x

17 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 17 Maggio 2022 alle 21:48:00

Cultura News

«Voglio mantenere vive le radici tra generazioni»

foto di Angelo Mellone
Angelo Mellone

«Questo monologo ha un tema fondamentale: la concatenazione della memoria tra generazioni. In un mondo orizzontale, piatto, nel quale non c’è più una strutturazione storica, la catena tra generazioni si spezza e allora tante memorie andranno disperse». Angelo Mellone questa fiamma della memoria vuole tenerla accesa e allora prova a immaginare di raccontare se stesso e le proprie radici ai suoi tre figli.

L’ambientazione: un muretto sul lungomare di Castellaneta Marina, autunno. E da qui si dipanano quelle radici che il padre vuole lasciare in eredità ai suoi figli. È intorno a questo bozzolo di relazione autunnale tra padre e figli che si sviluppa “Questo solo ti posso dare”, il monologo che Mellone porta in scena stasera martedì 29 marzo al Fusco. Un lavoro che va idealmente a chiudere quella meditazione poetica cominciata con Addio al Sud e poi proseguita con Acciaio Mare e Meridione a rotaia. «Mi sono chiesto: cosa posso fare per non ssere dimenticato? La risposta non me la sono ancora data, però ai miei figli, che non sono di Taranto, ma che hanno imparato ad amare il Sud, posso lasciare quello che penso e le mie radici, la memoria che ho ereditato e le mie esperienze». Il muretto sul mare d’autunno è solo un luogo ideale: «Sì, cosa c’è di più profondo e nostalgico del mare d’autunno? Non c’è gente, non c’è confusione e ci sono il tempo e il silenzio per parlare di cose importanti».

«L’idea – spiega Angelo a TarantoBuonasera – mi è venuta guardando una foto di qualche anno fa in cui i miei figli sono di spalle, poggiati sul muretto a guardare il mare. Con loro ho parlato tante volte, sentono questo mio trasporto per questa terra e il senso di appartenenza». Il tono di questo lavoro è più pacato rispetto alle prime orazioni civili di Mellone che Alessandro Leogrande aveva definito come “sudismo nazionalista”. «Non ero d’accordo con lui su questa definizione, comunque oggi lo sguardo è più sereno, più riflessivo». E Taranto lo fa arrabbiare ancora? «Taranto mi fa arrabbiare sempre, ma la rabbia è un sentimento amorevole perché sgorga quando a qualcosa ci tieni, la ami davvero. Oggi però con Taranto ho un rapporto più pacificato. Quello che avevo da dire l’ho detto». Taranto su Mellone esercita un richiamo ancestrale. Non a caso, da quel muretto sul lungomare di Castellaneta Marina, uno dei suoi luoghi del cuore, Angelo e i suoi ragazzi volgono lo sguardo ad oriente, verso la città che lo ha visto nascere, che lo ha tormentato e che resta sempre una sua meta esistenziale. «Voglio tornare a morire nel luogo in cui sono nato. Forse, anche con questi lavori, mi sto costruendo un ponte onirico per prepararmi a tornare qui. I miei figli capiranno tra qualche anno quello che ho scritto. In fondo con questo monologo ho scritto a me stesso». Stasera sul palco insieme ad Angelo Mellone ci sarà il chitarrista Salvatore Russo.

Immagini confezionate dal regista Giuseppe Carucci. Inizio ore 20. Ingresso gratuito su prenotazione da fare su eventbrite https://taranto-questosolotipossodare-angelomellone.eventbrite.com).

Enzo Ferrari
Direttore Responsabile

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche