di quei reperti, inoltre, sono stati esposti nelle rassegne specializzate svoltesi in Città vecchia e in alcune chiese, in occasione delle ricorrenze pasquali e natalizie. Pietro Solito avrebbe voluto che l’intera esposizione trovasse collocazione definitiva in uno dei locali in Città vecchia restaurati del Comune. Chissà che con la prossima amministrazione comunale la sua legittima aspirazione possa trovare compimento. Le ultime visite al museo delle tradizioni popolari si possono prenotare tramite messenger della pagina facebook di Pietro Solito

Angelo Diofano

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